martedì 22 settembre 2015

Capitolo 29: Tears

Ero di guardia in pediatria.
Inizio col dire che io DETESTO le guardie di pediatria. E ciò non significa che io odio i bambini, bensì che odio i genitori che hanno già sei figli e ancora non sanno che fare quando il pargoletto ha il raffredorino o la diarreina. E me lo portano a me al pronto soccorso.
Ma vabbè fortuna che ci sono alcuni bebè cicciotelli che visitarli è un piacere [mood occhi-a-cuore: on].

Questo grazioso preambolo non c'entrava niente, comunque.

Come ogni guardia, anche questa inizia con la consegna: i vari medici si riuniscono attorno a un tavolo e quelli che escono dal lavoro raccontano i pazienti a quelli che entrano. Io ero uno di quelli che entrava e, insieme a me, entrava anche una giovane dottoressina, con la faccia da bimba monella, con le lentiggini e con una voce dolcissima da adolescente.
Mentre ci raccontano i pazienti, io la guardo e mi dico che sì, la conosco: devo averla vista già in una guardia precedente.
Chiede un'informazione su di un paziente: la sua voce mi colpisce, è molto particolare e, sinceramente, non riesco ad associarla a nessuna delle specializzande di pediatria con cui ho già lavorato.

Quando, d'improvviso, mi ricordo: lei l'ho conosciuta due anni fa, quando era ancora una studentessa e io ero uno specializzando al secondo anno che stava facendo una rotazione in psichiatria. Lei era la "mia" studentessa, quella che mi era stata assegnata.
Era la ragazza dolcissima che alleggeriva la mia paura ad affrontarmi da solo in un ambulatorio con alcolisti, depressi e quant'altro; una personcina meravigliosa con cui ridevo nelle pause e con cui si parlava e ci si confrontava.
E poi niente, il suo tirocinio finì, e io ho continuato a vedere altri pazienti per un altro mese. Ci salutammo, ringraziandoci a vicenda per il bel tempo passato assieme, pensando che nell'immensità di quell'ospedale, nelle sue giornate piene di libri, nelle mie piene di lavoro (e ragazzi) e nella miriade di viuzze di Madrid, difficilmente ci saremmo potuti ritrovare.

E ora eccoci qui di nuovo uno di fronte all'altra. Ci sorridemmo e come un flash ci riconoscemmo, ricordandoci i momenti divertenti di due anni fa.

Finisce la guardia, ci salutiamo, e ciò che mi dice al lasciarci è stato un pugnale che ha squarciato un telo nero che tappava una finestra che dava su un paesaggio assolato: "Ci siamo reincontrati... è stato forte! Io al primo anno di specializzazione e tu... wow, all'ultimo!"

All'ultimo.Sto finendo.
Cosa provo?
Paura, felicità, voglia di finire ma di non finire mai, anche se in fondo chi è che veramente finisce? Finisco di studiare, finisco di crescere, finisco di cambiare, di migliorare, finiscono le mie amicizie, finisco di faticare? Dovrei mettere dei punti interrogativi alla fine di ognuno di questi "finisco"? O forse qualcuno può essere una affermazione? E cosa voglio davvero? Che finisca o no?
Cosa provo davvero?

Esco dall'ospedale, vado verso la metropolitana, scendo le scale mobili. Una ragazza, nelle scale mobili che salgono, mi vede: spalanca gli occhi, mi sorride e mi saluta chiassosa e felice come sempre lo è stata: la riconosco subito, era la studentessa che entrò a fare il tirocinio in psichiatria dopo l'altra ragazza che avevo visto durante la guardia. Una ragazza adorabile pure lei, sempre allegra, sempre educata.
Mentre io scendo le scale e lei le sale, mi chiede come va e mi dice che è felice perchè ormai è all'ultimo anno di università. Ci salutiamo con la mano, ormai siamo lontani e non la sento più molto bene, altre parole sarebbero poco efficaci, meglio farsi raccontare quello che prova dal suo sorriso contagioso.

All'ultimo anno, anche lei. Lei dell'università, io della specializzazione, e l'altra ragazza ancora al primo anno della specializzazione.
Si finisce e si inizia in un circolo continuo, andando a cacciarsi chissà dove, chissà se con qualche consapevolezza, chissà se il gioco di cambiare sempre vale la candela, chissà se...

Arrivo alla mia fermata, esco in strada.
Ho la piacevole ma inaspettata e imbarazzante sensazione di dover piangere.
Trattenersi è davvero difficile, inizio a singhiozzare in silenzio, asciugandomi le lacrime mano mano che si affacciano alle mie ciglia, mentre cammino verso casa, facendo attenzione a che i pochi passanti che incontro non possano vedere i miei occhi arrossati.

Ho pianto perchè sto finendo un percorso, e fino all'altro ieri avevo l'impressione di aver buttato tempo.
Ho pianto perchè diversi medici dell'ospedale mi hanno detto che sperano di rifare una guardia con me, che lavoro molto bene ed erano a loro agio.
Ho pianto perchè una studentessa di medicina si ricorda di me e ha apprezzato i momenti che ha passato con me.
Ho pianto perchè una giovane specializzanda la pensa come la pensa la studentessa di medicina.
Ho pianto perchè qualche mese fa un altro giovane specializzando si ricordava di me da quando era studente, e si ricordava pure del mio nome ed era contento di rivedermi, anche se io non mi ricordavo minimamente chi era.
Ho pianto perchè era da tanto tempo che non mi sentivo un essere umano, e non speravo che questa sensazione me la potessero far provare delle altre persone, stessi appartenenti alla stessa specie animale che mi ha fatto soffrire.

Non ho smesso di stare male e credo che non smetterò mai di farlo, ma questa mattina ho pianto di felicità.

K.I.S.S. (Keep It Simple, Stupids)



martedì 8 settembre 2015

Capitolo 28: Emotions (un po' Mariah Carey, un po' Battisti)

Cara blogosfera,
non so cosa sia successo.
Mi ricordo che un giorno ho semplicemente deciso di staccare. Avevo trovato (cosí, senza volerlo, in forma rapida e indolore), una stabilità; una sensazione di essere cresciuto mi aveva preso e strapazzato e avvolto. Il lavoro, gli amici, la vita sentimentale: tutto aveva preso il ritmo di una routine chiara e definita.
Alta deviazione standard: addio, altolà al sudore, niente pià colpi di testolina calda; "D'ora in avanti, solo scelte ponderate e ben pensate", mi dicevo.
E la necessitá di un blog, di raccontarsi, di sfogarsi con qualcuno senza timore ad essere giudicati, protetti da un anonimato, se n'era andata. Guardavo indietro, a quei bellissimi anni passati a scrivere e confrontarmi, con un affetto immenso, ma come una tappa chiusa della mia vita. BEN chiusa.
E poi, che senso ha in questi anni un blog?
È incredibile come non ne sia più nessuna necessità, al giorno d'oggi: facebook, twitter, instagram... un vorticoso postare di brevi informazioni, ariose frasi, eteri pensierini, tante colorate farfalline che si mettono in rete, senza dar troppo peso alla forma, alla sostanza. La foto di un attrezzo da palestra ha lo stesso valore di un piatto di penne al sugo, un cuadro di Raffaello o il capitolo di un libro di Proust, nell'universo dei social degli anni '10.  La meravigliosa democratizzazione delle piattaforme virtuali, con il rischio di correre verso l'erotizzazione del nulla.
Un blog è oggi un vetusto metodo di comunicazione, è come fare le tagliatelle in casa quando dietro l'angolo hai un McDonald. e tu stai morendo di fame.

E invece.

Non so cosa sia successo.
Sarà che l'alta deviazione standard è aumentata, sarà che tanto stabile la mia vita in fin dei conti non è piú (o non lo è mai stata), però oggi ho voluto scrivere ancora. Non ho necessità particolari di nascondermi, oggi ho amici con cui posso parlare di tutto e che sanno perfettamente chi sono, peró voglio scrivere qui.
Perchè nella parola scritta, nello sforzo che si mette nel produrre una pagina, nella pace (si può dire pace o sono troppo Siddharta? E dove va la H in Siddharta?) che si prova nel vedere i tuoi pensieri incasinati finalmente fermi e ordinati su una pagina, in tutte queste cose, io ancora ci credo. Anche se ormai una foto di un addominale in palestra fa più figo.
E credo ancora nell'emozione che può darmi un messaggio nella mia casella di posta, dove mi si comunica che c'è un commento al mio ultimo post di due anni fa. L'emozione che mi da il fatto che lì, forse a Milano, forse a Battipaglia, forse un ragazzo, forse un uomo, forse una bimba, senza sapere che faccia ho, qualcuno ha letto quello che mi è successo ed ha provato la stessa emozione che ho provato io vivendolo.

È successo questo: mi sono emozionato e ho deciso di raccontarlo.

domenica 16 giugno 2013

Capitolo 27: Medice cura te ipsum

Non è che non scrivo perchè non ho niente da dire...
Avrei così tante cose da raccontare...
Della fragile pazzia di BellaSenz'Anima, dell'allontanamento da PetitePutaine...
Delle due o tre volte in cui mi sono innamorato e che puntualmente sono stato gettato nel cestino delle bozze venute male...
Della volta in cui sono finito in sala operatoria...

Ma il vero motivo per cui non ho piú scritto è perchè, anche se qui sul blog le cose sembrano tutto rosa e fiori, tutte allegre e divertenti, nella caotica Madrid, in realtá tutto era un orrore: un enorme catino pieno di colori sgargianti ma senza che nessuno ci intingesse il pennello per dipingere qualcosa di definito.
Le cose andavano talmente male che ho iniziato a non voler piú vedere nessuno, parlavo sempre meno, mi allontanavo dai miei amici, a lavoro parlavo pochissimo e iniziavo a perdere credibilitá, come persona e come medico.
Contemporaneamente sono iniziati i pianti improvvisi, senza motivo. Sono iniziati anche quei terribili momenti che ti prendono quando meno te lo aspetti, quelle sensazioni odiosissime in cui all'inizio sembra solo un attacco improvviso di fame chimica ma, poi, ti rendi conto che qualcosa dentro di te si sta sciogliendo e sta diventando bollente; ti brucia, non sai perchè ce l'hai ma, quando ce l'hai, hai solo voglia di buttarti sul letto e mordere il cuscino.
Così, sopportai qualche mese, continuavo a scrivere sul blog, cercando di esorcizzare questa sensazione di sfacelo ardente che rinasceva sempre inaspettatamente dentro il mio corpo; sopportai fino a un certo punto e, scoppiato a piangere a lavoro per un qualcosa che non faceva assolutamente piangere, mi decisi ad andare dal medico.

È buffo che un medico abbia bisogno di un medico ma purtroppo è così. Sapevo benissimo cosa mi succedeva, sapevo dare perfettamente un nome e un cognome alla sensazione che portavo dentro con me, pronta a esplodere come una bomba con l'orologeria impazzita. Ma mi negavo a pensare che potessi soffrire proprio di quello.

Come è possibile soffrirne, nella colorata Madrid?
Il medico mi ha detto che ho bisogno di un farmaco, uno solo, una pasticca miracolosa che fa sparire nel vento tutti i brutti pensieri. Suicidio, morte, tristezza, fallimento: tutto questo smetterà di attraversare la mia testa immotivatamente, se la prenderò.

Effettivamente, la pasticca funzionava. Ero più tranquillo, sereno. Niente alta deviazione standard. Per questo ho smesso di scrivere. E, invece di scrivere, ho preferito riflettere se per caso l'essermi trasferito a Madrid non sia stata piú una scelta di codardia che di coraggio.
È facile andarsene, molto più difficile è rimanere a lottare.
Però è anche vero che è difficile rifarsi una nuova vita in un paese straniero; io pensavo di avercela fatta... ma ce l'ho fatta davvero? Come si può avercela fatta se non hai nessun legame vero, nessuna voglia di vedere nessuno... se non hai nessuno a cui veramente hai voglia di rivolgerti come "la tua famiglia"?
Me ne sono andato da due anni, ormai: sono andato via perchè ho avuto coraggio e ora sto costruendo lentamente qualcosa di nuovo? Sono andato via perchè ho fallito e ora sto fallendo ancora?
Non so rispondere a tutto questo. Forse due anni sono ancora pochi. Forse ho bisogno di più tempo. O forse non voglio più rifletterci.

E la cosa che più mi spaventa è che quella sensazione di fuoco che ti consuma da dentro è ritornata ancora, pillola o non pillola.

domenica 21 ottobre 2012

Capitolo 26: Men on the verge of a nervous breakdown

A volte, le cose mi sembra di averle già vissute.

Mentre ero a fare un giretto per Madrid, un caldo pomeriggio di settembre, in centro, con PetitePutaine, a un certo punto suona il mio cellulare: è PanciaPiatta, un mio amico italiano, precisamente del Sud, precisamente del super Sud.

Io: Che succede?
PanciaPiatta: è successo un casino...
Io: Cioè?
PanciaPiatta: Ieri in discoteca ero con BarbaPassiva e, con l'alcohol e tutto... alla fine siamo finiti in bagno e mi ha fatto quellacosalì.
Io: E tu l'hai detto a AngiolettoDiSiviglia.
PanciaPiatta: Sì... il quale mi ha menato e mi ha sbattuto fuori di casa.

Per raccapezzarci un attimo, vi descrivo i personaggi:
PanciaPiatta è il classico ragazzo che piace un po' a tutti, il classico ragazzo che se ti si avvicina in discoteca non gli diresti mai di allontanarsi. PanciaPiatta è il classico ragazzo che ama scopare quasi più della sua stessa vita.
BarbaPassiva è il classico calabrese trapiantato a Milano e venuto a fare un master a Madrid per lo IED: lui, infatti, è carino, è passivo (ma che ve lo dico a fa'), è indie, è acido ed è intellettualmente poco stimolante. Lui, in sostanza, è la classica persona che riempie le strade di Milano e che confonde l'avere personalità con il fare lo stronzo.
AngiolettoDiSiviglia è il ragazzo di PanciaPiatta. Un amore di ragazzo. Perchè non solo lui è bello, alto, dolce e premuroso... ma sa anche cucinare bene. E, a quanto pare, tira pure dei bei pugni e possiede una casa in affitto che non vuole più condividere con nessuno.


Io: Va bene. Ok. Cioè no, non va bene per niente. Ma adesso dove sei?
PanciaPiatta: sono in piazza Tirso de Molina... ho una valigia in mano... hai un posto per me?
Io: Sì, vengo a prenderti.

E lo trovo lì: un ragazzo di venticinque anni tanto carino, con un mare di riccioli neri e un labbro spaccato dal suo ex, senza più le forze per piangere. Lo abbraccio.

Io: Mi racconti come cavolo è potuto succedere?
PanciaPiatta: Non lo so, guarda... non lo so... so solo che avevo bevuto... e che BarbaPassiva mi si strusciava contro, ci provava, diceva cose come "Dai non fare lo stupido" e altri ammiccamenti ma io non mi comportavo con lui in maniera diversa dal solito, era lui quello che ci stava provando... poi a un certo punto mi ha portato in bagno e mi ha fatto un servizietto... ma io non l'ho neanche baciato, non ho neppure voluto finire perchè la verita è che a me lui fa schifo, non mi piace per niente, né fuori né dentro, è proprio una persona del cazzo...
Io: sì ma quello che io vorrei capire è COMECAZZOHAFATTOANGIOLETTODISIVIGLIAASCOPRIRLO?!?!?!?!?
PanciaPiatta: Gliel'ho detto io.
IoPensando: Oh, merda. Questo è scemo. Io ho un amico scemo.
Io: Tu cosa, perdonami?
PanciaPiatta: La mattina dopo, dopo aver fatto l'amore.
Io: Il momento migliore, vero?
PanciaPiatta: Piove...
Io: Andiamo a casa, dai.

Arrivati a casa, lui si sistema la sua roba, rinchiusa alla rinfusa dentro una valigia, scarpe insieme a maglioni invernali e a mutande, indistintamente. Come qualcuno che fugge all'improvviso, non come qualcuno che parte. Come qualcuno che taglia la corda. Qualcuno che brucia un ponte teso tra gli argini di un burrone.
Si va a fare una doccia, io prendo un altro cuscino e un pigiama e preparo il mio letto alla vita a due.
E, nel frattempo, penso che io un uomo alle prese con una valigia, in giro per Madrid, che se ne va di casa e con un amante in mezzo... io l'ho già visto.

Esce dal bagno, usciamo per andare a fare un giro. Andiamo al Mc Donald's di Gran Vía. Percorriamo Calle de la Montera, con le sue prostitute spensierate e prigioniere di chissà quale destino; arrivati in cima alla strada, intravediamo l'angelo d'oro in cima alla cupola del palazzo Metropolis e mi domando quanto questa città sia sincera con me e quanto stia solo fingendo di essere felice e di farmi felice, come un grande Truman Show, come un Grande Fratello che ti obbliga a fare qualcosa che non vuoi e con il sorriso perennemente stampato sulla faccia.
E penso che alle volte il Grande Fratello di me stesso sono io.

Dopo essere ingrassati di tre chili in una volta sola nel grande fastfood ammmerigano, continuiamo a parlare.

Io: Ma cosa gli hai detto?
PanciaPiatta: Gli ho chiesto se mi ama. Lui mi ha detto che certo che mi ama e io gli ho risposto che lo amavo anche io e che la notte prima mi sono fatto fare un pompino da BarbaPassiva.
[Un'enorme goccia di sudore in stile "Sailor Moon" mi cola dalla tempia].
PanciaPiatta: Lui mi ha chiesto se lo stessi prendendo in giro, molto serio...
IoPensando: Era serio? Ma dai!
PanciaPiatta: ... e io gli ho detto che era la verità ma che non era nient'altro che un pompino e che non l'ho nemmeno baciato.
Io: E lui?

Ormai non sapevo più se trovarmi di fronte alla realtà o alla finzione. I suoi gesti, le sue parole, il suo tono di voce... era tutto così esasperato, così manieristico... E, realtà o finzione che fosse stata, era una commedia o una tragedia? O forse era solo una tragedia che cercavo di mascherare da commedia con un inaspettato cinismo endogeno rimasto sepolto per tanti anni in me?
Mi attacco alla cannuccia della mia CocaCola, come se fosse l'unica cosa che di reale fosse ancora rimasta attorno a me.
E continua a parlare.

PanciaPiatta: Lui si è messo a picchiarmi, lì nello stesso letto dove poche ore prima stavamo facendo l'amore. Io non avevo neanche il coraggio di reagire perchè lo so benissimo che me lo meritavo. Ho pianto tutto il tempo insieme a lui fino a che, adesso, non ho più neanche una lacrima da versare. Ma dentro continuo a stare male, BimboSottaceto. Credimi. Perchè, anche se ho fatto quello che ho fatto, io continuo ad amarlo, l'ho sempre amato, è lui l'uomo della mia fottuta vita.
Io: ...
PanciaPiatta: La cosa più brutta è stata vederlo piangere come un bambino mentre gridava che io gli avevo detto che l'amavo. L'ho ferito come uno schifoso bugiardo ma ti giuro che non era una bugia: io lo amo!
Io: ...
PanciaPiatta: Puzzo ancora di aglio?
Io: Prego?
PanciaPiatta: Tra le altre cose, mi ha pure lanciato addosso un bicchiere di gazpacho... e un po' mi è schizzato addosso... è stato a quel punto che ho capito di dover andar via.
IoPensando: Gazpacho lanciato? Perchè continuo ad avere questa fortissima sensazione di deja vú?

Mi guardo intorno: le pareti del fast food mi sembrano un set cinematografico, un immenso cartongesso.

Io: E AngiolettoDiSiviglia adesso dove è?
PanciaPiatta: Non lo so, so solo che è andato a casa di Chanel, dove era ospite BarbaPassiva... e l'ha schiaffeggiato di brutto.
Io: Ecco. Dobbiamo parlare anche con Chanel.
PanciaPiatta: Sì lo penso anche io. Ah, ti ricordi di BellaSenz'anima?
Io: Sì, perchè?
PanciaPiatta: Era ospite di AngiolettoDiSiviglia anche lei. Ha sbattuto fuori pure lei.
Io: E perchè?
PanciaPiatta: L'ha sentita dirmi che io in realtà non lo amo e che dovrei lasciarlo, come sempre mi aveva consigliato.
Io: Frena, frena, ora dobbiamo risolvere altre cose. Dimmi che hai fatto dopo che sei fuggito.
PanciaPiatta: Ho preso tutto quello che ho potuto, l'ho messo nelle valigie senza neanche guardare, ho chiamato un taxi, ho caricato tutto e mi sono messo a piangere, mentre il tassista cercava di consolarmi.

Mi guardo un'altra volta intorno: la sensazione di deja vú è ancora lì più presente che mai e mi chiedo quante delle persone attorno a me siano persone vere e quante comparse di un film.

PanciaPiatta: ho portato le valigie a casa di amici, un po' qui e un po' lì... ma nessuno aveva posto per me...
IoPensando: ... che culo che io abbia una camera così grande.
Io: Vabbè adesso devi risolvere con AngiolettoDiSiviglia.
PanciaPiatta: Mi ha pure cancellato da Facebook...
Io: è l'ultimo dei tuoi problemi.
PanciaPiatta: Tu puoi ancora entrare sul suo profilo?
Io: Aspetta che controllo... sì, guarda.
[Porgo l'iPhone a PanciaPiatta, il quale dopo due secondi strabuzza gli occhi e la sua espressione diventa quella dell'incarnazione dell'incazzatura]
PanciaPiatta: Ma ha appena caricato delle foto dal cesso di una discoteca!!! E chi è 'STO GRANDISSIMO FROCIO che lo ha accompagnato??? E guarda quanti amici ha già aggiunto!!! E dove CAZZO li teneva? Nel cassetto delle riserve?!?!?!? E guarda... GUARDA! Ha scattato la foto a una parete di casa sua!
Io: Eh... mbè?
PanciaPiatta: Qui c'era appeso il quadretto che gli avevo regalato io...
[PanciaPiatta inizia a piangere]
IoPensando: Cazzo, che siamo in un McDonald's dai...
[Lo abbraccio]
Io: Su, andiamo a casa...
PanciaPiatta: Dobbiamo chiamare Chanel...
Io: Lo faremo domani mattina... ora andiamo a dormire, sei stanco.

Il giorno dopo, ci vediamo con Chanel.
Piccola presentazione di Chanel: una figa del centro Italia. La classica ragazza bella ma non vistosa, la classica ragazza posata ed elegante nonostante la sua giovane età, senza risultare vecchia. La classica ragazza che può parlare di misure d'uccelli e dopo cinque minuti di letteratura. La classica bisex. Insomma, un mio mito.

Essendo Domenica, ci vediamo tutti e tre per parlare e per andare a fare un giro al mercato del Rastro, il più grande mercato all'aperto d'Europa.

Chanel: Sapete ragazzi, ho assolutamente bisogno di un coprispalle da usare in ufficio... magari in jeans... ma non deve costare più di cinque euro.
Io: E magari vuoi una fettina di culo del venditore in regalo?
Chanel: BimboSottaceto, sii supporter di questa mia sfida e aiutami a cercarlo... ci saranno duecento bancarelle, non posso fare tutto da sola!
PanciaPiatta: Chanel, con tutto il rispetto ma in questo momento per me in ufficio ci puoi andare con la figa al vento... mi dici che ha detto AngiolettoDiSiviglia quando è venuto a schiaffeggiare BarbaPassiva???
Chanel: Uhm, di questo non c'è la taglia... Dunque, sì, sostanzialmente ha detto che sei uno stronzo, caro. Che ti aspettavi, scusa?
PanciaPiatta: Sì ma neanche un pensiero su tutta una vita passata assieme?
Io: Otto mesi sarebbero una vita?
PanciaPiatta: Sono un tempo lunghissimo per una relazione.
Chanel: Nel mondo delle puttane, forse... Oh cielo! Forse l'ho trovato! Ah, no...
PanciaPiatta: E poi sai cosa abbiamo scoperto, ieri? Che IL GIORNO STESSO IN CUI GLIEL'HO DETTO lui se n'è andato in discoteca con non so chi!
Chanel: Amore, non vorrei dirtelo ma... tu te lo sei fatto succhiare da qualcuno che non era lui, quindi non so quanto tu sia autorizzato dall'ordine cosmico ad avercela con lui per qualsiasi cosa.
PanciaPiatta: Se scopro che ha scopato con qualcuno, lo mollo!
Io: Ma non l'hai ancora capito che è stato LUI a mollare TE?!?!?!?
PanciaPiatta: Non siete per niente romantici.
Io: Già, i pompini nei bagni delle discoteche, invece...
Chanel: Appunto. E poi, conoscendolo, non è proprio il tipo che va a scopare dopo un giorno che si è lasciato... si sarà solo voluto distrarre.
Io: Chanel... cercavi QUESTO???
[Porgo a Chanel un coprispalle PERFETTO]
Chanel: Io e te dobbiamo andare più spesso in giro a fare shopping.
PanciaPiatta: Quando avete finito di parlare di puttanate...
Chanel: Ah, comunque so anche che oggi BellaSenz'anima voleva andare a parlargli...
Io: Chanel, forse è meglio che ci vai tu a parlare, prima di lei... dato che BellaSenz'anima è tanto bella quanto poco diplomatica...
Chanel: Lo penso anche io
[PanciaPiatta non sta fermo un minuto]

Piccola presentazione di BellaSenz'anima: anche lei del centro Italia ma l'opposto di Chanel. Una che non ragiona, una che sa di essere bellissima e non ha paura a usare la sua bellezza seppur innocentemente, una che è terribilmente ingenua ma che è convinta di avere tutto in mano e di poter fregare chiunque, una che ha ventun'anni ma che già sniffa cocaina, una per cui molte cose serie sono solo dei giochi. Una ragazza che non sa dire di no, né al bene né al male.

Alla fine, ci ritroviamo tutti e tre in un ristorante indiano del colorato e multietnico barrio di Lavapies, per cena.

Chanel: Insomma, gli ho detto che se a te ti è andato di farti fare del sesso orale da un'altro, vuol dire che c'è un problema e che dovete capire cosa è e risolverlo. Mettervi a tavolino, con calma, all'aperto con tanta gente intorno così non fate cazzate. Discuterne. Prevedere possibilità. Fare ipotesi dei vari problemi che si possono presentare nella vostra coppia. Pianificare possibili soluzioni di tutti questi problemi. Comportarvi da persone serie, in pratica, cazzo. Lui è ancora preso da te, anche se terribilmente deluso.
BellaSenz'anima: BimboSottaceto, ma il tuo pollo come è... è alle mandorle? No, perchè mi sa che il mio è alla merda! Ahahahahahah! Comunque io gli ho detto che secondo me insieme non state bene. E punto. PanciaPiatta, c'hai venticinque anni: goditeli. E' ancora presto per una relazione come la vuoi tu.
PanciaPiatta: Ho provato altre volte a parlargliene e siamo arrivati alla soluzione che, vista la mia terribile dipendenza dal sesso, se fosse necessario, possiamo aprire la coppia a terzi occasionali mettendo alcune regole: io non devo baciare nessuno e non posso fare il passivo con nessuno.
Chanel: Ecco, appunto. Il vero problema sai qual è? Che siete due ATTIVI, caro mio. E finchè uno di voi due non rinuncerà totalmente alla sua attività per diventare solo passivo, non so quanto potrete durare...
BellaSenz'anima: Ah riga'... siamo senza una casa e voi state a parlare di attivi e passivi... ma vaffanculova'...
PanciaPiatta: Ce la cerchiamo tutti e quattro assieme, una casa?
Io: Io ho il contratto bloccato per un anno... cercatevela voi.
[Gli altri concordano e continuano a pregarmi di venire con loro]
Io: Non possoooo... col cazzo che lascio la mia bella stanzona... e poi ci mancava solo che adesso vi metteste a trovare casa tutti assieme... vogliamo far rimettere insieme questi due poveri cristi, prima?!?!?!?!

E intanto continuo a pensare a cosa vorrebbe dire rinunciare al proprio ruolo sessuale per l'altro.
Perchè alla fine l'amore non è nient'altro che questo, no? Un continuo venire a compromessi, fino a autocambiarsi per potersi compenetrare perfettamente con l'altro, vicendevolmente.
E il significato di questo semi-autoannullamente qual è? Nessuno lo sa. E, forse, neanche c'è.
E' amore: deve per forza avere un significato?

La notte dopo ancora, successe qualcosa di surreale.
PanciaPiatta e AngiolettoDiSiviglia si sono ritrovati allo stesso concerto, dei Sigur Ross o come cazzaccio si scrive.
In realtà, non è così surreale: i biglietti li avevano comprati prima del patatrac, per andarci insieme. Poi, però, successe quello che successe, così AngiolettoDiSiviglia ci andò coi suoi amici e PanciaPiatta ci andò con la sua coglionaggine.
Il resoconto della notte fu questo, raccontato dallo stesso protagonista il giorno dopo, a un BimboSottaceto, a una BellaSenz'anima e a una Chanel increduli nel comodo salotto di casa di quest'ultima, sorseggiando una salutare tisana d'erbe accompagnata da una salutare sigaretta d'erba buona.

PanciaPiatta: Quando l'ho visto con i suoi amici, non ho più capito niente e mi sono incazzato. Aveva addosso una mia giacca che mi ero dimenticato da lui mentre io indossavo una maglietta che lui mi aveva regalato. I suoi amici mi sono sempre stati sul cazzo e io a loro. Ho trovato inaccettabile che quei biglietti, comprati per il nostro anniversario, lui li abbia usati per andarci coi suoi amici del cazzo. Sono andato da lui e, senza neanche salutarlo, gli ho ordinato di darmi la giacca. Lui non voleva, allora gliel'ho tolta con la forza e poi mi sono tolto la sua maglietta, l'ho strappata e l'ho buttata a terra davanti a lui. Ero fuori di me.
Io: Si chiama disturbo bipolare.
PanciaPiatta: E poi io me ne sono andato ma lui, dopo un po', è venuto a cercare di calmarmi... e alla fine siamo rimasti noi due assieme, abbracciati, accarezzandoci dolcemente... e ci siamo baciati... Ragazzi, io lo amo totalmente.
Io: Ok, ti faccio una ricetta per qualcosa che ti stabilizzi un po' l'umore...
Chanel: Vabbè ma quindi come siete rimasti?!?!?!
Io: Che ci deve pensare su... ma io gli dò una settimana, poi inizio a scopare con gli altri.
BellaSenz'anima [a me e Chanel]: Perché lui lo ama totalmente, sapete...
PanciaPiatta: E che vuol dire?!?!? Sono un gran bel pezzo di ragazzo, sono fatto di carne e cazzo, se mi vuole rifiutare lo deve fare IMMANTINENTEMENTE. Non ho nessuna intenzione di aspettarlo in eterno.
Chanel: Beh, questo è giusto... però, se lo ami veramente, non ti sembra un pò prematuro pensare subito a quanti altri potresti scoparti se ti da un 2 di picche?
BellaSenz'anima: E piantiamola di prenderci in giro! Vi siete fatti il vostro percorso, vi siete fatti la vostra storia... adesso è finita! La volete capire o no? Non siete fatti l'uno per l'altro! Non è una tragedia! Si può sapere cosa o chi aspetti, veramente?!?!?!?

Si può aspettare l'amore? E' giusto dargli un termine, una scadenza come alla mozzarella? E quante volte lo dobbiamo aspettare? E sotto che condizioni?
E, se non lo vogliamo aspettare, che alternative abbiamo?
Prima ho detto che l'amore è un compromesso con l'altra parte della coppia... ma se l'altra parte della coppia, questa dolce metà non arriva mai, l'amore si trasforma in un compromesso con noi stessi?
Veniamo a patti con noi stessi su tante cose: il cibo, la palestra da scegliere, i vestiti da metterci... anche con la nostra possibile solitudine (o, per meglio dirla, singletudine)?
E se venissimo a patti con noi stessi, significherebbe essere realisti o far finta che tutto vada bene, mentre invece sta tutto andando a rotoli?

Nessuno rispose alla domanda di Chanel, rimasta sospesa nell'aria come una goccia d'olio sulla cristallina superficie di un bicchiere d'acqua.
Nessuno ha risposto mai agli interrogativi che mi sono posto in quel momento e che ho taciuto agli altri.
Fatto sta che, dopo pochi giorni, PanciaPiatta e AngiolettoDiSiviglia sono venuti a patti tra di loro e, un po', anche con se stessi, tornando insieme sentimentalmente e abitativamente.
E, nell'ultima notte che ho passato insieme a PanciaPiatta, una volta sotto le coperte e una volta spenta la luce, gli ho fatto la domanda che gli volevo fare fin dal principio di questa storia.

Io: Ma tu, perchè l'hai fatto?
PanciaPiatta: ... non lo so...
[Rifletto. Passa qualche attimo di silenzio.]
Io: Sei proprio un coglione...
[PanciaPiatta accende la luce, mi guarda muto per qualche secondo]
PanciaPiatta: Se tutta questa storia fosse un film, il finale perfetto sarebbe proprio questa scena.

Rispegnamo la luce ma ancora non riesco a dormire: l'impressione che qualcuno abbia già fatto un film a base di amore, sentimenti, isterismi, gazpacho, valigie e pianti in taxi, l'impressione che in questo momento stiano scorrendo dei titoli di coda... questa impressione continua a non abbandonarmi.

K.I.S.S. (Keep It Simple, Stupids)


martedì 18 settembre 2012

Appendice (infiammata?) al precedente capitolo


Purtroppo non posso mettere nei commenti le mie risposte alle reazioni sul post precedente perchè superavo abbondantemente i 400 milioni di caratteri e Blogger si è messo paura. Copio e incollo qui :)





Ma il casino che è scoppiato? Cercherò di rispondere a tutti in maniera esaustiva.

@Tutti quelli che sono contenti per la mia salute:
posso solo dirvi grazie e ricambiare l'abbraccio :)

@eFY:
sei adorabile! Ahahahahha!

@Marco, Symbelmune, Varenne e gli altri che si pongono ragionevolmente delle domande:
i dubbi che avete, purtroppo, non posso levarveli io. Al contrario di molti altri blogger, infatti, io NON voglio diventare famoso, NON metterò la mia fotografia nell’avatar, NON darò notizie precise sul mio conto, NON bramo sette milioni di followers su Twitter e Facebook  etc etc. Da qui si capisce facilmente come, nonostante sia veramente dispiaciuto per voi, non possa proprio arrivare dalla mia persona reale una benchè minima prova di quello che scrivo: semplicemente, per il mondo "al di là dello schermo", io rimarrò solo BimboSottaceto e non un ragazzo in carne e ossa con un nome e cognome veri e con cui poter parlare con facilità e togliersi qualsiasi dubbio su di lui e sulla sua vita. Proprio perchè quello che scrivo mi tocca da vicino e proprio perché, sfortunatamente, stavolta mi ha toccato qualcosa di grande, forse eccessivamente grande per un blog (perchè questo è: un blog. Ricordiamocelo. Non un manuale di buone maniere né di comportamenti virtuosi né un consultorio medico) preferisco che non sia palese chi sono io né chi siano le persone a cui mi riferisco né che i fatti che racconto possano essere riconosciuti facilmente.
Se provassi a immaginare che qualcuno che conosco legge il mio blog, l’unica cosa che proverei è probabilmente imbarazzo, paura di essere giudicato, criticato, stilizzato, non capito: per questo preferisco che tutto rimanga non “anonimo” bensì “diffuso”. Sarebbe a dire, cioè, che il mio intento non è che nessuno possa riconoscersi in quello che scrivo ma, anzi,  vorrei che tutti ci si possano rispecchiare almeno in parte e, perché questo avvenga, l’unico modo è usare l’anonimato su alcuni particolari, concentrando così l’attenzione su altri particolari ancora.
Il fatto che, poi, qualcuno di voi è meglio di 007 e mi trovi su qualche sito-pollaio con una facilità impressionante (ormai ho perso il conto di quelli che ci sono riusciti e dovrei davvero riprendere in considerazione il mio concetto di “anonimato”, a questo punto) è un altro discorso: nonostante cerchi di separare il mondo di questo blog dal mio mondo reale, nonostante cerchi di togliere nomi ed etichette ad una parte della mia vita e nascondere con colori sgargianti l’altra parte, evidentemente qualcuno sa comunque mettere insieme i pezzi del puzzle. Non è qualcosa che possa evitare: la “X”, l’incognita, l’avevo presa in considerazione fin dal principio. Qualcosa di sconosciuto, di non calcolato, sarebbe potuto balzare fuori quando meno me lo sarei aspettato, sarebbe potuto andare storto, avrei potuto fare un passo falso, avrei potuto dire troppo o forse troppo poco, avrei potuto essere tacciato di chissà quale comportamento abominevole, mi avrebbero potuto dare del frocio, avrebbero potuto capire chi sono… milioni di possibilità. Pazienza: non si è mai sicuri di niente neppure nella vita. Quindi perché spaventarsi per il blog?
Se fosse necessario, vi invito nuovamente a leggere le istruzioni per l’uso del blog: va letto per divertirsi, niente di più. Sotto non ci sono insegnamenti morali. E’ difficile da spiegare: racconto di me e di quello che vivo ma vorrei che chi si rapportasse a me, tramite questo blog, lo facesse considerando che (salvo casi eccezionali della vita in cui ci si incontri veramente) rimarrò per loro sempre una fantasia, un nickname  e poco di più. Non mi stupisce che ci sia chi non crede a ciò che scrivo: non dò prove della mia esistenza e non sono interessato a darle (anzi: sono interessato a NON darle!). Probabilmente anche io dubiterei di me stesso; sinceramente, però, è un problema che non mi tange e che, anzi, mi fa sorridere con affetto.
Ringrazio il commentatore Marco che ha definito il blog meglio del copione di una telenovela (per lo meno spero che fosse un complimento! Dipende dalla telenovela a cui ti riferivi!) però non penso che una bella sceneggiatura possa essere minimamente paragonata a neanche uno dei miei post!
Non toglierò la possibilità di fare commenti anonimi: non trovo senso a un blog se non si dà a tutti la possibilità di commentare… starà agli altri cercare il modo più giusto per farlo e a me andrà bene così.
L’argomento di come io sia esteticamente, sollevato da LadyGaga e da un altro anonimo, è divertentissimo: alcuni che mi immaginano bonazzo, altri un cesso… Ahahahahaha! Siete teribbbbili (con una sola R e cinquemila B)… comunque ringrazio l’anonimo per avermi definito, per lo meno, dotato di una innata simpatia e scopabile. Grazie di cuore, sei stato determinante: col tuo intervento, niente più Valium nella mia vita.
Credo di aver risposto a tutto e a tutti voi, anche se un po’ disordinatamente.
E come già detto in altre occasioni, se a qualcuno scapperà un sorriso o una lacrimuccia quando legge qualche mia stupidaggine… beh, forse loro hanno trovato la vera risposta ai dubbi che alcuni si pongono.
Del tutto involontario ma maledettamente vero.

K.I.S.S. (Keep It Simple, Stupids)

sabato 1 settembre 2012

Capitolo 25: Sky

Stamattina, ho chiamato alle Malattie Infettive dell'ospedale, per sapere se avevano intenzione di dirmi entro il secolo venturo come fosse andato il mio esame. Mi hanno detto che c'è stato un problema nel sistema di informatizzazione dei risultati e che per questo risultava impossibile visualizzarli tempestivamente ma che, adesso, posso vederli da qualsiasi computer dell'ospedale.
Oggi ho guardia, una lunga guardia dalle 15 alle 9 del mattino dopo.
Come ho trovato il tempo di scoprire che il primo esame è positivo, avrò il tempo anche di scoprire che lo sarà il secondo.
E' come entrare in un nuovo mondo, un po', no?
E' come se tutto cambiasse.
Domani iniziano le mie ferie e, arrivato a casa, dovrò anche dirlo ai miei genitori. Non ce la faccio ad affrontare tutto totalmente da solo.
Non avrà molto senso continuare a scrivere sul blog: in fin dei conti, il ragazzo ad alta Deviazione Standard non c'è più.

Ultimo K.I.S.S. a tutti.

Questo è quello che ho scritto all'inizio di Agosto.
L'avevo lasciato in forma di bozza, qui sul blog, senza mai pubblicarlo. Dato che ero effettivamente molto convinto che scrivere sul blog non avesse più senso, perchè non smettere subito? Forse avrei dovuto cancellarlo anche dalle bozze ma ho preferito tenerlo come se fosse un post solo per me.
Poi, a causa di una telefonata, ho deciso di pubblicarlo e raccontare quello che è successo dopo.

Durante la guardia, il mio capo è MirandaBailey. L'unica differenza tra lei e il personaggio di Grey's Anatomy è che lei è bianca, più alta e galiziana. Per il resto ha la stessa incazzosità con noi specializzandi che, al confronto, la Figàngela era una mansueta gattina.
Durante la guardia, la mia testa non ne vuole proprio sapere di usare il computer per altre cose che non siano quelle necessarie ai pazienti che mi sono stati assegnati però sapevo che ormai stavo finendo tutti i miei compiti, le ore piccole della notte si avvicinavano e, se nessun paziente nuovo fosse arrivato, sarei stato con le mani in mano.
Mi ritrovo con le mani in mano, infatti: mi faccio coraggio e cerco i miei risultati nell'intranet dell'ospedale.
Appena apro il PDF, sento un sibilo di serpente alle mie spalle: è MirandaBailey.

MirandaBailey: Ti stai rilassando guardando come stanno le tue transaminasi?
Io: Oh, guarda, tutto a posto, le analisi per domani mattina del box 10M le ho già chieste, il 12P sta facendo la trasfusione e quando la finisce gli programmo un emogramma di controllo; l'RX torace del 9 era negat...
MirandaBailey: Non me ne frega niente. Come va la diuresi dell'11A?
Io: Oh, ora vado a ved...
MirandoBailey: Ora vai a vedere? ORA VAI A VEDERE? E perchè invece di rimanere qui a cazzeggiare al computer non l'hai vista PRIMA? Eh? Ma lo capisci il castigliano quando te lo parlano? Ascolta, io non so l'italiano ma tu devi sapere lo spagnolo e se ti dico che la diuresi dell'11A va controllata ogni ora, tu ogni ora me la devi saper dire!
Io: Ma te la dico in un secondo!
MirandaBailey: L'ho già vista io, ragazzo mio. Ha pisciato 500. Aggiorna la sua cartella e così lo possiamo mandare a casa. Pensaci tu.

Arriva un nuovo paziente. Un probabile infarto.

MirandaBailey: Cazzo. Vai a vederlo tu e qui ci penso io.
Io: Ok.
MirandaBailey: BimboSottaceto?
Io: Sì?
MirandaBailey. Ho notato che SEI LENTO. Questo è un servizio di Urgenza. Non siamo in una Reumatologia. SPICCIATI.

Dopo che ho sistemato il paziente e dopo essere stato rassicurato dagli altri miei colleghi che MirandaBailey è una brava ragazza, un ottimo medico ma è fatta così e non me la devo prendere, arriva finalmente la tranquillità tale per cui ci dividiamo i turni per dormire. A me capita il secondo turno: alle 6 del mattino potrò già andare via dall'ospedale, prima del previsto.
Mi va totalmente via dalla testa il fatto che io devo ancora sapere se il mio risultato del Western Blot è positivo o meno. Mi dimentico totalmente che io ho la possibilità di sapere finalmente se ho o non ho l'AIDS.
Dopo il passaggio delle consegne, vado nello spogliatoio, mi faccio due chiacchiere con gli altri ragazzi che smontano la guardia e usciamo tutti insieme.
Lì fuori dallo spogliatoio, coi suoi occhi scuri e la mandibola serrata come in un morso, MirandaBailey stava aspettando qualcuno.

MirandaBailey: BimboSottaceto, aspetta un attimo, ti devo parlare.

Gli altri miei compagni spalancano gli occhi e fanno un'espressione come per dirmi "Sei nei guai, amico mio: oggi ti ha preso di mira", mi salutano e salgono le scale verso il piano terra. Io penso che sto in un incubo e che non vedo l'ora di svegliarmi nel mio lettone.

MirandaBailey: La RX torace del 9 non era per niente negativa. C'era una scoliosi dorsale.
Io: Beh vabbè, l'ho comunque refertata e ad ogni modo il paziente veniva per un'angina...
MirandaBailey: Allora la prossima volta specifica meglio per COSA l'esame lo ritieni negativo. Voglio precisione e completezza, hai capito? Precisione e completezza. E rapidità.
IoPensando: Questa è fuori di testa.
MirandaBailey: So che è questo è il tuo primo periodo di lavoro, le tue prime guardie e tutto, ma proprio per questo hai molto da imparare e quindi cerca di SBRI-GAR-TI quando fai le cose. Più ti sbrighi facendo le cose che già sai fare... perchè le sai fare e tu lo sai... e più avrai tempo per imparare cose che ancora non sai.
Io: Ok, scusami. La prossima volta sarò più svelto.
MirandaBailey: Un'altra cosa: ho visto le tue analisi.

Un fulmine mi passa per la testa: le analisi! Ma quanto sono idiota! Ho lasciato il PDF aperto sul pc!

MirandaBailey: Capisco che sei stato agitato e magari avevi la mente altrove ma non sognarti che io possa essere meno dura sul lavoro di quello che già sono, hai capito? Siamo medici, abbiamo a che fare con la vita delle persone e voglio il massimo da te. Se hai dei problemi che ti impediscono di concentrarti sul lavoro, devi chiedere dei giorni di ferie. Quando avrai risolto i tuoi problemi, allora potrai tornare a la...

Io: Miranda, scusami, ma devo proprio andare a vederle perchè ancora non...

MirandaBailey non dice niente, semplicemente mi fa cenno di stare zitto e tira fuori dalla tasca del suo camice un foglio: le mie analisi, stampate.

Sono negative.
Il test definitivo è negativo.
Non sono sierpositivo.
Io non ho l'HIV.

Io: Oh, Dio mio tu non sai neanche...

Mi rendo conto che tremo e MirandaBailey mette una mano sul mio avambraccio, come per fermarmi, come per calmarmi.

MirandaBailey: Non lo so ma posso provare a immaginarlo. Adesso, abbiamo finito la guardia. Abbiamo la giornata libera. Non pensare più a questa brutta storia. E sai cosa deve fare uno specializzando del primo anno quando finisce la guardia e sta ancora a parlare col suo capo?
Io: No... che cosa?
MirandaBailey: Gli offre un caffè alla macchinetta. Tira fuori le monetine, bello.

Io e MirandaBailey ci facciamo una risata. Una risata liberatoria. Per lei, liberatoria della tensione della guardia; per me, liberatoria di tutto, di tutto il marcio che stavo accumulando dentro.
Saliamo al primo piano e usciamo fuori, coi nostri caffè in mano.
Ci sediamo in una panchina che c'è nello spiazzo verde di fronte all'ospedale.
Due camici bianchi con ancora il fonendo al collo, intenti a raccontarsi di quanto sia bella la Galizia e quanto sia bella una piccola isola italiana al centro del Mediterraneo.

Alzo gli occhi e vedo che il cielo, sopra Madrid, dopo una dura notte nera, diventa un'altra volta azzurro.

E capisco che è qui che voglio stare.

K.I.S.S. (Keep It Simple, Stupids).

lunedì 30 luglio 2012

Capitolo 24: Sing me to sleep

Scherzo del destino, ho visto negli ultimi giorni un sacco di pazienti HIV positivi.
Persone del tutto normali che, però, tengono dentro di loro una bomba a orologeria che va continuamente disinnescata.
Ho talmente tanta voglia di chiedergli come si vive anni e anni così, con questa tensione, con questa paura... ma non posso parlargli, non è mai il momento opportuno, nella mia vita.

E, paradossalmente, la mia vita è come se mi si stesse allungando perchè non ho più sonno, una lunga corsa fino al mattino successivo, quando avrò qualcosa da fare per non pensare più a me stesso.
Continuo a non dormire.

Ho fatto il test definitivo.
I risultati ancora non sono arrivati.
E' strano, ci stanno mettendo molto ma io non ho neanche fretta di sapere: queste cose poche volte finiscono bene.

Intanto, continuo a non dormire.

Ho iniziato a fare un po' di attività fisica, per rilasciare i nervi. Mi piace tantissimo correre al Parque del Buen Retiro, passare di fronte al laghetto e al Palacio de Cristal, salutare i cigni che sguazzano e le famigliole che fanno picnic.
Nascondermi tra due cespugli e vomitare a causa della nausea che mi danno gli antiretrovirali.

Anche se corro per due ore, dopo non ho sonno.

Sono andato in una discoteca con degli amici.
Una discoteca, sabato sera. Non avevo molta voglia di andarci. Forse tutto è iniziato da qui.
Ho conosciuto un amico dei miei amici.
Si chiama Rosario. E' un nome così bello che non ho neanche voglia di camuffarlo mentre lui è il tipico ragazzo che non mi piace, tutto radical-chic, super-carino, super-figo, super-lasciami-stare.
Dopo un po' Rosario mi si avvicina e mi chiede che cosa ho.

Io: Che cosa ho?
Rosario: Sei l'unico che non ci sta provando con nessuno, qui dentro. L'unico che non ha bevuto e l'unico che non si è calato niente.
Io: Non è il caso.
Rosario: E perché no?
Io: Non sai neanche quello che dici.
Rosario: Neanche io ho voglia di stare qui.
Io: Me ne vado, salutami gli altri.
Rosario: Vado anche io, andiamo da me.
Io: Ok.

Non dovrei andare a casa di un altro ragazzo, però non ho sonno.

La casa di Rosario è la casa di qualcuno che parte: in camera sua, ci sono scatoloni ammassati, un letto sfatto e un comodino pieno di cose messe lì alla rinfusa.

Io: Te ne vai?
Rosario: Tra due giorni. Sai, è finito il tirocinio. Ritorno a Milano. Però mi dispiace.
Io: Darei non so cosa per andarmene anche io.

Rosario mi fissa in un modo che mi spaventa perché improvvisamente non mi sembra lo stronzo che avevo pensato prima.
Sembra quasi comprensivo.
Sembra quasi comprendere.
Io seduto su una sedia in camera sua, lui appollaiato sul letto.
Si accende una sigaretta e accende la radio, sintonizzandola su una stazione di vecchi successi.
Sono le 4 del mattino e ancora non sonno.

Rosario: Cosa hai?
Io: Ma niente. Ancora con questa domanda?
Rosario: E allora perchè non mi racconti niente di te?
Io: Ok. Vengo da un'isola.
Rosario: Si sente. Pure io. Ma da un'altra.
Io: Si sente. Mi piace toccare le pance. Sono tenere.
Rosario: E' per questo che fai il dottore?
Io: Può essere, non ci ho mai pensato, io non... spesso non so il perché delle cose che faccio.
Rosario: Neanche del perché vuoi andartene?
Io: Perché questo città FA SCHIFO.
Rosario: Solitamente alla gente piace: è grande, è pulita, c'è sempre il bel tempo, non ci sono discriminazioni...
Io: Per favore. Questa città promette lavoro senza poi avere i soldi per pagare gli stipendi. Questa città è superpulita ma non multa chi piscia per strada. Questa città promette grandi amori o avventure sessuali e poi...
Rosario: ... e poi...
Io: Lasciam perdere.
Rosario: Dipingi Madrid in un modo bizzarro. A me sembra che più che altro stai dipingendo la vita.

Lo guardo. Che abbia ragione? E' semplicemente la vita un gran disequilibrio?

Io: Guarda. Guarda fuori dalla finestra. Hai mai visto il cielo grigio a Madrid?
Rosario: Poche volte. Perché?
Io: Perché qui è come se non esistesse l'inverno. Ma a volte tutto è congelato, lo stesso. A me qui sembra che sia tutto una farsa. Madrid è come un mostro, un pagliaccio che se la ride di me, senza rispetto. Che ho fatto di male, io?

Non avevo intenzione di piangere di fronte a uno sconosciuto di 24 anni, con una lieve sfumatura rossastra nella barba che avrei voluto anche per la mia, con la vita che facevo io solo un anno fa, tra Milano e paesini della pianura padana, tanto studio e qualche distrazione, serate di nebbia e luci al neon, poche cose ma che mi facevano stare bene, poche cose da cui volevo fuggire.
Per cercare cosa, ancora non lo so.
So solo che non ho ancora sonno.

Rosario mi abbraccia.

Rosario: Vedi che qualcosa ce l'avevi?
Io: Quello che ho è un test positivo. Devo fare la controprova ma sto morendo di paura.E forse ho contagiato pure il mio ex che è stata una delle persone che ho amato veramente. Io gliel'ho detto ma non so se ha fatto il test anche lui, so solo che non mi chiama più. Mi sembra di non avere più una casa.

Rosario mi stringe più forte.

Rosario: Non so come aiutarti ma se potessi lo farei. Mi spiace esserci conosciuti così tardi.
Io: Le persone migliori le conosco sempre troppo tardi.
Rosario: L'importante è conoscerle.

Mi stringe ancora.

Rosario: Io tra due giorni parto. Promettimi che mi farai sapere come stai.
Io: Non posso.
Rosario: Perché?
Io: Perché forse non voglio saperlo neppure io.
Rosario: Se è vero che Madrid è tutta una finzione, tu cerca di rimanere nella realtà. Anche se non ti piacerà, anche se non ti andrà di dirmi come stai.
Io: Ci proverò.
Rosario: Sono le 5 del mattino: vuoi dormire qui con me?
Io: E smetterai di abbracciarmi?
Rosario: No.

Nella radio, intanto, passava una vecchia canzone degli Smiths.

...Sing me to sleep and then leave me alone...