domenica 16 giugno 2013

Capitolo 27: Medice cura te ipsum

Non è che non scrivo perchè non ho niente da dire...
Avrei così tante cose da raccontare...
Della fragile pazzia di BellaSenz'Anima, dell'allontanamento da PetitePutaine...
Delle due o tre volte in cui mi sono innamorato e che puntualmente sono stato gettato nel cestino delle bozze venute male...
Della volta in cui sono finito in sala operatoria...

Ma il vero motivo per cui non ho piú scritto è perchè, anche se qui sul blog le cose sembrano tutto rosa e fiori, tutte allegre e divertenti, nella caotica Madrid, in realtá tutto era un orrore: un enorme catino pieno di colori sgargianti ma senza che nessuno ci intingesse il pennello per dipingere qualcosa di definito.
Le cose andavano talmente male che ho iniziato a non voler piú vedere nessuno, parlavo sempre meno, mi allontanavo dai miei amici, a lavoro parlavo pochissimo e iniziavo a perdere credibilitá, come persona e come medico.
Contemporaneamente sono iniziati i pianti improvvisi, senza motivo. Sono iniziati anche quei terribili momenti che ti prendono quando meno te lo aspetti, quelle sensazioni odiosissime in cui all'inizio sembra solo un attacco improvviso di fame chimica ma, poi, ti rendi conto che qualcosa dentro di te si sta sciogliendo e sta diventando bollente; ti brucia, non sai perchè ce l'hai ma, quando ce l'hai, hai solo voglia di buttarti sul letto e mordere il cuscino.
Così, sopportai qualche mese, continuavo a scrivere sul blog, cercando di esorcizzare questa sensazione di sfacelo ardente che rinasceva sempre inaspettatamente dentro il mio corpo; sopportai fino a un certo punto e, scoppiato a piangere a lavoro per un qualcosa che non faceva assolutamente piangere, mi decisi ad andare dal medico.

È buffo che un medico abbia bisogno di un medico ma purtroppo è così. Sapevo benissimo cosa mi succedeva, sapevo dare perfettamente un nome e un cognome alla sensazione che portavo dentro con me, pronta a esplodere come una bomba con l'orologeria impazzita. Ma mi negavo a pensare che potessi soffrire proprio di quello.

Come è possibile soffrirne, nella colorata Madrid?
Il medico mi ha detto che ho bisogno di un farmaco, uno solo, una pasticca miracolosa che fa sparire nel vento tutti i brutti pensieri. Suicidio, morte, tristezza, fallimento: tutto questo smetterà di attraversare la mia testa immotivatamente, se la prenderò.

Effettivamente, la pasticca funzionava. Ero più tranquillo, sereno. Niente alta deviazione standard. Per questo ho smesso di scrivere. E, invece di scrivere, ho preferito riflettere se per caso l'essermi trasferito a Madrid non sia stata piú una scelta di codardia che di coraggio.
È facile andarsene, molto più difficile è rimanere a lottare.
Però è anche vero che è difficile rifarsi una nuova vita in un paese straniero; io pensavo di avercela fatta... ma ce l'ho fatta davvero? Come si può avercela fatta se non hai nessun legame vero, nessuna voglia di vedere nessuno... se non hai nessuno a cui veramente hai voglia di rivolgerti come "la tua famiglia"?
Me ne sono andato da due anni, ormai: sono andato via perchè ho avuto coraggio e ora sto costruendo lentamente qualcosa di nuovo? Sono andato via perchè ho fallito e ora sto fallendo ancora?
Non so rispondere a tutto questo. Forse due anni sono ancora pochi. Forse ho bisogno di più tempo. O forse non voglio più rifletterci.

E la cosa che più mi spaventa è che quella sensazione di fuoco che ti consuma da dentro è ritornata ancora, pillola o non pillola.

domenica 21 ottobre 2012

Capitolo 26: Men on the verge of a nervous breakdown

A volte, le cose mi sembra di averle già vissute.

Mentre ero a fare un giretto per Madrid, un caldo pomeriggio di settembre, in centro, con PetitePutaine, a un certo punto suona il mio cellulare: è PanciaPiatta, un mio amico italiano, precisamente del Sud, precisamente del super Sud.

Io: Che succede?
PanciaPiatta: è successo un casino...
Io: Cioè?
PanciaPiatta: Ieri in discoteca ero con BarbaPassiva e, con l'alcohol e tutto... alla fine siamo finiti in bagno e mi ha fatto quellacosalì.
Io: E tu l'hai detto a AngiolettoDiSiviglia.
PanciaPiatta: Sì... il quale mi ha menato e mi ha sbattuto fuori di casa.

Per raccapezzarci un attimo, vi descrivo i personaggi:
PanciaPiatta è il classico ragazzo che piace un po' a tutti, il classico ragazzo che se ti si avvicina in discoteca non gli diresti mai di allontanarsi. PanciaPiatta è il classico ragazzo che ama scopare quasi più della sua stessa vita.
BarbaPassiva è il classico calabrese trapiantato a Milano e venuto a fare un master a Madrid per lo IED: lui, infatti, è carino, è passivo (ma che ve lo dico a fa'), è indie, è acido ed è intellettualmente poco stimolante. Lui, in sostanza, è la classica persona che riempie le strade di Milano e che confonde l'avere personalità con il fare lo stronzo.
AngiolettoDiSiviglia è il ragazzo di PanciaPiatta. Un amore di ragazzo. Perchè non solo lui è bello, alto, dolce e premuroso... ma sa anche cucinare bene. E, a quanto pare, tira pure dei bei pugni e possiede una casa in affitto che non vuole più condividere con nessuno.


Io: Va bene. Ok. Cioè no, non va bene per niente. Ma adesso dove sei?
PanciaPiatta: sono in piazza Tirso de Molina... ho una valigia in mano... hai un posto per me?
Io: Sì, vengo a prenderti.

E lo trovo lì: un ragazzo di venticinque anni tanto carino, con un mare di riccioli neri e un labbro spaccato dal suo ex, senza più le forze per piangere. Lo abbraccio.

Io: Mi racconti come cavolo è potuto succedere?
PanciaPiatta: Non lo so, guarda... non lo so... so solo che avevo bevuto... e che BarbaPassiva mi si strusciava contro, ci provava, diceva cose come "Dai non fare lo stupido" e altri ammiccamenti ma io non mi comportavo con lui in maniera diversa dal solito, era lui quello che ci stava provando... poi a un certo punto mi ha portato in bagno e mi ha fatto un servizietto... ma io non l'ho neanche baciato, non ho neppure voluto finire perchè la verita è che a me lui fa schifo, non mi piace per niente, né fuori né dentro, è proprio una persona del cazzo...
Io: sì ma quello che io vorrei capire è COMECAZZOHAFATTOANGIOLETTODISIVIGLIAASCOPRIRLO?!?!?!?!?
PanciaPiatta: Gliel'ho detto io.
IoPensando: Oh, merda. Questo è scemo. Io ho un amico scemo.
Io: Tu cosa, perdonami?
PanciaPiatta: La mattina dopo, dopo aver fatto l'amore.
Io: Il momento migliore, vero?
PanciaPiatta: Piove...
Io: Andiamo a casa, dai.

Arrivati a casa, lui si sistema la sua roba, rinchiusa alla rinfusa dentro una valigia, scarpe insieme a maglioni invernali e a mutande, indistintamente. Come qualcuno che fugge all'improvviso, non come qualcuno che parte. Come qualcuno che taglia la corda. Qualcuno che brucia un ponte teso tra gli argini di un burrone.
Si va a fare una doccia, io prendo un altro cuscino e un pigiama e preparo il mio letto alla vita a due.
E, nel frattempo, penso che io un uomo alle prese con una valigia, in giro per Madrid, che se ne va di casa e con un amante in mezzo... io l'ho già visto.

Esce dal bagno, usciamo per andare a fare un giro. Andiamo al Mc Donald's di Gran Vía. Percorriamo Calle de la Montera, con le sue prostitute spensierate e prigioniere di chissà quale destino; arrivati in cima alla strada, intravediamo l'angelo d'oro in cima alla cupola del palazzo Metropolis e mi domando quanto questa città sia sincera con me e quanto stia solo fingendo di essere felice e di farmi felice, come un grande Truman Show, come un Grande Fratello che ti obbliga a fare qualcosa che non vuoi e con il sorriso perennemente stampato sulla faccia.
E penso che alle volte il Grande Fratello di me stesso sono io.

Dopo essere ingrassati di tre chili in una volta sola nel grande fastfood ammmerigano, continuiamo a parlare.

Io: Ma cosa gli hai detto?
PanciaPiatta: Gli ho chiesto se mi ama. Lui mi ha detto che certo che mi ama e io gli ho risposto che lo amavo anche io e che la notte prima mi sono fatto fare un pompino da BarbaPassiva.
[Un'enorme goccia di sudore in stile "Sailor Moon" mi cola dalla tempia].
PanciaPiatta: Lui mi ha chiesto se lo stessi prendendo in giro, molto serio...
IoPensando: Era serio? Ma dai!
PanciaPiatta: ... e io gli ho detto che era la verità ma che non era nient'altro che un pompino e che non l'ho nemmeno baciato.
Io: E lui?

Ormai non sapevo più se trovarmi di fronte alla realtà o alla finzione. I suoi gesti, le sue parole, il suo tono di voce... era tutto così esasperato, così manieristico... E, realtà o finzione che fosse stata, era una commedia o una tragedia? O forse era solo una tragedia che cercavo di mascherare da commedia con un inaspettato cinismo endogeno rimasto sepolto per tanti anni in me?
Mi attacco alla cannuccia della mia CocaCola, come se fosse l'unica cosa che di reale fosse ancora rimasta attorno a me.
E continua a parlare.

PanciaPiatta: Lui si è messo a picchiarmi, lì nello stesso letto dove poche ore prima stavamo facendo l'amore. Io non avevo neanche il coraggio di reagire perchè lo so benissimo che me lo meritavo. Ho pianto tutto il tempo insieme a lui fino a che, adesso, non ho più neanche una lacrima da versare. Ma dentro continuo a stare male, BimboSottaceto. Credimi. Perchè, anche se ho fatto quello che ho fatto, io continuo ad amarlo, l'ho sempre amato, è lui l'uomo della mia fottuta vita.
Io: ...
PanciaPiatta: La cosa più brutta è stata vederlo piangere come un bambino mentre gridava che io gli avevo detto che l'amavo. L'ho ferito come uno schifoso bugiardo ma ti giuro che non era una bugia: io lo amo!
Io: ...
PanciaPiatta: Puzzo ancora di aglio?
Io: Prego?
PanciaPiatta: Tra le altre cose, mi ha pure lanciato addosso un bicchiere di gazpacho... e un po' mi è schizzato addosso... è stato a quel punto che ho capito di dover andar via.
IoPensando: Gazpacho lanciato? Perchè continuo ad avere questa fortissima sensazione di deja vú?

Mi guardo intorno: le pareti del fast food mi sembrano un set cinematografico, un immenso cartongesso.

Io: E AngiolettoDiSiviglia adesso dove è?
PanciaPiatta: Non lo so, so solo che è andato a casa di Chanel, dove era ospite BarbaPassiva... e l'ha schiaffeggiato di brutto.
Io: Ecco. Dobbiamo parlare anche con Chanel.
PanciaPiatta: Sì lo penso anche io. Ah, ti ricordi di BellaSenz'anima?
Io: Sì, perchè?
PanciaPiatta: Era ospite di AngiolettoDiSiviglia anche lei. Ha sbattuto fuori pure lei.
Io: E perchè?
PanciaPiatta: L'ha sentita dirmi che io in realtà non lo amo e che dovrei lasciarlo, come sempre mi aveva consigliato.
Io: Frena, frena, ora dobbiamo risolvere altre cose. Dimmi che hai fatto dopo che sei fuggito.
PanciaPiatta: Ho preso tutto quello che ho potuto, l'ho messo nelle valigie senza neanche guardare, ho chiamato un taxi, ho caricato tutto e mi sono messo a piangere, mentre il tassista cercava di consolarmi.

Mi guardo un'altra volta intorno: la sensazione di deja vú è ancora lì più presente che mai e mi chiedo quante delle persone attorno a me siano persone vere e quante comparse di un film.

PanciaPiatta: ho portato le valigie a casa di amici, un po' qui e un po' lì... ma nessuno aveva posto per me...
IoPensando: ... che culo che io abbia una camera così grande.
Io: Vabbè adesso devi risolvere con AngiolettoDiSiviglia.
PanciaPiatta: Mi ha pure cancellato da Facebook...
Io: è l'ultimo dei tuoi problemi.
PanciaPiatta: Tu puoi ancora entrare sul suo profilo?
Io: Aspetta che controllo... sì, guarda.
[Porgo l'iPhone a PanciaPiatta, il quale dopo due secondi strabuzza gli occhi e la sua espressione diventa quella dell'incarnazione dell'incazzatura]
PanciaPiatta: Ma ha appena caricato delle foto dal cesso di una discoteca!!! E chi è 'STO GRANDISSIMO FROCIO che lo ha accompagnato??? E guarda quanti amici ha già aggiunto!!! E dove CAZZO li teneva? Nel cassetto delle riserve?!?!?!? E guarda... GUARDA! Ha scattato la foto a una parete di casa sua!
Io: Eh... mbè?
PanciaPiatta: Qui c'era appeso il quadretto che gli avevo regalato io...
[PanciaPiatta inizia a piangere]
IoPensando: Cazzo, che siamo in un McDonald's dai...
[Lo abbraccio]
Io: Su, andiamo a casa...
PanciaPiatta: Dobbiamo chiamare Chanel...
Io: Lo faremo domani mattina... ora andiamo a dormire, sei stanco.

Il giorno dopo, ci vediamo con Chanel.
Piccola presentazione di Chanel: una figa del centro Italia. La classica ragazza bella ma non vistosa, la classica ragazza posata ed elegante nonostante la sua giovane età, senza risultare vecchia. La classica ragazza che può parlare di misure d'uccelli e dopo cinque minuti di letteratura. La classica bisex. Insomma, un mio mito.

Essendo Domenica, ci vediamo tutti e tre per parlare e per andare a fare un giro al mercato del Rastro, il più grande mercato all'aperto d'Europa.

Chanel: Sapete ragazzi, ho assolutamente bisogno di un coprispalle da usare in ufficio... magari in jeans... ma non deve costare più di cinque euro.
Io: E magari vuoi una fettina di culo del venditore in regalo?
Chanel: BimboSottaceto, sii supporter di questa mia sfida e aiutami a cercarlo... ci saranno duecento bancarelle, non posso fare tutto da sola!
PanciaPiatta: Chanel, con tutto il rispetto ma in questo momento per me in ufficio ci puoi andare con la figa al vento... mi dici che ha detto AngiolettoDiSiviglia quando è venuto a schiaffeggiare BarbaPassiva???
Chanel: Uhm, di questo non c'è la taglia... Dunque, sì, sostanzialmente ha detto che sei uno stronzo, caro. Che ti aspettavi, scusa?
PanciaPiatta: Sì ma neanche un pensiero su tutta una vita passata assieme?
Io: Otto mesi sarebbero una vita?
PanciaPiatta: Sono un tempo lunghissimo per una relazione.
Chanel: Nel mondo delle puttane, forse... Oh cielo! Forse l'ho trovato! Ah, no...
PanciaPiatta: E poi sai cosa abbiamo scoperto, ieri? Che IL GIORNO STESSO IN CUI GLIEL'HO DETTO lui se n'è andato in discoteca con non so chi!
Chanel: Amore, non vorrei dirtelo ma... tu te lo sei fatto succhiare da qualcuno che non era lui, quindi non so quanto tu sia autorizzato dall'ordine cosmico ad avercela con lui per qualsiasi cosa.
PanciaPiatta: Se scopro che ha scopato con qualcuno, lo mollo!
Io: Ma non l'hai ancora capito che è stato LUI a mollare TE?!?!?!?
PanciaPiatta: Non siete per niente romantici.
Io: Già, i pompini nei bagni delle discoteche, invece...
Chanel: Appunto. E poi, conoscendolo, non è proprio il tipo che va a scopare dopo un giorno che si è lasciato... si sarà solo voluto distrarre.
Io: Chanel... cercavi QUESTO???
[Porgo a Chanel un coprispalle PERFETTO]
Chanel: Io e te dobbiamo andare più spesso in giro a fare shopping.
PanciaPiatta: Quando avete finito di parlare di puttanate...
Chanel: Ah, comunque so anche che oggi BellaSenz'anima voleva andare a parlargli...
Io: Chanel, forse è meglio che ci vai tu a parlare, prima di lei... dato che BellaSenz'anima è tanto bella quanto poco diplomatica...
Chanel: Lo penso anche io
[PanciaPiatta non sta fermo un minuto]

Piccola presentazione di BellaSenz'anima: anche lei del centro Italia ma l'opposto di Chanel. Una che non ragiona, una che sa di essere bellissima e non ha paura a usare la sua bellezza seppur innocentemente, una che è terribilmente ingenua ma che è convinta di avere tutto in mano e di poter fregare chiunque, una che ha ventun'anni ma che già sniffa cocaina, una per cui molte cose serie sono solo dei giochi. Una ragazza che non sa dire di no, né al bene né al male.

Alla fine, ci ritroviamo tutti e tre in un ristorante indiano del colorato e multietnico barrio di Lavapies, per cena.

Chanel: Insomma, gli ho detto che se a te ti è andato di farti fare del sesso orale da un'altro, vuol dire che c'è un problema e che dovete capire cosa è e risolverlo. Mettervi a tavolino, con calma, all'aperto con tanta gente intorno così non fate cazzate. Discuterne. Prevedere possibilità. Fare ipotesi dei vari problemi che si possono presentare nella vostra coppia. Pianificare possibili soluzioni di tutti questi problemi. Comportarvi da persone serie, in pratica, cazzo. Lui è ancora preso da te, anche se terribilmente deluso.
BellaSenz'anima: BimboSottaceto, ma il tuo pollo come è... è alle mandorle? No, perchè mi sa che il mio è alla merda! Ahahahahahah! Comunque io gli ho detto che secondo me insieme non state bene. E punto. PanciaPiatta, c'hai venticinque anni: goditeli. E' ancora presto per una relazione come la vuoi tu.
PanciaPiatta: Ho provato altre volte a parlargliene e siamo arrivati alla soluzione che, vista la mia terribile dipendenza dal sesso, se fosse necessario, possiamo aprire la coppia a terzi occasionali mettendo alcune regole: io non devo baciare nessuno e non posso fare il passivo con nessuno.
Chanel: Ecco, appunto. Il vero problema sai qual è? Che siete due ATTIVI, caro mio. E finchè uno di voi due non rinuncerà totalmente alla sua attività per diventare solo passivo, non so quanto potrete durare...
BellaSenz'anima: Ah riga'... siamo senza una casa e voi state a parlare di attivi e passivi... ma vaffanculova'...
PanciaPiatta: Ce la cerchiamo tutti e quattro assieme, una casa?
Io: Io ho il contratto bloccato per un anno... cercatevela voi.
[Gli altri concordano e continuano a pregarmi di venire con loro]
Io: Non possoooo... col cazzo che lascio la mia bella stanzona... e poi ci mancava solo che adesso vi metteste a trovare casa tutti assieme... vogliamo far rimettere insieme questi due poveri cristi, prima?!?!?!?!

E intanto continuo a pensare a cosa vorrebbe dire rinunciare al proprio ruolo sessuale per l'altro.
Perchè alla fine l'amore non è nient'altro che questo, no? Un continuo venire a compromessi, fino a autocambiarsi per potersi compenetrare perfettamente con l'altro, vicendevolmente.
E il significato di questo semi-autoannullamente qual è? Nessuno lo sa. E, forse, neanche c'è.
E' amore: deve per forza avere un significato?

La notte dopo ancora, successe qualcosa di surreale.
PanciaPiatta e AngiolettoDiSiviglia si sono ritrovati allo stesso concerto, dei Sigur Ross o come cazzaccio si scrive.
In realtà, non è così surreale: i biglietti li avevano comprati prima del patatrac, per andarci insieme. Poi, però, successe quello che successe, così AngiolettoDiSiviglia ci andò coi suoi amici e PanciaPiatta ci andò con la sua coglionaggine.
Il resoconto della notte fu questo, raccontato dallo stesso protagonista il giorno dopo, a un BimboSottaceto, a una BellaSenz'anima e a una Chanel increduli nel comodo salotto di casa di quest'ultima, sorseggiando una salutare tisana d'erbe accompagnata da una salutare sigaretta d'erba buona.

PanciaPiatta: Quando l'ho visto con i suoi amici, non ho più capito niente e mi sono incazzato. Aveva addosso una mia giacca che mi ero dimenticato da lui mentre io indossavo una maglietta che lui mi aveva regalato. I suoi amici mi sono sempre stati sul cazzo e io a loro. Ho trovato inaccettabile che quei biglietti, comprati per il nostro anniversario, lui li abbia usati per andarci coi suoi amici del cazzo. Sono andato da lui e, senza neanche salutarlo, gli ho ordinato di darmi la giacca. Lui non voleva, allora gliel'ho tolta con la forza e poi mi sono tolto la sua maglietta, l'ho strappata e l'ho buttata a terra davanti a lui. Ero fuori di me.
Io: Si chiama disturbo bipolare.
PanciaPiatta: E poi io me ne sono andato ma lui, dopo un po', è venuto a cercare di calmarmi... e alla fine siamo rimasti noi due assieme, abbracciati, accarezzandoci dolcemente... e ci siamo baciati... Ragazzi, io lo amo totalmente.
Io: Ok, ti faccio una ricetta per qualcosa che ti stabilizzi un po' l'umore...
Chanel: Vabbè ma quindi come siete rimasti?!?!?!
Io: Che ci deve pensare su... ma io gli dò una settimana, poi inizio a scopare con gli altri.
BellaSenz'anima [a me e Chanel]: Perché lui lo ama totalmente, sapete...
PanciaPiatta: E che vuol dire?!?!? Sono un gran bel pezzo di ragazzo, sono fatto di carne e cazzo, se mi vuole rifiutare lo deve fare IMMANTINENTEMENTE. Non ho nessuna intenzione di aspettarlo in eterno.
Chanel: Beh, questo è giusto... però, se lo ami veramente, non ti sembra un pò prematuro pensare subito a quanti altri potresti scoparti se ti da un 2 di picche?
BellaSenz'anima: E piantiamola di prenderci in giro! Vi siete fatti il vostro percorso, vi siete fatti la vostra storia... adesso è finita! La volete capire o no? Non siete fatti l'uno per l'altro! Non è una tragedia! Si può sapere cosa o chi aspetti, veramente?!?!?!?

Si può aspettare l'amore? E' giusto dargli un termine, una scadenza come alla mozzarella? E quante volte lo dobbiamo aspettare? E sotto che condizioni?
E, se non lo vogliamo aspettare, che alternative abbiamo?
Prima ho detto che l'amore è un compromesso con l'altra parte della coppia... ma se l'altra parte della coppia, questa dolce metà non arriva mai, l'amore si trasforma in un compromesso con noi stessi?
Veniamo a patti con noi stessi su tante cose: il cibo, la palestra da scegliere, i vestiti da metterci... anche con la nostra possibile solitudine (o, per meglio dirla, singletudine)?
E se venissimo a patti con noi stessi, significherebbe essere realisti o far finta che tutto vada bene, mentre invece sta tutto andando a rotoli?

Nessuno rispose alla domanda di Chanel, rimasta sospesa nell'aria come una goccia d'olio sulla cristallina superficie di un bicchiere d'acqua.
Nessuno ha risposto mai agli interrogativi che mi sono posto in quel momento e che ho taciuto agli altri.
Fatto sta che, dopo pochi giorni, PanciaPiatta e AngiolettoDiSiviglia sono venuti a patti tra di loro e, un po', anche con se stessi, tornando insieme sentimentalmente e abitativamente.
E, nell'ultima notte che ho passato insieme a PanciaPiatta, una volta sotto le coperte e una volta spenta la luce, gli ho fatto la domanda che gli volevo fare fin dal principio di questa storia.

Io: Ma tu, perchè l'hai fatto?
PanciaPiatta: ... non lo so...
[Rifletto. Passa qualche attimo di silenzio.]
Io: Sei proprio un coglione...
[PanciaPiatta accende la luce, mi guarda muto per qualche secondo]
PanciaPiatta: Se tutta questa storia fosse un film, il finale perfetto sarebbe proprio questa scena.

Rispegnamo la luce ma ancora non riesco a dormire: l'impressione che qualcuno abbia già fatto un film a base di amore, sentimenti, isterismi, gazpacho, valigie e pianti in taxi, l'impressione che in questo momento stiano scorrendo dei titoli di coda... questa impressione continua a non abbandonarmi.

K.I.S.S. (Keep It Simple, Stupids)


martedì 18 settembre 2012

Appendice (infiammata?) al precedente capitolo


Purtroppo non posso mettere nei commenti le mie risposte alle reazioni sul post precedente perchè superavo abbondantemente i 400 milioni di caratteri e Blogger si è messo paura. Copio e incollo qui :)





Ma il casino che è scoppiato? Cercherò di rispondere a tutti in maniera esaustiva.

@Tutti quelli che sono contenti per la mia salute:
posso solo dirvi grazie e ricambiare l'abbraccio :)

@eFY:
sei adorabile! Ahahahahha!

@Marco, Symbelmune, Varenne e gli altri che si pongono ragionevolmente delle domande:
i dubbi che avete, purtroppo, non posso levarveli io. Al contrario di molti altri blogger, infatti, io NON voglio diventare famoso, NON metterò la mia fotografia nell’avatar, NON darò notizie precise sul mio conto, NON bramo sette milioni di followers su Twitter e Facebook  etc etc. Da qui si capisce facilmente come, nonostante sia veramente dispiaciuto per voi, non possa proprio arrivare dalla mia persona reale una benchè minima prova di quello che scrivo: semplicemente, per il mondo "al di là dello schermo", io rimarrò solo BimboSottaceto e non un ragazzo in carne e ossa con un nome e cognome veri e con cui poter parlare con facilità e togliersi qualsiasi dubbio su di lui e sulla sua vita. Proprio perchè quello che scrivo mi tocca da vicino e proprio perché, sfortunatamente, stavolta mi ha toccato qualcosa di grande, forse eccessivamente grande per un blog (perchè questo è: un blog. Ricordiamocelo. Non un manuale di buone maniere né di comportamenti virtuosi né un consultorio medico) preferisco che non sia palese chi sono io né chi siano le persone a cui mi riferisco né che i fatti che racconto possano essere riconosciuti facilmente.
Se provassi a immaginare che qualcuno che conosco legge il mio blog, l’unica cosa che proverei è probabilmente imbarazzo, paura di essere giudicato, criticato, stilizzato, non capito: per questo preferisco che tutto rimanga non “anonimo” bensì “diffuso”. Sarebbe a dire, cioè, che il mio intento non è che nessuno possa riconoscersi in quello che scrivo ma, anzi,  vorrei che tutti ci si possano rispecchiare almeno in parte e, perché questo avvenga, l’unico modo è usare l’anonimato su alcuni particolari, concentrando così l’attenzione su altri particolari ancora.
Il fatto che, poi, qualcuno di voi è meglio di 007 e mi trovi su qualche sito-pollaio con una facilità impressionante (ormai ho perso il conto di quelli che ci sono riusciti e dovrei davvero riprendere in considerazione il mio concetto di “anonimato”, a questo punto) è un altro discorso: nonostante cerchi di separare il mondo di questo blog dal mio mondo reale, nonostante cerchi di togliere nomi ed etichette ad una parte della mia vita e nascondere con colori sgargianti l’altra parte, evidentemente qualcuno sa comunque mettere insieme i pezzi del puzzle. Non è qualcosa che possa evitare: la “X”, l’incognita, l’avevo presa in considerazione fin dal principio. Qualcosa di sconosciuto, di non calcolato, sarebbe potuto balzare fuori quando meno me lo sarei aspettato, sarebbe potuto andare storto, avrei potuto fare un passo falso, avrei potuto dire troppo o forse troppo poco, avrei potuto essere tacciato di chissà quale comportamento abominevole, mi avrebbero potuto dare del frocio, avrebbero potuto capire chi sono… milioni di possibilità. Pazienza: non si è mai sicuri di niente neppure nella vita. Quindi perché spaventarsi per il blog?
Se fosse necessario, vi invito nuovamente a leggere le istruzioni per l’uso del blog: va letto per divertirsi, niente di più. Sotto non ci sono insegnamenti morali. E’ difficile da spiegare: racconto di me e di quello che vivo ma vorrei che chi si rapportasse a me, tramite questo blog, lo facesse considerando che (salvo casi eccezionali della vita in cui ci si incontri veramente) rimarrò per loro sempre una fantasia, un nickname  e poco di più. Non mi stupisce che ci sia chi non crede a ciò che scrivo: non dò prove della mia esistenza e non sono interessato a darle (anzi: sono interessato a NON darle!). Probabilmente anche io dubiterei di me stesso; sinceramente, però, è un problema che non mi tange e che, anzi, mi fa sorridere con affetto.
Ringrazio il commentatore Marco che ha definito il blog meglio del copione di una telenovela (per lo meno spero che fosse un complimento! Dipende dalla telenovela a cui ti riferivi!) però non penso che una bella sceneggiatura possa essere minimamente paragonata a neanche uno dei miei post!
Non toglierò la possibilità di fare commenti anonimi: non trovo senso a un blog se non si dà a tutti la possibilità di commentare… starà agli altri cercare il modo più giusto per farlo e a me andrà bene così.
L’argomento di come io sia esteticamente, sollevato da LadyGaga e da un altro anonimo, è divertentissimo: alcuni che mi immaginano bonazzo, altri un cesso… Ahahahahaha! Siete teribbbbili (con una sola R e cinquemila B)… comunque ringrazio l’anonimo per avermi definito, per lo meno, dotato di una innata simpatia e scopabile. Grazie di cuore, sei stato determinante: col tuo intervento, niente più Valium nella mia vita.
Credo di aver risposto a tutto e a tutti voi, anche se un po’ disordinatamente.
E come già detto in altre occasioni, se a qualcuno scapperà un sorriso o una lacrimuccia quando legge qualche mia stupidaggine… beh, forse loro hanno trovato la vera risposta ai dubbi che alcuni si pongono.
Del tutto involontario ma maledettamente vero.

K.I.S.S. (Keep It Simple, Stupids)

sabato 1 settembre 2012

Capitolo 25: Sky

Stamattina, ho chiamato alle Malattie Infettive dell'ospedale, per sapere se avevano intenzione di dirmi entro il secolo venturo come fosse andato il mio esame. Mi hanno detto che c'è stato un problema nel sistema di informatizzazione dei risultati e che per questo risultava impossibile visualizzarli tempestivamente ma che, adesso, posso vederli da qualsiasi computer dell'ospedale.
Oggi ho guardia, una lunga guardia dalle 15 alle 9 del mattino dopo.
Come ho trovato il tempo di scoprire che il primo esame è positivo, avrò il tempo anche di scoprire che lo sarà il secondo.
E' come entrare in un nuovo mondo, un po', no?
E' come se tutto cambiasse.
Domani iniziano le mie ferie e, arrivato a casa, dovrò anche dirlo ai miei genitori. Non ce la faccio ad affrontare tutto totalmente da solo.
Non avrà molto senso continuare a scrivere sul blog: in fin dei conti, il ragazzo ad alta Deviazione Standard non c'è più.

Ultimo K.I.S.S. a tutti.

Questo è quello che ho scritto all'inizio di Agosto.
L'avevo lasciato in forma di bozza, qui sul blog, senza mai pubblicarlo. Dato che ero effettivamente molto convinto che scrivere sul blog non avesse più senso, perchè non smettere subito? Forse avrei dovuto cancellarlo anche dalle bozze ma ho preferito tenerlo come se fosse un post solo per me.
Poi, a causa di una telefonata, ho deciso di pubblicarlo e raccontare quello che è successo dopo.

Durante la guardia, il mio capo è MirandaBailey. L'unica differenza tra lei e il personaggio di Grey's Anatomy è che lei è bianca, più alta e galiziana. Per il resto ha la stessa incazzosità con noi specializzandi che, al confronto, la Figàngela era una mansueta gattina.
Durante la guardia, la mia testa non ne vuole proprio sapere di usare il computer per altre cose che non siano quelle necessarie ai pazienti che mi sono stati assegnati però sapevo che ormai stavo finendo tutti i miei compiti, le ore piccole della notte si avvicinavano e, se nessun paziente nuovo fosse arrivato, sarei stato con le mani in mano.
Mi ritrovo con le mani in mano, infatti: mi faccio coraggio e cerco i miei risultati nell'intranet dell'ospedale.
Appena apro il PDF, sento un sibilo di serpente alle mie spalle: è MirandaBailey.

MirandaBailey: Ti stai rilassando guardando come stanno le tue transaminasi?
Io: Oh, guarda, tutto a posto, le analisi per domani mattina del box 10M le ho già chieste, il 12P sta facendo la trasfusione e quando la finisce gli programmo un emogramma di controllo; l'RX torace del 9 era negat...
MirandaBailey: Non me ne frega niente. Come va la diuresi dell'11A?
Io: Oh, ora vado a ved...
MirandoBailey: Ora vai a vedere? ORA VAI A VEDERE? E perchè invece di rimanere qui a cazzeggiare al computer non l'hai vista PRIMA? Eh? Ma lo capisci il castigliano quando te lo parlano? Ascolta, io non so l'italiano ma tu devi sapere lo spagnolo e se ti dico che la diuresi dell'11A va controllata ogni ora, tu ogni ora me la devi saper dire!
Io: Ma te la dico in un secondo!
MirandaBailey: L'ho già vista io, ragazzo mio. Ha pisciato 500. Aggiorna la sua cartella e così lo possiamo mandare a casa. Pensaci tu.

Arriva un nuovo paziente. Un probabile infarto.

MirandaBailey: Cazzo. Vai a vederlo tu e qui ci penso io.
Io: Ok.
MirandaBailey: BimboSottaceto?
Io: Sì?
MirandaBailey. Ho notato che SEI LENTO. Questo è un servizio di Urgenza. Non siamo in una Reumatologia. SPICCIATI.

Dopo che ho sistemato il paziente e dopo essere stato rassicurato dagli altri miei colleghi che MirandaBailey è una brava ragazza, un ottimo medico ma è fatta così e non me la devo prendere, arriva finalmente la tranquillità tale per cui ci dividiamo i turni per dormire. A me capita il secondo turno: alle 6 del mattino potrò già andare via dall'ospedale, prima del previsto.
Mi va totalmente via dalla testa il fatto che io devo ancora sapere se il mio risultato del Western Blot è positivo o meno. Mi dimentico totalmente che io ho la possibilità di sapere finalmente se ho o non ho l'AIDS.
Dopo il passaggio delle consegne, vado nello spogliatoio, mi faccio due chiacchiere con gli altri ragazzi che smontano la guardia e usciamo tutti insieme.
Lì fuori dallo spogliatoio, coi suoi occhi scuri e la mandibola serrata come in un morso, MirandaBailey stava aspettando qualcuno.

MirandaBailey: BimboSottaceto, aspetta un attimo, ti devo parlare.

Gli altri miei compagni spalancano gli occhi e fanno un'espressione come per dirmi "Sei nei guai, amico mio: oggi ti ha preso di mira", mi salutano e salgono le scale verso il piano terra. Io penso che sto in un incubo e che non vedo l'ora di svegliarmi nel mio lettone.

MirandaBailey: La RX torace del 9 non era per niente negativa. C'era una scoliosi dorsale.
Io: Beh vabbè, l'ho comunque refertata e ad ogni modo il paziente veniva per un'angina...
MirandaBailey: Allora la prossima volta specifica meglio per COSA l'esame lo ritieni negativo. Voglio precisione e completezza, hai capito? Precisione e completezza. E rapidità.
IoPensando: Questa è fuori di testa.
MirandaBailey: So che è questo è il tuo primo periodo di lavoro, le tue prime guardie e tutto, ma proprio per questo hai molto da imparare e quindi cerca di SBRI-GAR-TI quando fai le cose. Più ti sbrighi facendo le cose che già sai fare... perchè le sai fare e tu lo sai... e più avrai tempo per imparare cose che ancora non sai.
Io: Ok, scusami. La prossima volta sarò più svelto.
MirandaBailey: Un'altra cosa: ho visto le tue analisi.

Un fulmine mi passa per la testa: le analisi! Ma quanto sono idiota! Ho lasciato il PDF aperto sul pc!

MirandaBailey: Capisco che sei stato agitato e magari avevi la mente altrove ma non sognarti che io possa essere meno dura sul lavoro di quello che già sono, hai capito? Siamo medici, abbiamo a che fare con la vita delle persone e voglio il massimo da te. Se hai dei problemi che ti impediscono di concentrarti sul lavoro, devi chiedere dei giorni di ferie. Quando avrai risolto i tuoi problemi, allora potrai tornare a la...

Io: Miranda, scusami, ma devo proprio andare a vederle perchè ancora non...

MirandaBailey non dice niente, semplicemente mi fa cenno di stare zitto e tira fuori dalla tasca del suo camice un foglio: le mie analisi, stampate.

Sono negative.
Il test definitivo è negativo.
Non sono sierpositivo.
Io non ho l'HIV.

Io: Oh, Dio mio tu non sai neanche...

Mi rendo conto che tremo e MirandaBailey mette una mano sul mio avambraccio, come per fermarmi, come per calmarmi.

MirandaBailey: Non lo so ma posso provare a immaginarlo. Adesso, abbiamo finito la guardia. Abbiamo la giornata libera. Non pensare più a questa brutta storia. E sai cosa deve fare uno specializzando del primo anno quando finisce la guardia e sta ancora a parlare col suo capo?
Io: No... che cosa?
MirandaBailey: Gli offre un caffè alla macchinetta. Tira fuori le monetine, bello.

Io e MirandaBailey ci facciamo una risata. Una risata liberatoria. Per lei, liberatoria della tensione della guardia; per me, liberatoria di tutto, di tutto il marcio che stavo accumulando dentro.
Saliamo al primo piano e usciamo fuori, coi nostri caffè in mano.
Ci sediamo in una panchina che c'è nello spiazzo verde di fronte all'ospedale.
Due camici bianchi con ancora il fonendo al collo, intenti a raccontarsi di quanto sia bella la Galizia e quanto sia bella una piccola isola italiana al centro del Mediterraneo.

Alzo gli occhi e vedo che il cielo, sopra Madrid, dopo una dura notte nera, diventa un'altra volta azzurro.

E capisco che è qui che voglio stare.

K.I.S.S. (Keep It Simple, Stupids).

lunedì 30 luglio 2012

Capitolo 24: Sing me to sleep

Scherzo del destino, ho visto negli ultimi giorni un sacco di pazienti HIV positivi.
Persone del tutto normali che, però, tengono dentro di loro una bomba a orologeria che va continuamente disinnescata.
Ho talmente tanta voglia di chiedergli come si vive anni e anni così, con questa tensione, con questa paura... ma non posso parlargli, non è mai il momento opportuno, nella mia vita.

E, paradossalmente, la mia vita è come se mi si stesse allungando perchè non ho più sonno, una lunga corsa fino al mattino successivo, quando avrò qualcosa da fare per non pensare più a me stesso.
Continuo a non dormire.

Ho fatto il test definitivo.
I risultati ancora non sono arrivati.
E' strano, ci stanno mettendo molto ma io non ho neanche fretta di sapere: queste cose poche volte finiscono bene.

Intanto, continuo a non dormire.

Ho iniziato a fare un po' di attività fisica, per rilasciare i nervi. Mi piace tantissimo correre al Parque del Buen Retiro, passare di fronte al laghetto e al Palacio de Cristal, salutare i cigni che sguazzano e le famigliole che fanno picnic.
Nascondermi tra due cespugli e vomitare a causa della nausea che mi danno gli antiretrovirali.

Anche se corro per due ore, dopo non ho sonno.

Sono andato in una discoteca con degli amici.
Una discoteca, sabato sera. Non avevo molta voglia di andarci. Forse tutto è iniziato da qui.
Ho conosciuto un amico dei miei amici.
Si chiama Rosario. E' un nome così bello che non ho neanche voglia di camuffarlo mentre lui è il tipico ragazzo che non mi piace, tutto radical-chic, super-carino, super-figo, super-lasciami-stare.
Dopo un po' Rosario mi si avvicina e mi chiede che cosa ho.

Io: Che cosa ho?
Rosario: Sei l'unico che non ci sta provando con nessuno, qui dentro. L'unico che non ha bevuto e l'unico che non si è calato niente.
Io: Non è il caso.
Rosario: E perché no?
Io: Non sai neanche quello che dici.
Rosario: Neanche io ho voglia di stare qui.
Io: Me ne vado, salutami gli altri.
Rosario: Vado anche io, andiamo da me.
Io: Ok.

Non dovrei andare a casa di un altro ragazzo, però non ho sonno.

La casa di Rosario è la casa di qualcuno che parte: in camera sua, ci sono scatoloni ammassati, un letto sfatto e un comodino pieno di cose messe lì alla rinfusa.

Io: Te ne vai?
Rosario: Tra due giorni. Sai, è finito il tirocinio. Ritorno a Milano. Però mi dispiace.
Io: Darei non so cosa per andarmene anche io.

Rosario mi fissa in un modo che mi spaventa perché improvvisamente non mi sembra lo stronzo che avevo pensato prima.
Sembra quasi comprensivo.
Sembra quasi comprendere.
Io seduto su una sedia in camera sua, lui appollaiato sul letto.
Si accende una sigaretta e accende la radio, sintonizzandola su una stazione di vecchi successi.
Sono le 4 del mattino e ancora non sonno.

Rosario: Cosa hai?
Io: Ma niente. Ancora con questa domanda?
Rosario: E allora perchè non mi racconti niente di te?
Io: Ok. Vengo da un'isola.
Rosario: Si sente. Pure io. Ma da un'altra.
Io: Si sente. Mi piace toccare le pance. Sono tenere.
Rosario: E' per questo che fai il dottore?
Io: Può essere, non ci ho mai pensato, io non... spesso non so il perché delle cose che faccio.
Rosario: Neanche del perché vuoi andartene?
Io: Perché questo città FA SCHIFO.
Rosario: Solitamente alla gente piace: è grande, è pulita, c'è sempre il bel tempo, non ci sono discriminazioni...
Io: Per favore. Questa città promette lavoro senza poi avere i soldi per pagare gli stipendi. Questa città è superpulita ma non multa chi piscia per strada. Questa città promette grandi amori o avventure sessuali e poi...
Rosario: ... e poi...
Io: Lasciam perdere.
Rosario: Dipingi Madrid in un modo bizzarro. A me sembra che più che altro stai dipingendo la vita.

Lo guardo. Che abbia ragione? E' semplicemente la vita un gran disequilibrio?

Io: Guarda. Guarda fuori dalla finestra. Hai mai visto il cielo grigio a Madrid?
Rosario: Poche volte. Perché?
Io: Perché qui è come se non esistesse l'inverno. Ma a volte tutto è congelato, lo stesso. A me qui sembra che sia tutto una farsa. Madrid è come un mostro, un pagliaccio che se la ride di me, senza rispetto. Che ho fatto di male, io?

Non avevo intenzione di piangere di fronte a uno sconosciuto di 24 anni, con una lieve sfumatura rossastra nella barba che avrei voluto anche per la mia, con la vita che facevo io solo un anno fa, tra Milano e paesini della pianura padana, tanto studio e qualche distrazione, serate di nebbia e luci al neon, poche cose ma che mi facevano stare bene, poche cose da cui volevo fuggire.
Per cercare cosa, ancora non lo so.
So solo che non ho ancora sonno.

Rosario mi abbraccia.

Rosario: Vedi che qualcosa ce l'avevi?
Io: Quello che ho è un test positivo. Devo fare la controprova ma sto morendo di paura.E forse ho contagiato pure il mio ex che è stata una delle persone che ho amato veramente. Io gliel'ho detto ma non so se ha fatto il test anche lui, so solo che non mi chiama più. Mi sembra di non avere più una casa.

Rosario mi stringe più forte.

Rosario: Non so come aiutarti ma se potessi lo farei. Mi spiace esserci conosciuti così tardi.
Io: Le persone migliori le conosco sempre troppo tardi.
Rosario: L'importante è conoscerle.

Mi stringe ancora.

Rosario: Io tra due giorni parto. Promettimi che mi farai sapere come stai.
Io: Non posso.
Rosario: Perché?
Io: Perché forse non voglio saperlo neppure io.
Rosario: Se è vero che Madrid è tutta una finzione, tu cerca di rimanere nella realtà. Anche se non ti piacerà, anche se non ti andrà di dirmi come stai.
Io: Ci proverò.
Rosario: Sono le 5 del mattino: vuoi dormire qui con me?
Io: E smetterai di abbracciarmi?
Rosario: No.

Nella radio, intanto, passava una vecchia canzone degli Smiths.

...Sing me to sleep and then leave me alone...

domenica 15 luglio 2012

Capitolo 23: HIV +

Quando avevo visto che il test era positivo, non ho avuto una grande reazione.
Avevo fatto la visita e le analisi mediche per il posto di lavoro e, in attesa che mi consegnassero i risultati cartacei, mi ero messo a vedere nell'intranet dell'ospedale se già erano usciti lì.
In quel momento, ero di guardia in Urgenza, saranno state più o meno le 3 del mattino.
Dò un rapido sguardo al PDF delle analisi: c'è un numeretto con una stellina a fianco. Si riferisce agli anticorpi contro il virus. Il numeretto è troppo alto per essere normale e la stellina lo sta segnalando.
Vorrei rileggere un'altra volta ma il forte accento andaluso del mio capo mi dice "C'è uno nuovo in uno dei tuoi letti, vai a vedere che ha" quindi mi alzo e vado a vedere il mio nuovo paziente.

Il mio nuovo paziente. L'unica cosa che in quel momento mi consente di stare coi piedi per terra. Assoluta concentrazione.

Lo esploro.
Gli faccio l'anamnesi.
Chiedo analisi del sangue e radiografia del torace.

Massima concentrazione.

Dopodiché, riguardo un attimo il mio PDF: la stellina è proprio a fianco del valore degli anticorpi contro il virus dell'AIDS.

Voglio un'assoluta concentrazione.

"Vuoi che ti aiuti? Sei in alto mare? Io coi miei ho praticamente tutto sotto controllo, se vuoi mi incarico di uno dei tuoi" chiedo a una mia compagna. Ma lei si volta, mi guarda, mi fa un sorriso molto bello e dolce e mi ringrazia, dicendomi che non c'è bisogno.

Devo ritrovare l'assoluta concentrazione.

Le 4 del mattino. Turniamo per dormire. Turno 1, turno 2 o turno X. Sorteggiamo. A me, per la prima volta, è capitata la X ovvero posso dormire fino alla fine della guardia. L'altra X capita allo specializzando di oncologia del primo anno. E' proprio bello.

Mi concentro su di lui. Un viso perfetto, capelli biondo scuro, occhi azzurri, barbetta, alto, simpaticissimo. Mi devo concentrare su di lui.

Entriamo in camera. Ci buttiamo sui letti.
Chissà se fare sesso con lui mi aiuterebbe a non pensare a quello che potrei avere.
Chissà se potrò mai fare di nuovo sesso.
"Come ti è andata la guardia?" mi chiede, sorridendo.

Un sorriso perfetto. Mi concentro sul suo sorriso, maniacalmente: colore, forma dei denti, posizione. Tutto perfetto.

"Bene, grazie. E che fortuna che ci sia capitata la X, eh?" gli rispondo, mentendo, dato che avrei voluto continuare a lavorare senza fermarmi mai, fino a morire di lavoro. Ci mettiamo sui letti e lui spegne la luce.
Non stavo lavorando e non potevo vedere il bellissimo specializzando di oncologia del primo anno: in quel momento l'unica cosa su cui potevo concentrarmi, quindi, era il fatto che il mio test è positivo.

Il giorno dopo, sono andato a parlare col servizio di malattie infettive dell'ospedale. La dottoressa mi ha detto di non preoccuparmi. Mi ha detto che io ho fatto solo un test di screening. Mi ha detto che quel risultato verrà valorato con un ulteriore test, più specifico sebbene meno sensibile.
Gli ho detto che comunque ho un test positivo, che sono un medico anche io e che voglio la massima sincerità da parte loro, quindi niente sciocchezzuole che raccontiamo sempre ai pazienti per tranquillizzarli come "non si preoccupi" o "migliorerà" o "la medicina sta facendo passi da gigante" o "ci sono delle celluline impazzite".
La dottoressa è d'accordo; va un attimo nella stanza accanto e torna con un sacchetto di plastica pieno di pillole. Mi dice "Iniziamo subito con la terapia antiretrovirale, senza aspettare i risultati del test di conferma, ok? Per sicurezza". Per sicurezza: in linguaggio medico, sarebbe che la possibilità che anche il test di conferma sia positivo non è trascurabile.
Prendo quel sacchetto, lo metto nella mia tracolla, saluto ed esco di lì.

Quella tracolla l'avevo comprata durante l'università, dopo aver superato non mi ricordo che esame. Devo concentrarmi per ricordarmi che esame era. Concentrazione.

La terapia antiretrovirale è una cosa che ti stende, letteralmente.
La nausea a non finire, tutto il giorno e tutta la notte, è l'effetto collaterale che più mi devasta. Mi sembra di vivere in barca, tutto il tempo. Ma non in vacanza: con un mare mosso, cattivo e nero, che odora di pesce marcio. E pare che questo sia nulla, al confronto con quello che potrebbe venire dopo.

Al servizio di malattie infettive dell'ospedale, mi hanno caldamente consigliato di fare la lista delle possibili persone che mi potrebbero aver contagiato o che io potrei aver contagiato io.
Io la lista l'ho fatta. Il problema è che molti di loro non posso rintracciarli: di alcuni non ho il numero di telefono e, di quelli di cui sospetto di più, non mi ricordo nemmeno il nome.
Chiamare queste persone e mettere loro paura è stata la cosa più umiliante della mia vita: molti non hanno reagito bene, alcuni si sono terrorizzati, altri si sono arrabbiati. Quel che è certo è che, se mai uno di loro risultasse positivo al test, potrei avercelo sulla coscienza.

La parte più dura è stata dirlo a BigAngel. Lo chiamo.
Appena ho sentito la sua voce, quella dolce cantilena caraibica, mi è salito un groppo in gola. Cerco di parlare un po' del più e del meno, per sciogliermi. Poi gli racconto quello che è successo, iniziando con la classica formula del devo-dirti-una-cosa.
"... e quindi, capisci che forse è meglio che ti fai un controllo del sangue pure tu, insomma un test per l'H..."

Mica è facile tenere le lacrime chiuse negli occhi, quando tutta la tua concentrazione adesso è proprio dove non vuoi che sia.

Io: ...un test dell'HIV... scusa, è che sono molto nervoso...
BigAngel: Non hai nessun motivo per esserlo, cariño... non piangere.
Io: Guarda che se sei positivo, hai tutto il diritto di pretendere da me spese mediche o...
BigAngel: Smetti di piangere, dai. Non risulterò positivo. E non è detto che lo sia davvero neanche tu.
Io: Se ti ho fatto del male, io...
BigAngel: Se scoprirò di averlo anche io, non ti addosserò mai la colpa di niente.
Io: Sì ma la colpa me la addosserei io, lo stesso! Ti giuro, sto malissimo, voglio solo che tu sappia che se ti è successo qualcosa mi dispiace e che non avevo la benché minima intenzione di farti vivere una vita di merda... io non so cos'altro dire, davvero...
BigAngel: Non dire niente e ascoltami, andrà tutto bene. Tu rimani il ragazzo più fantastico che abbia mai conosciuto, ok? Purtroppo ora devo andare a lavorare, ci sentiamo più tardi, se vuoi. Stai tranquillo, andrà tutto bene.

Chissà se adesso anche lui sta cercando qualcosa per mantenere la sua concentrazione su qualcos'altro.

Non mi ricordo di aver mai avuto penetrazioni senza preservativo. Qualche strusciamento, qualche contatto, quello sì, però non mi ricordo di essere mai stato penetrato senza. Chissà quando diavolo è successo: i primi tempi che ero qui o forse no. Magari quelle volte che sono finito con qualcuno dopo aver bevuto un bicchiere di troppo che ti toglie le inibizioni o che non ti fa verificare che il tuo partner si metta il preservativo, magari in una di quelle serate in cui ero fuori di me è successo qualcosa. A quanto sembra, "qualcosa" è più che sufficiente.

Vorrei soltanto sapere cosa mi passava per il cervello. Vorrei soltanto sapere con che faccia di bronzo posso occuparmi della salute delle altre persone quando io sono stato il primo che ha preso la sua e l'ha probabilmente fatta a brandelli.
Vorrei soltanto capire se questa rabbia che mi monta dentro riuscirò a controllarla o se mi ucciderà, insieme a qualcun altro che magari ho contagiato.

Vorrei trovare un qualcosa su cui concentrarmi, su cui scaricarmi, su cui deviare l'attenzione... ma non la trovo. L'unica cosa che trovo è questa voglia di fare del male, possibilmente a chi mi può aver distrutto la vita. O alla mia stupidità. Ma la stupidità è imbattibile e me la devo tenere. Forse è l'unica malattia davvero incurabile, altro che AIDS.

Sento solo che dentro ho una rabbia di quelle malsane, tinte d'invidia e prive di logica, che mi sta facendo diventare una persona cattiva e che tutta questa rabbia mi allontanerà anche da chi vorrà cercare di starmi vicino.

Mi vergogno tantissimo di me stesso.

sabato 7 luglio 2012

Capitolo 22: Slow, fast, GayRomeo

Una sera, con PetitePutaine.
Solito sabato sera: da "Siamo due romantiche, vogliamo il grande amore" a "Guarda quello quant'è bono, beviamoci una birra che dobbiamo disinibirci" nel giro di mezzo secondo. Un classico, insomma.
Veniamo avvicinatE ehm, scusate, avvicinatI da uno di quei ragazzi carini e chiacchieroni che distribuiscono flyers (come si chiameranno? Flyeristi? O magari PR! Mi sovviene adesso, dato che sono biondoh) che ci invita a entrare nella discoteca dove lavora.

Pinguazzo: Hola, volete entrare?
Io&PetitePutaine: Sììììììììììì!!!
Pinguazzo: Ma siete italiani?
Io&PetitePutaine: Sìììììì! Ma pure tu??? Nooooo!!!
Pinguazzo: Sììììì! Di dove siete?
Io&PetitePutaine: Isolaniiiiii!
Pinguazzo: Noooooo!
Io&PetitePutaine: Nooooo! Pure tuuuu???
Pinguazzo: Noooooo!
Io&PetitePutaine: NOOOOO! PURE TU???
Pinguazzo: Cazzo, ho detto di NO. Però io e gli isolani abbiamo una connessione che boh. Cioè sai tre miei ex erano isolani.
Io: Ah.
PetitePutaine: Ma tu dimmi.
Io: 'sti cazzi, vero?
PetitePutaine: Ma proprio impressionante.
Pinguazzo: Ma sarete stronzi?
Io&PetitePutaine: AHAHAHAHHAHAHA!
Pinguazzo: Avanti, entrate in discoteca e aiutatemi a riempire la busta paga. Prendete 'sti flyers.

E, dopo una serata alcolica passata in discoteca, dove il ragazzo bono per cui ci siamo ubriacati non ci ha cagati manco di striscio, dove le uniche palpate sul culo che abbiamo ottenuto sono state quelle di gggenti (con la "i" finale) improponibili, dove siamo tornati a casa alle 7 della mattina e abbiamo dormito tutto il pomeriggio, io mi sveglio.
E come tutti i grandissimi froci del mondo, appena sveglio di domenica sera posso fare solo tre cose 1) Grindr, 2) siti-pollaio, 3) andare in palestra. Dato che non vado in palestra e dato che l'iPhone era ir-ri-me-dia-bil-men-te lontano, scelgo la busta numero 2.
Suono d'arpa arpeggiante arpeggiosa: qualcuno mi ha mandato un messaggino.
Era Pinguazzo. Solo che io ero già in mezzo coma etilico, quando l'ho conosciuto e, quindi,  non mi ero reso conto che era decisamente caruccio. E non mi ricordavo che fosse alto 1,80. Insomma ho dedotto che fosse Pinguazzo solo perchè mi diceva "Grazie per aver ingrassato la mia busta paga :) ".
E io che pensai "Ma grazie un corno! Vieni qui e baciami in bocca!". Ovviamente, non ho potuto dare forma scritta a questo pensiero. Non l'ho ritenuto opportuno. Piuttosto, ho preferito trasformarlo in un più cortese "Una di queste sere che non lavori, magari possiamo andare a prenderci un caffè". Clicco "invia" e mi ricordo subito dopo di cosa significhi, nel mondo gay, "prendere un caffè".
Significa scopare.
Servita la figura di merda, bella calda e fumante.
Ma la cosa più incredibile è che lui me lo fa pure notare: "Sei proprio un porco", mi dice con uno smaili. Cerco di spiegargli che volevo davvero solo prendere qualcosa da bere ma lui coglie la palla al balzo e mi fa notare che lo sapeva già che volevo prendere e anche bere, profondendosi in altri quattro o cinque smaili.
Decido di chiudere lì la conversazione. Non gli rispondo. Mi sembrava già di aver fatto abbastanza la figura della zoccola. Non che mi vergogni di fare la zoccola, solo che non posso farla quando mi sono appena svegliato e con ancora mezza sbronza addosso: un MINIMO di ritegno, cacchio.
Però lui continua. E insomma alla fine decidiamo di uscire insieme (tagliamola corta perchè mi sto rompendo le balle di fare la telenovela su una chattata di GayRomeo).

Primo appuntamento: tutto liscio, davvero carino, si parla, si ride e si scherza. Lui è un gran burlone, è giovanissssssssimo, ha solo 24 anni (mi sento un DILF) e ci salutiamo con appena un bacetto sulla guancia.
Perfetto. Non gli piaccio, mi dico.

Tipico, no? Tipico di me, dico. O tutto o niente, bianco o nero, le sfumature mai una volta che mi ricordi che esistano. Ormai sono talmente abituato a questo circuito di sesso che faccio a fatica a poter intendere il mancato avvicinamento fisico come un segno netto e inequivocabile di non interesse. Non so se questo sia merito di questa città, non so se è COLPA di questa città, non so se vuol dire solo che sono una vacca io o, magari, un deficiente... fatto sta che non mi ha baciato né scopato ERGO non gli piaccio. E basta. Categorico.

Secondo appuntamento: lo ritengo un appuntamento del tutto in amicizia. Alla fine della serata, propone di vedere un film a casa mia. "Casa mia" inteso come "camera mia" la quale (come sempre quando ci fai entrare qualcuno di appena conosciuto) era meno ordinata della vita sessuale di Sara Tommasi.
E alla fine del film, la metro era già chiusa. Con un po' di malizia, gli dico che se vuole può rimanere a dormire da me. "Tanto non gli piaccio, dice di no", penso. E mi dice di sì.
E' così bello dormire abbracciati a lui. E credo che sia stata la stessa opinione del suo pene, a giudicare da come reclamava un posto tra i nostri due corpi. Io, però, che sì sarò zoccola ma sono pur sempre un ultra-25enne con un po' di voglia di provare una relazione vera e che duri più di due settimane, prendo in mano la mia dignità e gliela sbatto in faccia (la dignità), dicendogli: "Guarda, dovremmo andarci piano. Io ti piaccio, un minimo, no?". Lui, con un gran sorriso, mi indica con entrambe le mani la sua erezione e io divento così:
E' dolcissimo ed è d'accordo nell'andarci piano.
Sento già qualcosa per lui.
Non è un colpo di fulmine. Pinguazzo non è il nuovo BigAngel. Però tutto questo rispetto che ha per me mi fa un sacco di piacere e mi fa venire voglia di stritolarlo di coccole. Insomma diciamo che c'è una sana simpatia che preme gli argini del fiume "scopamicizia" per invadere i fertili campi del "fidanzamento".

Certo. E poi c'era la marmotta che confezionava la cioccolata.

Terzo appuntamento. Ci andiamo giù pesante col contatto fisico. Ma io, arrivato a un certo punto (leggasi:il momento della penetrazione, di mettere la palla in buca, di chiudere lo spiffero, di TROM-BA-RE) faccio di nuovo la faccia da fatalona sexy e con voce arrocata dal quasi-orgasmo gli dico "No, dai... meglio aspettare". E lui si gira dall'altra parte del letto e sospira "Ok..." e io lo abbraccio da dietro, mentre un ghigno enorme mi sboccia in faccia, da orecchio a orecchio, convinto di essere in Beverly Hills 90210 e tramutato in Donna che la fa sudare a David.

Quarto appuntamento. Stavolta, non ce la faccio più.
"No, aspettiamo, rimaniamo abbracciati". E stavolta è lui che me lo dice. E io che penso "Ecco, ora con le tenerezze esageriamo. Mica voglio fare sei mesi di bacini. Ma va bene". Così ci limitiamo alle cosine leggere, con la speranza che sia l'ultima volta.

Quinto appuntamento. Al letto neanche ci arriviamo. Mi dice che non vuole rovinare niente col sesso.

Io: Scusa, ho sentito bene? Rovinare?
Pinguazzo: Eh...
Io: Ma sbaglio o ci frequentiamo ormai da due settimane?
Pinguazzo: E' che io so già che col sesso andremo a rovinare tutto...
Io: Ma che dici??? Ma insieme stiamo bene! Cioè guarda che non sparisco mica e blablablablablablablablabla
Pinguazzo: ...perchè...
Io: ...e poi mi hai così scaldato che ora non puoi lasciarmi così ti prego dai andiamo da te io sono seriamente interessanto a frequentarti e blablablablablablabla...
Pinguazzo: ...perchè sono passivo anche io!
Io:  
Pinguazzo: Eh...
Io: Ma... passivo oppure passivopassivo?
Pinguazzo: passivopassivopassivo.
Io: Cioè tu proprio mai mai fai fiki fiki?
Pinguazzo: Una volta all'anno, magari.
Io: Ma tu mi piaci...
[Pinguazzo piange. Oh giuro, ha pianto]
Io: No dai, su, su... non è una tragedia essere passivi.
Pinguazzo: Promettimi di non sparire.
Io: Ti sto abbracciando, infatti.

Ho voluto rallentare tutto perchè, chissà, magari sarebbe potuto finire tutto in maniera diversa, rispetto a quando vado direttamente a letto con qualcuno.
Del resto, quando si fanno sbagli, qualcosa si deve pur cambiare.
E' stato così, infatti: ho cambiato e lo stesso sbaglio non l'ho ricommesso. Niente sesso e, quindi, niente ennesimo fidanzato futuro ex. Piuttosto, è venuto fuori un amico un amico.
Rallentare in questa autostrada del sesso o dei sentimenti o di queste intricatissime cose senza nome, per caso fa comunque evitare di farci sbandare e andare fuori strada?
E allora perchè, a me, dopotutto ha bruciato per un bel po', la mancata conclusione con Pinguazzo?
Non dovrei essere contento di aver comunque guadagnato un nuovo amico?
E devo dedurre che i fidanzamenti sono rapidi e le amicizie lente?
Ma non era il contrario? Un'amicizia non si costruiva solidamente fin dalla prima occhiata d'intesa? E un fidanzamento non si costruiva con un sano e lento giorno-dopo-giorno?
Forse né l'uno né l'altro.

O, forse, dovrei imparare a leggere meglio i profili di GayRomeo.

K.I.S.S. (Kiss It Simple, Stupids)