lunedì 5 dicembre 2011

Capitolo 14: The most difficult thing

E' difficile parlare di quello che c'è stato tra noi e che, non so per quanto, continuerà a esserci.
E' difficile capire che ciò che c'è stato non potrà continuare e che il modo migliore per uscirne, sia per te che per me, è che in fretta mettiamo da parte questo periodo stupendo.

Andare via da casa tua e salutarci, ieri sera, è stato strano. Non ti dirò, come una quindicenne infatuata, che è stato "bellissimo ma allo stesso tempo terribile" o che "volevo che il nostro ultimo saluto non finisse mai".
Dico solo che è strano.
Strano perchè, dopotutto, il nostro addio è come la prima volta in cui ci siamo visti: Madrid ai nostri piedi, illuminata. L'unica differenza è il cielo, quel cielo che di lì a poche ore avrai solcato, ancora privo di stelle ma già tinto di arancio e di viola.
Beh, effettivamente, c'è un'altra differenza: stavolta non ridiamo, non sorridiamo neanche. Semplicemente siamo l'uno appoggiato con la testa sulla spalla dell'altro e ci abbracciamo, quasi a voler impedire la tua partenza con un mero stratagemma meccanico, quasi a voler approfittare di quegli ultimi secondi per ringraziarci della nostra esistenza non solo con le parole ma anche fisicamente. Stiamo lì, fermi immobili, mentre la macchina col motore acceso borbotta. E ci sussurriamo "Te quiero" e "No te vayas" per l'ennesima volta ma, adesso, con un tono più spento, più rassegnato.
E' la prima volta che vedo i tuoi occhioni che piangono. Non voglio che tu pianga, cerco di farti sorridere. Io avevo già pianto tutto quello che avevo da piangere, nei due giorni dopo che mi avevi detto che dovevi partire a breve. Non avevo più niente da piangere, era una mia certezza e forse era meglio così. Ma le certezze sono sempre le prime cose che crollano e, appena si chiude la portiera dell'auto con te dentro, appena ti vedo che ti volti per salutarmi, scoppio in lacrime. E rimango lì, fermo, a guardarti mentre ti allontani da me sempre di più, mentre ti addentri tra le luci di questa città e, insieme ma distanti, continuamo a dirci in mezzo alle lacrime che non doveva finire così presto, con una partenza prestabilita prima della nostra conoscenza.
Ed è un'impressione stranissima tornare a casa mia per l'ultima volta dalla tua, non avere più nessun motivo per tornare in Calle Aguilar de Campóo, sapere di non poter dormire più insieme a te in quella stanzetta minuscola ed abusivamente ricavata da un balcone, dipinta di lillà e con una vista meravigliosa, con tutti i tuoi vestiti sparsi sul letto e sul pavimento, senza più i baci e gli abbracci al nostro risveglio mattutino.
E' un'impressione stranissima sapere che non ci sarebbe più stata la tua voce calda a chiedermi "come ti senti, amore?" quando tiro su col naso e sapere che nessuno mi chiamerà più "amore".
Faccio un giretto al parco Dehesa de la Villa, dove ci siamo conosciuti. Vado al belvedere, dove ci siamo dati appuntamento per la prima volta.
E penso.

Ti sento ancora qui, cazzo; ciò che fa veramente male non è che tu te ne sia andato ma è che in realtà sei ancora vicino a me e mi stai ancora abbracciando e riesco ancora a sentire il tuo calore, anche se io non riesco a vederti, anche se io non posso più abbracciarti.
Ciò che fa veramente male è che noi ci siamo innamorati e quando ti innamori e rimani innamorato non ci si allontana mai veramente.
E noi due siamo ancora innamorati perchè una data di partenza non può coincidere con la fine della nostra storia, non può. Un aereo per il Cile ci può far penare, ci può far bestemmiare, ci può far pregare che non accada, può farci del male ma non può far finire il nostro amore, a comando.
Adesso il cuore mi dice che tu sei ancora vicino a me mentre il cervello mi dice che sono un cretino perchè tu sei già lontano: è come un litigio che si svolge nel mio sangue, come se combattessi contro me stesso, come moglie e marito che si tirano piatti e bicchieri dentro il mio intestino, come una responsabilità troppo grande che viene caricata tutta sulla mia schiena. Ma la situazione è questa: dentro di me, ormai, è scoppiata la guerra e, che io lo voglia o no, devo rendermi conto che, anche se la tua anima è ancora qui a tenermi per mano, il tuo corpo è in aeroporto con un biglietto di sola andata per il Sud America.
Ti sento ancora qui, cazzo. Ti vedo ma non ci sei. Mi tocchi ma non vedo le tue mani. Mi parli ma non odo la tua voce.
Non ce la faccio, devo smettere di pensare.

Ricevo un tuo messaggio: sono la cosa più bella che ti sia capitata da tanto tempo a questa parte e non vuoi perdermi, vuoi mantere i contatti con me. Ti rispondo dicendoti che, mentre eri a farti la doccia, quel pomeriggio avevo preso il tuo computer, ti avevo scritto una lettera su Word e te l'avevo salvata sul desktop del tuo computer. Niente di smielato: qualcosa in pieno stile "BimboSottaceto ad alta Deviazione Standard", qualcosa nello stile che so che ti può comunicare il massimo.
E poi mi chiami. Hai fatto bene a chiamarmi perchè, tanto, l'avrei fatto io. Sei agli imbarchi, mi dici che ti manco. A me manca l'aria, invece: non riesco più a parlare e mi metto a piangere. Ci salutiamo. Sarebbe impossibile continuare a parlare.
Tiro fuori dalla tasca la foto che un'ora prima mi hai regalato: una foto tessera che usavi per l'abbonamento ai mezzi. La tua espressione, un po' triste, come se sapessi già che avrai sentito la mancanza di qualcuno. I tuoi occhi, fantastici, da bimbo.
Guardo ancora il cielo, per non so quanto tempo. Ormai è tutto blu e le stelle sono molte.
Sono le dieci e qualche minuto. Il tuo aereo partiva alle dieci. In alto vedo diverse lucine lampeggianti: a bordo di una di quelle ci sei tu. Le guardo tutte e ti auguro buon viaggio.
Mi asciugo un po' le lacrime, balzo giù dalla nostra panchina e vado a prendere il pullman. Il 64. L'ultima volta che lo prenderò, credo. Mi infilo nelle orecchie l'iPod e, come per un segno del destino, parte "Aeroplano", di Caterina Rappoccio.

Aeroplano che te ne vai, lontano da qui chissà cosa vedrai...
Se capiterai per questo grigio cielo, tu riportami lui, se non vorrai gli parlerai...

E mentre il pullman cammina per la città, mi rendo conto per la prima volta che Madrid è in festa per il Natale: le altre volte, così preso dalla voglia affamata di vederti, non mi ero reso conto che luminarie chilometriche avevano già invaso tutti i viali, alla faccia della crisi. Stavolta, invece, il mio sguardo riesce a fissarsi su un gigantesco folletto luminoso e su un enorme bastoncino candito a righe bianche e rosse. Madrid è in festa ed è bellissima ma io non ho voglia di festeggiare.
Scendo a Cuatro Caminos. Prendo la metropolitana, la linea 1, la prima di Madrid, la più lunga anche, color celeste. Guardo le fermate: Ríos Rosas, Iglesia, Bilbao, Tribunal, Gran Vía, Sol, Tirso de Molina. Sono già arrivato.

E' buffo come, quando tu stavi qui, il tempo per arrivare a casa tua mi sembrava eterno, infinito e sentissi il bisogno di chiederti scusa per il ritardo, scusa per averti fatto aspettare così tanto il mio abbraccio. Ora che non sei più qui, invece, tornare a casa mia mi è sembrato un attimo, una specie di teletrasporto asettico e insipido, troppo breve, come salire e scendere un solo scalino.
E' buffo come tu potevi cambiare anche la mia percezione del tempo.
Scendo e mi dirigo verso casa.

E' finita, è tutto finito.


Quando entro in camera mia, vedo il mio letto e so che stasera dovrò stare lì. Mi riassale quella fame d'aria, quella sensazione terribile di consapevolezza che tutto è cambiato o, meglio, che tutto è di nuovo come prima: la mia vita riprende senza nessuno al mio fianco.

Perchè tu? Cosa eri tu per me?
Eri il colpo di fulmine. Il primo della mia vita. Eri il classico ragazzo che non avrei mai pensato di voler frequentare e che, nel giro di un paio d'ore, mi ha fatto innamorare. E come tutti i colpi di fulmine che si rispettino, velocemente ci siamo presi e velocemente ci siamo dovuti lasciare.
Eri la persona che scherzava come me, che rideva come me, che amava quello che amo io e che era in grado di ragionare in maniera opposta a come faccio io. Eravamo un po' come lo Ying e lo Yang: gli opposti da cui reciprocamente nascono.
Conoscerci mi ha travolto, è stata come una scarica elettrica percepita a pelle nel primo momento in cui abbiamo iniziato a chiacchierare, una sorta di stregoneria venuta dal bosco dove ci siamo messi insieme.
Tu sei il mio colpo di fulmine. E non so quanto sarà facile che un altro lampo mi centri in pieno.


Vorrei dirti grazie per tante cose: per le parole, per i baci e gli abbracci, per i sorrisi e le occhiatine, per la gita ad Ávila e Salamanca, per il tuo essere così cazzutamente divertente, per aver dormito sempre abbracciato a me come se fossi la mia coperta, per le nostre zampe che si incrociavano nel letto mentre ci addormentavamo, per la nostra "litigata" quando hai detto che Britney Spears è un'artista mentre Madonna no (silenzio di tomba; io con un irrefrenabile improvviso tic all'angolo della bocca; io che ti chiedo con finta calma "Stai scherzando, spero"), per il nostro video in cui ci baciavamo e in cui tu scoppiavi a ridere ogni due secondi (e che, alla fine, hai voluto cancellare perchè dicevi che, se mi rubano l'iPhone, poi finivamo su Xtube), per il tuo modo in cui ti spaventavi quando ti toccavo l'ombelico, per le carezze, per le infinite carezze che trasferivano tutta la dolcezza che hai dai tuoi occhi verdi alle tue mani morbide fino al mio volto incredulo. Grazie per i film visti insieme, per i salatini che ci imboccavamo l'un con l'altro, per avermi raccontato della tua infanzia a Miami e per aver corretto la mia pessima pronuncia inglese.
Per non avermi fatto sentire la necessità di vedere nessun altro.
Per avermi fatto venire la voglia di te ogni giorno.
La voglia di te, per fortuna/purtroppo, ce l'ho ancora.

E' difficile parlare di quello che c'è tra noi, perchè ho paura che non mi faccia bene o che risulti stupido.

Forse non dovrei scrivere queste cose nel blog, forse dovrei tenerle per me. Ma io non ho un diario e ho davvero bisogno di fissare i miei pensieri, di scriverli, perchè non voglio che il tempo cancelli dalla mia memoria neanche una parola che possa ricordarmi qualcosa di te.
E' difficile ripensare agli ultimi giorni senza piangere. E' difficile guardare la tua foto senza aver la tentazione di baciarla e risentire la morbidosità dei tuoi capelli e la tenerosità delle tue guancie. E' difficile non rammaricarsi all'idea che, col tempo, potrei dimenticarmi delle sfumature castane ai margini delle tue iridi color giada.
E' difficile starti lontano.

Ma sai qual è la cosa strana? La cosa strana è che tu sei riuscito a cambiarmi in meglio. E questo sì che era veramente difficile.

Ti amo, BigAngel.
Buona fortuna.

K.I.S.S. (Keep it Simple, Stupids).

martedì 22 novembre 2011

Capitoli 11, 12 , 13

Capitolo 11: Who you are (not)



Faccio appena in tempo a prendere l'ultimo treno della metropolitana per arrivare alla centrale di polizia dove MiracleBoy sta "alloggiando".
Ovviamente, si trova molto lontano da casa mia.
Ovviamente, essendo quello l'ultimo treno, so già che poi non so come ritornare a casa.
Ovviamente, mi sembra di essere nel film "I guerrieri della notte", con l'unica differenza che io non appartengo a nessuna gang di strada, al contrario di tutti quelli che stanno nel vagone con me in quel momento.
E così, tra un rutto e una bestemmia, tra una striscia di coca e un coltello a serramanico, arrivo finalmente alla centrale.
Un agente mi chiede che problema avessi. Vorrei rispondergli che è molto probabile che mi abbiano sfilato il portafogli senza che neanche me ne accorgessi, nell'ultimo quarto d'ora ma, invece, mi limito a dire che sono lì per liberare un uccellino in gabbia e vorrei parlarci un secondo.
Ed eccolo lì, il frescone. Il frescone al fresco.

MiracleBoy: Ciaaaaaao ma sei venutoooo!!!
IoPensante: Ma che è? Pensa che siamo a un party mondano?
Io: Ehm, beh sì, me l'hai chiesto... che è successo, si può sapere?
MiracleBoy: Guarda, una cosa incredibile.
Io: Già. Ne sono sicuro. Cosa?
MiracleBoy: Mi hanno accusato di aver rubato 8000 euro.
Io: OTTOMILA EURO?!?!?!
MiracleBoy: Sì! Non ti sembra ridicolo?
Io: Ma come è possibile una cosa del genere???
MiracleBoy: Beh, sostanzialmente perchè è vero.
Io: ...
MiracleBoy: Sì ma avevo un'ottima ragione per farlo.
IoPensante: Ora lo ammazzo.
MiracleBoy: In realtà non ho rubato. Ti racconto.
IoPensante: No ché poi incarcerano anche me.
MiracleBoy: Ti ricordi che lavoravo per un'agenzia di viaggi? Beh ci lavoravo in nero e il padrone non mi ha mai pagato. Allora, per prendermi i soldi che mi doveva, mi sono fatto un biglietto di prima classe andata e ritorno per l'Ecuador.
Io: Vedi? Hai commesso un errore sostanziale: quel biglietto dovevi farlo SENZA ritorno!
MiracleBoy: Ma quei soldi mi spettavano! Guarda, anche il mio avvocato dice che non c'è problema e che non sta succedendo niente di grave. La custodia cautelare è solo una precauzione in attesa che lui venga qui domattina o che qualcuno paghi la cauzione.
Io: E perchè non viene subito il tuo avvocato?
MiracleBoy: Perchè ha il mal di pancia.
Io: Siamo sicuri che almeno l'avvocato lo paghi, sì?
MiracleBoy: Ahhahhaha ma certo che NO!
Io: ...
MiracleBoy: È un mio ex, fa tutto gratis.
Io: Ah, che bello. Allora quanto è questa dannata cauzione?
MiracleBoy: 300 euro.
Io: Praticamente quanto il mio affitto. Sai che me li devi rendere subito, vero?
MiracleBoy: Non appena saremo fuori di qui.
Io: Io sono già fuori di qui, bello.
MiracleBoy: Sì vabbè, lo so...

E fu così che io e MiracleBoy ci ritrovavamo in piena notte in una periferia meridionale di Madrid, con una brezza leggera e fresca che mi punzecchiava le guancia e che gli scompigliava i capelli.

Io: Ma dico io come ti è potuto venire in mente!
MiracleBoy: Ma quei soldi erano miei! Io ho continuato a lavorare senza vedere un soldo!
Io: Sì ma ci sono altri metodi! Potevi denunciarlo! E non hai pensato che per una cosa del genere il tuo ex-capo ti avrebbe denunciato???
MiracleBoy: Sì è che.. è che alle volte sono un po' una testa calda...
Io: Ma nooooo.... cosa mi dici maaaaaai....
MiracleBoy: ...
Io: E adesso come ci torniamo a casa. Eh. Come.
MiracleBoy: A piedi?
Io: Abito più o meno a 10 km da qui. Tanto vale che aspetto che riapra la metropolitana.
MiracleBoy: Ma no! Intendevo a casa mia! Io abito abbastanza vicino!
Io: Ah sì?
MiracleBoy: Sì. Così ti rendo anche i soldi, subito.
Io: Beh, buona idea... e poi sono curioso di vedere il covo dove nascondi la tua refurtiva...
MiracleBoy: Aahahahahahaah dai scemo, vieni qua.

E mi abbraccia. Camminando insieme sotto le stelle spagnole, continuando a ringraziarmi per quello che avevo fatto per lui, arriviamo a casa sua. Mi abbraccia ancora, ci mettiamo comodi e filiamo dritti a letto.
E no, maliziosi che non siete altro: stavolta, non è successo niente.

Non che lui non mi piaccia ma insomma: c'è un momento nella vita di tutti in cui ti rendi conto che i giochi sono finiti. E va bene giocare coi vestiti, va bene giocare col sesso, va bene giocare coi ragazzi, va bene giocare con il Cuba Libre e va bene giocare a fare quello che non sei.
Peró arriva sempre un momento in cui capisci che per il momento ti basta.
E così, abbracciato a quel bel biondone appena fuoriuscito di galera, stretto stretto a quel bambolottone che si era fatto fregare lavorando per dei mesi gratuitamente per poi fuggire in Ecuador e ritornare a Madrid come se niente fosse, capii che potevo giocare con un sacco di cose ma non con me stesso né con lui: lui in realtà non è il mio tipo. Nonostante mi sarebbe piaciuto tanto essere Fujiko che compie tante peripezie insieme a Lupin, quello che non sono non lo posso diventare.
E fu così che per la prima volta non feci sesso, senza neanche essere costretto a non farlo, costringendomi a non essere quello che non sono.



Capitolo 12: Putting away



E finalmente, venne a trovarmi TheGentleMan.
Vado a prenderlo all'aeroporto.
Vederlo così uguale identico a come l'ho lasciato mi ha fatto un po' strano. Non so perchè, forse perchè io mi aspetto di essere cambiato, forse perchè ho paura che lui non mi riconosca, forse perchè ho paura che lui si aspetti che io sia cambiato ma in un modo che non c'è mai stato.
Comunque, rivederlo tale e quale a prima, mi ha fatto stare bene.
In quei pochi giorni in cui lui è stato con me, lui si è comportato come sempre: geniale. Simpatico, gentile, bello & porcello, non potevo chiedergli di meglio.
Però però però. C'è un però. Un grossissimo però. Un'immenso gigantesco casino che stava per abbattersi su di me e su di lui. Il giorno in cui lui doveva ripartire...

Io: Mi fai vedere i filmati che hai sull'iPhone?
TheGentleMan: No, ma sei fuori?
Io: Perchè?
TheGentleMan: Lo sai che ci sono filmati di ragazzi con cui sono uscito in questo periodo.
Io: Appunto. Dai, non mi fa né caldo né freddo. È solo per vedere con chi esci.
TheGentleMan: No.
IoGliPrendoIlTelefono: Dai dai dai dai dai
TheGentleManTentaDiRiprendermelo: No no no no no
Io: ahahahahahahahahah dai dai dai dai dai
TheGentleMan: ahahahhahahaha no no no no no no no
[Stonck. Gomitato in faccia a TheGentleMan. Casuale ma pur sempre gomitata]
Io: Scusa... :(((
TheGentleManIncazzatoNero: Vaffanculo, va'. Mi riposo una mezz'oretta, ok? Così dopo andiamo in aeroporto.
Io: Ok...
TheGentleMan: zzzzzzzz.....
IoChatto: tic tic tic tic tac tic tac
TheGentleMan: zzzzzzzz......
IoChattoConUnTipoCheMiHaContattato: tic tic tac tic tac tic toc
TheGentleMan: zzzzzzzzz.....
IoSpediscoUnaMiaFotoAlTipo: Click.
TheGentleMan: Scusa. Cosa. Stai. Facendo.
Io: Oh, niente, mandavo una foto a un tipo.
TheGentleMan: Di fronte a me? Mentre io dormivo di fronte a te???
Io: Sì, perchè?
TheGentleMan: Perchè sei un cafone! Allora la prossima volta io ti dirò "Scusa un attimo, vado in bagno a scattarmi una foto all'uccello perchè la devo inviare a un tipo!
Io: Ehm, non ti sembra di esagerare? Del resto, tu stavi dormendo e io non dovevo mica rimanere per forza di cose genuflesso in tua adorazione, no?
TheGentleMan: Sì ma potevi anche evitare di fare una cosa simile, di fronte a me! Di fronte a me! Che cattivo gusto!
IoPensante: Ma sei stato tu a non volerti fidanzare con me. Perchè ora mi dici questo?
IoRi-pensante: E perchè non glielo dici, cretino?

Facciamo tutta la strada da casa all'aeroporto in silenzio. Quarantacinque minuti di metropolitana dentro un cubo di ghiaccio, senza proferire verbo, senza neanche guardarci.
Mano mano che macinavamo stazioni e la destinazione si avvicinava, rimuginavo su quanto potesse essere stronzo lui


Chi si credeva di essere per tarparmi le ali così? Chi si credeva di essere per castrarmi? Cosa voleva da me, dalla mia vita?
Mi aveva rifiutato, mi aveva lasciato al grado di scopamico nonostante i miei sentimenti, mi aveva a volte lasciato a casa perchè doveva scoparsi qualcun'altro dei suoi amichetti. E ora che diritto aveva di parlarmi così?
"Di fronte a me! Di fronte a me!" Sì. Di fronte a te. Perchè? Problemi? Credi per caso che tu possa ritenermi uno scopamico mentre io debba continuare a ritenerti un fidanzatino?
Di fronte a te, esattamente. Perchè se siamo scopamici, io posso farlo.
E non è questione di cattivo gusto.
È questione che in realtà tu mi piaci ancora tantissimo e non possiamo essere più neanche scopamici perchè io sto male. Ma non so come dirtelo. Non lo so.

E arrivati in aeroporto, lui sotterra l'ascia di guerra e mi parla del più e del meno, come fa sempre di solito. Non so se si è reso conto della cazzata che ha fatto, fatto sta che raccolgo il ramoscello di ulivo e dimentico anche io tutto quello che mi era passato prima nel cervello come i fulmini di una tempesta. E ci lasciamo alle partenze con un grosso abbraccio sincero.

Torno a casa, sempre più nostalgico di tutto quello che ho lasciato in Italia ma, allo stesso tempo, sono consapevole che quello che ho lasciato, proprio perchè l'ho lasciato, ormai l'ho cambiato per sempre. E non esiste più.

Dopo un po' di tempo, TheGentleMan mi ricontatta dicendomi che ritornerà a Madrid insieme ad alcuni amici per capodanno. Era stata un'idea che gli avevo dato io e su cui avevo insistito. Ero contentissimo che venisse. Ed ero deciso a dirgli anche quello su cui avevo riflettuto e che secondo me era necessario dirgli: non possiamo essere scopamici. Soltanto amici. Sono sicuro che capirà. Glielo dico senza troppe esitazioni.

TheGentleMan: Complimenti.
Io: Che hai?
TheGentleMan: E me lo chiedi pure?
Io: Non capisco...
TheGentleMan: Quante volte te lo devo ripetere? Il sesso rovina tutto. Noi due non potremo MAI essere amici.
Io: Sinceramente non vedo perchè! Tu con me ci parlavi, ci stavi bene! Togliamo il sesso e niente di piú!
TheGentleMan: E mi dici 'ste robe dopo che ormai ho giá fatto il biglietto e ho convinto gli altri a venire, solo perché a me faceva piacere vederti? Ma ti rendi conto?
Io: No, TU forse non ti rendi conto che io non posso continuare a portare avanti un rapporto così squilibrato! Tutte le volte che sto con te, a me sembra di essere fidanzato con te! Se voglio continuare a vederti in maniera SANA, senza che io stia male, dobbiamo togliere il sesso! Non ne posso più di morire di gelosia ogni volta che vai con uno di quegli stronzetti insipidi!
TheGentleMan: No, caro, sei tu che insisti per sapere con chi vado! Io non te l'ho mai chiesto, a te, infatti! Sei sempre tu che insisti con me o che mi sbatti in faccia le foto di quelli che ti fai!
Io: Io voglio solo sapere chi ti piace! E infatti quando vedo che vai con tipi diversissimi da me, io impazzisco! Non ce la faccio più così! Non capisco che vuoi, chi vuoi, che ci faccio io con te! Non voglio fare sesso, solo essere tuo amico!
TheGentleMan: Ah e secondo te il capodanno quindi lo dovremmo passare tranquillamente ognuno per i cazzi suoi???
Io: Ma perchè dici così??? Lo passeremmo assieme, come amici!!!
TheGentleMan: Certo, in discoteca a provarci con altri l'uno di fronte all'altro!!!
Io: Se un mio amico viene abbordato da qualcuno che gli piace, ti assicuro che io sarei strafelice per lui!
TheGentleMan: Ma sei scemo? Faresti questo di fronte a me???
IoCheFinalmenteGlieloDico: Ascolta, sei stato tu a rifiutarmi. Io volevo fidanzarmi con te, tu non hai mai voluto. Ora non puoi trattarmi TU come un fidanzatino quando pare a te e le altre volte farmi retrocedere a tuo piacimento al grado di scopamico!

Vittoria. Gliel'avevo finalmente detto.

TheGentleMan: Non hai capito proprio un cazzo.
Io: Come?
TheGentleMan: Tu sei ben più di uno scopamico, per me. Non sarai un fidanzato, ma sei ben più di uno scopamico. È per questo che non puoi essere solo un amico e che certe cose non le potrei mai fare di fronte a te.

La mia vittoria nel pugno si era tramutata in un mucchietto di sabbia.Possibile che sia sempre stato così cieco? Possibile che non mi sia mai reso conto che lui non mi voleva come amico non perchè ne fossi indegno ma perchè ormai anche la fase di scopamico l'avevamo già superata? Del resto, tutto potrebbe tornare: lui con me ha speso tempo, soldi, energie. E allora perchè non mi è mai venuto in mente che eravamo "di più"? Perchè non riesco nè a focalizzare nè a dare un nome alla stretta zona grigia che intercorre tra l'essere scopamici e l'essere fidanzati? Perchè mi sono dimenticato che io e lui siamo non-fidanzati? Perchè ho sempre preso questo mio neologismo (che TheGentleMan stesso ha inventato indipendentemente da me, come se fosse un destino comune) come una leggera sciocchezza? Perchè mi sono sempre illuso che in realtà non posso stare nella zona grigia?
E se in realtà avessi comunque ragione io? Se in realtà i non-fidanzamenti sono un puro artificio linguistico, un mero gioco lessicale, una comoda trovata intellettuale ma niente di più, niente di paragonabile a qualcosa che esista davvero nella realtà?

E insomma, il tutto si è concluso con parecchie incazzature poi risoltesi. E adesso la calma è tornata. Riprenderemo a fare i non-fidanzati. In fin dei conti, così ci piace, così siamo felici. E io non sopporto di non vederlo più (cosa con cui devo giá fare i conti) né sentirlo più.

Io: Ascolta, possiamo pure metterci una pietra sopra, ok?
TheGentleMan: Certo, lo sai quanto ci tengo a te.
Io: Ok, però tu cerchi qualcuno di diverso da me, fosse anche per poco. Altrimenti staremmo definitivamente insieme. E io non voglio vedermi la vita passare davanti tutta quanta solo perchè sono stato appresso a uno che non può proprio amarmi.
TheGentleMan: Lo so, lo so... infatti non ti chiedo di stare insieme a me...
Io: E c'è un'altra cosa. Tu hai detto che io e te non siamo solo scopamici, però non siamo fidanzati e non potremmo mai essere amici.
TheGentleMan: Esatto.
Io: E allora, quando io o te troveremo un ragazzo che ci piacerà davvero e ci fidanzeremo, cosa succederà tra di noi? Se non potrà legarci una scopamicizia, se non sarà possibile costruire una semplice amicizia, cosa...

E a questo punto, TheGentleMan divagò. Perchè noi sappiamo benissimo la riposta a quella domanda. Una risposta talmente triste che anche lui, così razionale, così precisino, probabilmente ha paura di dire. Un piccolo particolare, nella sua perfetta teoria delle relazioni umane, gli era sfuggito: il particolare che far finire un rapporto può far molto soffrire.
E, che io sappia, quando qualcosa fa soffrire, è amore o è amicizia.
Ma tanto non lo ammetterà mai.
Cerchiamo di metterci via, entrambi, vicendevolmente. Ci riusciremo, spero.

Capitolo 13: Nights



La cosa più bella dei sogni è il fatto che, nonostante non siano veri, li puoi vivere. La cosa più brutta, invece, è che prima o poi ti dovrai svegliare.
E l'annosa questione del "meglio viverli e soffrire o meglio non viverli e non soffrire mai" non sarò mai in grado di risolverla.
Fatto sta che qui a Madrid, di sogni, se ne vedono pochi. È una cittá sempre in festa, è vero, ma anche molto dura e terrea. Però di tanto in tanto...

E lo conosco così, casualmente, ci scambiamo i numeri di telefono con la promessa di rivederci.
Capelli castani, bellissimo viso da pacioccone, voce calda, con un accento musicale tipico dei Caraibi, due occhi dal taglio lievemente allungato e verdi come il mare della sua Santo Domingo, 27 anni di giovinezza e un sacco di simpatia e dolcezza.
Le occasioni per rivederci faticavano ad arrivare ma, alla fine, troviamo il giorno. Gli lascio carta bianca su luogo e ora.
"Tanto" mi dico "so dove si andrà a parare. A casa sua oppure a Chueca. E dopo a casa sua. Perché ovviamente vuole scopare".
E invece mi dice "Perchè non andiamo a vedere le stelle al belvedere di Dehesa de la Villa?"
Ora, io non andavo a vedere le stelle in un parco più o meno da quando avevo 18 anni. E il fatto di doverlo andare a rifare mi faceva sentire come quando ero uno sgarzullino inesperto al suo primo appuntamento con un ragazzo gay, nella piccola isoletta al centro del Mediterraneo. E il fatto che stavolta non era un appuntamento al buio ma sapessi già che lui era bellissimo e dolcissimo mi faceva battere il cuore come quello di un colibrì che ha appena pippato coca e mi faceva camminare per casa saltellando come Tigro di Winnie The Pooh.
Arriviamo al belvedere, zona nordest di Madrid, armati solo di quattro birre e una confezione di snackettini salati.
Sotto di noi, tutte le luci della città occhieggiano senza sosta. E lì, seduti sullo schienale della panchina come due ragazzacci, ci raccontiamo tutti quello che ci passa per le nostre testoline fresche di shampoo, cercando di distinguere nell'immensità della città dove fosse il Palazzo Reale, la torre della Moncloa, i grattacieli di Kio.
Bevendo birra e sgranocchiando salatini al mais, cercavamo la luna senza accorgerci che era nascosta sotto delle innocue nubi.
Pensavo di non piacergli e un po' me ne dispiacevo, perchè si vede che lui è diverso. Lui non è come gli altri. Lui non mi ha invitato a scopare.Lui non può volere me.
Lui mi ha invitato a GUARDARE LE STELLE.
Come faccio a piacergli a uno così, soprattutto dopo che mi sono lasciato scappare che in 4 mesi sono uscito con 26 uomini diversi ma sono andato a letto solo con 24 e dopo aver visto la sua espressione cucciolosa con la bocca aperta dalla meraviglia e gli occhioni sgranati verdi come due smeraldi?
Non lo so come faccio, non lo so come ho fatto, però alla fine mi ha baciato. E siamo rimasti a baciarci per più di un'ora, in quel parco, con tutta la Spagna sbrilluccicante ai nostri piedi.
E poi abbiamo continuato a casa sua.
E, scherzo del destino, anche dalla sua cameretta da ragazzo boehmienne si gode una vista stupenda. E allora, visto che il destino ci si metteva così d'impegno a farmi felice, non potevamo che continuare a baciarlo pure per buona parte della notte e per tutta la mattina dopo.
Insomma, questa è la storia, questo è il modo dolcissimo di come BigAngel, direttamente da Santo Domingo, nel giro di 24 ore mi ha fatto perdere la testa.

Ma come in tutti i sogni...

BigAngel: Mi devo trasferire.
Io: E perchè? E per quanto?
BigAngel: Per lavoro, per sempre, a Santiago.
Io: Ah beh, dai, non sarà così impossibile vederci ogni fine settimana, allora, no? Prendiamo il treno! Una settimana tu e l'altra io! E poi mi pare che lì arrivi pure la RyanAir! :)))
BigAngel: Non a Santiago de Compostela. A Santiago, in Cile. E tu saresti la prima cosa che porterei insieme a me, piccolo.

...prima o poi, arriva il momento del risveglio.
L'importante è che, certe notti, tu sia già sveglio.
Perché i sogni non dormono insieme a te ma camminano e, talvolta, corrono via.

K.I.S.S. (Keep in Santiago, Stupids)

domenica 16 ottobre 2011

Capitolo 10: Surprise

Una città come Madrid non finisce mai di stupire.
Quando sei convinto di qualcosa, ecco che giri l'angolo e la città cambia improvvisamente la sua e la tua prospettiva.
Madrid è qualcosa di enorme e allo stesso tempo accogliente. I Madrileni sanno essere freddi e allo stesso tempo passionali.
Non credo di esagerare dicendo che Madrid, in Europa, è un po' quello che New York è in America: sempre in movimento, sempre sul pezzo, sempre ovunque, sempre piena di gente che cerca fortuna o che forse cerca un po' sé stessa.
Se Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte fossero state europee, sarebbero state madrilene.

E così, una tranquilla sera di Madrid, quando l'aria è ancora calda e la gente si riversava in strada per "disfrutar la noche", tra tante lucine artificiali e sotto una mezzaluna che io mi ci immaginavo sopra Sailor Moon che benediceva il nostro intrallazzo finocchio, io e MiracleBoy tenevamo fede al nostro impegno preso pochi giorni prima tramite il telefonino: ce ne andavamo a teatro.
Era la prima volta che vedevo MiracleBoy in camicia: abbandonati i panni di garzone del bar, smesse le magliettine attillate, il ragazzo assumeva un'aria tutt'altro che seriosa ma tutt'altro che sciocca. Direi che la camicia gli donava quel giusto mix tra un "Guardatemi, ho trent'anni e sono una persona seria" e un "Ti arrapo e lo so".
Io, in camicia, invece, facevo l'effetto di uno studente di medicina al primo esame.
"Come sei intellettuale", mi disse lui, al vedermi.
"Stai meglio di me. Ti odio", gli risposi io e, non contento, continuai "Ma come diavolo fai ad avere quel petto se non vai neanche in palestra? Sai, io non ti odio: io sono proprio convinto che dovrebbero multarti per qualche cosa. Giusto per pareggiare i conti con la giustizia".
E, mentre entravamo nel teatro e camminavamo verso i nostri posti in seconda fila, lui mi rispose, così, amabilmente, come se credesse davvero a quello che stava dicendo "Ma no, scherzi? Ma in realtà io mi vedo brutto".
"Allora spiegami perchè ti stai rimirando in quello specchio e ti allisci un sopracciglio provando uno sguardo canagliesco alla Sean Connery", lo misi alle strette.
"Beh, si fa quel che si può", disse il finto fottutissimo modesto. E continuò "Del resto, al fianco della tua bellezza, dovrò pur difendermi, no?". Sorriso romanesco e smargiasso.
Tra un misto di rossore e una smorfia che urlava "quanto sei ruffiano", ci sedemmo e ci scambiammo scappellotti come due bambini delle scuole medie quando, quasi senza che ce l'aspettassimo, le luci calarono e il sipario si alzò.
Eravamo andati a vedere un'opera di Goldoni.
"Goldoni... come i preservativi", gli dissi io, appena il sipario si alzò. Lui si voltò dalla mia parte e mi guardò stupito come se si fosse reso conto di avere accettato di uscire con un satanista coprofago.
La Bottega del Caffè, recitata in lingua originale con sopratitoli in spagnolo. Un tripudio di comicità e doppi sensi.
Alla pausa di metà spettacolo, andammo al bar a prenderci qualcosa da bere e gli commentai che, vista la piece teatrale, la mia battuta su Goldoni-preservativi era bellissima.
Lui mi risponde semplicemente con un "Quanto sei carino, quando fai la scema". E via ancora a giocare agli scappellotti.

Inizia la seconda parte della commedia e torniamo ai nostri posti.
Tra una battuta e l'altra, una risata e un'altra, lo spettacolo finisce.
Applausi scroscianti.
Il sipario cala, gli applausi continuano, il sipario si rialza mostrando gli attori in fila che fanno l'inchino e gli applausi continuano ancora.
E io ho la netta sensazione che l'attore che ha interpretato Eugenio stia guardando fisso nella mia direzione.
Mi giro a destra, mi giro a sinistra, mi giro dietro e mi guardo davanti: io e MiracleBoy eravamo circondati da un manipolo di vecchiette con rispettivi consorti decrepiti.
Non c'erano dubbi: l'attore guardava QUI. A me, a MiracleBoy o a tutti e due. 
Finiti gli applausi, MiracleBoy si incammina verso l'uscita. Mi dà le spalle.
Il sipario cala per l'ultima volta e io faccio in tempo a vedere l'attore che interpretava Eugenio che mi fa un sorriso e un gesto come per dire "a dopo, ci vediamo dopo".
"Non vieni?" mi dice MiracleBoy.
"Oh... certo! Ma certo che vengo" gli rispondo io. E appena fuori dal teatro gli dico che vado a casa perchè sono piuttosto stanco. Lui mi fa un broncio tenerissimo, con quel ciuffo biondo e queli occhioni verdi. Ci salutiamo con un bacio sulla guancia e, appena lui gira l'angolo, io mi reincammino verso il teatro.

Ma che cosa diavolo faccio?
Ho un ragazzo che ci prova con me, io ci provo con quel ragazzo, a me piace quel ragazzo e io potrei piacere a lui.
E invece? Che faccio?
Disperdo energie con un attore?
Non posso credere di stare davvero tornando a teatro. Ma che mi salta in mente?
Perchè non mi fermo, non corro verso MiracleBoy e non gli dico "Ma sì non sono così stanco, andiamo pure a casa tua che finalmente magari si tromba"?
No. Io ovviamente salpo senza motivo dal porto sicuro per andare incontro alla procella. Alla violenta burrasca che ridurrà il mio glorioso vascello in un cumulo di assicelle rotte.


E, avvolto in questi pensieri, mi ritrovo di fronte al teatro, all'ingresso degli artisti.
Spingo la porta. E' aperta.Una serie di lampadari al neon illuminano un lungo corridoio. Lo percorro e apro l'ultima porta che c'è.
Ora mi trovo davanti una rampa di scale a chiocciola. Salgo su e di fronte a me si stende il palcoscenico. Sento delle voci. Mi nascondo dietro un tendaggio e lascio che si facciano lontane lontane, prima di riuscire allo scoperto. Mi allontano dal palcoscenico, imbocco un'altra porta e mi ritrovo nel locale dei camerini degli attori.
Tra ricciolute parrucche bianche settecentesche, barattoli di cipria, ciglia finte e spade di plastica, corsetti da nobildonna e casacche militari dell'epoca di Carlo V, tra voci ridenti di tanti attori che si cambiano e si svestono e nessuno che bada a me, alla fine, passo davanti a una porta dalla cui stanza non proveniva nessun rumore. Apro e lui era lì.
Il mio attore che interpretava Eugenio è di fronte a me, seduto su una sedia di legno, con addosso solo jeans e magliettina, mentre riponeva in un borsone dei copioni.
Non poteva che essere un attore, nella sua vita: un filo di barba sfatta, una presenza scenica incredibile, uno e ottanta metri di bellezza, occhi neri e scintillanti come la notte, i capelli altrettanto neri di media lunghezza e, tra tanto nero, un sorriso bianchissimo e perfetto.
"Ciao", continua a sorridermi "Non ero sicuro che avessi capito che stavo guardando te, mi sembravi un po' confuso"
"Beh..." balbetto, "Beh... effettivamente lo sono..."
"Era il tuo ragazzo, quello a fianco a te?"
"Oh, no! Cioè forse, cioè no! Non c'è niente tra noi, almeno non ancora, almeno non ufficialmente... ma, scusa, tu chi sei?"
"Oddio, scusa, che maleducato! Non mi sono neanche presentato! Io mi chiamo AntonioBanderas e tu?"
"BimboSottaceto"
"Encantado..."

Ma che cosa sto facendo?
Perchè non vado via di qui?


"Bene, che fai stasera?" mi risveglia lui da una specie di stato di trance.
"Oh, non so, andrò a casa, mi metterò a guardare I Goonies... cose così"
"I Goonies! Adoro quel film! Senti, e se andassimo a fare una passeggiata? C'è un tempo meraviglioso..."
Uno alito di vento entrò dalla finestra semiaperta del camerino, gli scompigliò i capelli e io gli dissi sì.
E così, io vestito come uno studente di medicina al primo esame e lui in jeans e magliettina e un sex appeal che solo uno spagnolo potrebbe avere, andiamo a mangiare le tapas, parlando del fatto che io voglio essere un chirurgo e del fatto che lui fa l'attore e l'insegnante di yoga. E che, tra pochi giorni, aprirà il suo centro di yoga e recitazione proprio a fianco di casa mia.
"Fantastico!" gli dico "Sei in carriera! E adesso dove abiti?"
"Oh, nel barrio Salamanca ma sto cercando una sistemazione vicino al centro yoga"
"E vivi solo?"
"No, col mio ex"

Ma come è che gli ex rimangono sempre in mezzo alle palle? E adesso dove andiamo a scopare?

"Ehi, ho un'idea, vuoi vedere il centro? Ci sono ancora un po' di calcinacci in giro ma è carino! A breve sarà finito!"
"Oh, sì!" Gli rispondo io, con un entusiastico sorriso e ancora mezza tapas fuori dalla bocca.
Pagammo, andammo nel suo centro, lui mi fece fare un giro di perlustrazione e poi feci sesso con lui, l'uomo più affascinante che abbia mai conosciuto in tutta la mia vita: trentacinque anni di savoir fair francese, di sguardo passionale tipicamente iberico, di bellezza italiana e di simpatia e dolcezza di dove-non-lo-so.

Ma che cosa sto facendo? Oh, beh, stavolta credo di aver fatto solo che bene.

Ci salutammo, tornai a casa e mi misi a fare lo stalker su Google.
Conoscendo solo il suo nome di battesimo, con capacità degne di un agente della CIA, sono riuscito a risalire al suo cognome, al suo profilo di FaceBook e a quello sull'Internet Movie Database. Grazie a quest'ultimo, vedo che ha fatto un bel po' di film, qui in Spagna.
E sempre grazie a quest'ultimo, scopro che è SPOSATO.

Ma che cosa sto facendo? UNA MINCHIATA, bello mio.

Con un uomo, ovviamente. Sposato con un uomo. Un suo collega, americano, di Los Angeles, che ha all'attivo delle recitazioni in "Beverly Hills 90210", "Will & Grace" etc etc etc.
Quindi, quando mi diceva di vivere ancora col suo ex, intendeva ex-MARITO e non ex-ragazzo.

E avranno già divorziato? O sono solo separati?
Sono un rovinafamiglie? Magari il suo compagno stava cercando di salvare la coppia e invece io mi metto in mezzo e me lo scopo?
E ora come faccio?
Lo devo rivedere oppure no? E se sì, che gli dico? "Ciao come stai? E il tuo ex-marito? Oh sì, sai, casualmente su internet sono riuscito a scoprire che dovresti avere una fede all'anulare!"
Ma perchè non sono rimasto con MiracleBoy? Magari a quest'ora stavamo facendo l'amore per la terza volta!
Eh no, eh certo che no: AntonioBanderas mi fa l'occhiolino e io, che sono uno stupido puttanello, mi devo precipitare nel suo camerino a fare la cretina.
Ma cazzo, perchè perchè perchè non so proprio stare lontano dalle situazioni incasinate? MiracleBoy è un così bravo ragazzo! Lui non mi avrebbe dato nessun problema!


La mia suoneria del cellulare si attiva. "California Gurls" di quella schiattona della Perry.
Mi sta chiamando MiracleBoy.
"Ciao... ti ho svegliato?"
"No, tranquillo ero già sveglio... non riuscivo a dormire perchè... non vorrei che tu ti fossi offeso per non aver continuato la serata con me"
"Ma no, bello, figurati..."

Ma che dolce... ma che problemi potrebbe mai darmi uno così?


"Senti, ti devo chiedere un favore... Sono alla centrale di polizia... ti spiace venire a pagare la mia cauzione? Appena fuori di qui ti rendo tutto, promesso. Ehi, ci sei ancora?"

ECCO che problemi potrebbe darmi, uno così.
Perchè, come dicevo all'inizio, una città come Madrid non finisce mai di stupire.


K.I.S.S. (Keep It Simple, Stupids)

giovedì 22 settembre 2011

Capitolo 9: Theatre

Madrid.
Milioni di abitanti e a me ne mancava uno solo. L'unico che fino ad adesso mi avesse fatto stare letteralmente sulle spine. E, adesso, mi faceva rosolare a fuego lento.
Volatilizzato.
L'attesa stava decisamente diventando snervante.

Quanto siamo disposti ad aspettare per amore?
Il tempo che passa, l'attesa... una lente d'ingrandimento che ci permette di vedere quanto roseo sarà il futuro o un binocolo tenuto al contrario che ci allontana, attimo dopo attimo, dall'uomo con cui volevamo stare più vicini?
Un secondo di troppo e l'interesse è già passato.
Un secondo di troppo e la passione si trasforma in ossessione.
Un secondo di meno e si coglie un frutto ancora acerbo.
Un secondo di meno e il soufflé non lievita a dovere.
Il tempo E l'amore, il tempo DELL'amore...
Insomma: in amore è come a teatro? Il tempismo è tutto?

Mentre mi facevo queste domande, aprivo il messaggio che mi era arrivato. Era di un ragazzo, VascoMaNonIlCantante, decisamente molto carino. Tipico fascino spagnolo, tipico bel fisico, tipico bel sorriso, tipici occhi neri e capelli neri, tipico lavoro da tanti dindini al mese.
Tipicamente perfetto.
Era l'opposto di MiracleBoy, l'opposto di quella bellezza così indefinita e lucente. VascoMaNonIlCantante era una persona concreta e reale ed era lì a 400 metri di distanza che mi chiedeva un appuntamento.

E diamoglielo, 'sto appuntamento. Del resto, se in amore è come sul palcoscenico, mi sa che un certo attore, qui, si è dimenticato di pronunciare le sue battute... e ora è il turno di qualcun 'altro.

Eccomi qui, un last friday night qualunque, a vedermi con un altro ragazzo che entrava, con grazia e un pizzico di barocco tipicamente iberico, nella mia vita.

Io: ... e quanti anni hai?
VascMaNonIlCantante: 32 e tu?
IoPensando: 32... perfetto.
Io: 26, e che fai nel tempo libero?
VascoMaNonIlCantante: vado in palestra, sto con gli amici, esco un po'...
IoPesante: "un po'"... bene...
Io: E non ti manca la tua città?
VascoMaNonIlCantante:  Beh sì... però non è mica come Madrid... immagino che anche a te manchi Milano...
IoPensante: Ha capacità introspettive ed empatiche, il ragazzo...
Io: Beh sì... ma alla fine potrebbe piacermi anche qui...
VascoMaNonIlCantante: Potrebbe?
Io: E' ancora presto per dirlo...

E mi porta in un posto FANTASTICO.
Allora, è arrivato il momento "consiglio per gli acquisti": se passate per Madrid e siete una manica di omosessuali, dovete a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e andare nel weekend a EL ATRIL, un bar MERAVIGLIOSO in zona La Latina. Ambiente assolutamente sciallo, privo di cavolate tipo lustrini, lucine, piume di struzzo e Chanel nr.5, ambiente dove il ragazzo più brutto è uguale a voi, dove il ragazzo più bello è un dio gtreco incredibile, dove il ragazzo più femminile è quello vestito da boscaiolo e con la camicia a quadrettoni aperta sul pettorale. Ambiente dove, nonostante il rifiuto per i cliché gay, la musica più passata negli altoparlanti sono le frociate di Britney e Lady Gaga. Ambiente dove, il venerdì sera, c'è più gente lì che la domenica al Borgo del Tempo Perso.
Amica che te ne stai spalmata sul divano, ti senti ammosciata? La tua ultima serata al Mono t'ha rotto i coglioni? Non ne puoi più del Lelephant e gli daresti fuoco? Ma fatti un giro a Madrid e ti passa tutto, a' rincojonita!
El Atril, Calle La Paloma, fermata La Latina della Metro 5! Su su che vi aspetto!
No, non mi pagano per le marchettate.

Dunque dicevo, entravo in questo localino che, come si è capito, mi ha lasciato totalmente indifferente, non mi ricordo neanche il nome, e ci prendiamo una sana birretta e chiacchieriamo chiacchieriamo come due dolci fringuellini, quando a un certo punto vedo un ragazzo.
"Ma quello lo conosco", penso, "Oh cazzo quello LO CONOSCO", ripenso "Quello è un amico di Orsar! Porca merda, vuoi vedere che c'è anche lui? E se mi vede magari mi limona e io mi perdo tutte le chance che ho con VascoMaNonIlCantante!".
Ed eccolo lì, infatti, Orsar, che mi vede, in tutta la sua dolcissima orsettaggine, mi lancia un sorriso sornione e buffonesco con un'alzata di sopracciglio istrionica e seanconneriana, mentre sorseggia la sua birra. Ricambio il tutto con un cenno e una faccia da pesce lesso appena caduto nella rete.
Che faccio?
Mi ha visto. Io ho visto lui. Lui ha visto che io l'ho visto. VascoMaNonIlCantante ha visto che l'ho visto e che lui ha visto me. Orsar ha visto VascoMaNonIlCantante e ha visto che lui l'ha visto e che lui ha visto che io ho visto lui.
Vorrei scappare e/o sprofondare ma non succede.
Prima che qualcuno faccia gesti in consulti, decido di prendere in mano la situazione e pilotarla.

Io [verso VMNIC]: Ma guarda! Un mio amico! Vado a salutarlo!
VMNIC: Sì, credo di conoscerlo...
Io: Ah sì?
VMNIC: Sì, mi deve aver contattato su Grindr...
Io: ... e tu?
VMNIC: ... e io non gli ho mai risposto.
IoPensante: Perfetto.
VMNIC: Insomma, è brutto.
IoPensante: Superficiale. E ciecato.
Io: Ma non èèèèè bruuuutttooooo!!!
VMNIC: Beh, non è neanche bello come te.
IoPensante: Me lo sposo.
Io: Ti sposo. Cioè NO! Volevo dire, TI POSO un attimo in questo angolino e vado a salutarlo. Torno subito eh!

Vado incontro a Orsar.
Io: Ciao, bello!
Orsar: Ciao, guapo, sei da solo?
Io: No, Orsar, oggi sono in compagnia...
Orsar: Capisco, guapo. Ti posso offrire qualcosa?
Io [alzando il bicchiere di birra]: Ehm...
Orsar [mi sorride]: Capito. Vai a divertirti, guapo. Ci vediamo.
Io: Ciao, Orsar

Dopo aver dovuto fare a gomitate per riguadagnare il mio posto vicino a VMNIC, lui mi dice che oggi c'è poca gente. Mi chiedo come possa esserci poca gente se io rischio di soffocare e, appena qualcuno si muove, il dito di un estraneo ci finisce dentro il bicchiere. Lui mi dice che questo è niente in confronto a quando Madrid non è vuota a causa delle vacanze estive. Vuota? Ma ha mai fatto un giro a Milano in Agosto, costui?

La serata finisce così. Lui mi riaccompagna a casa, un bacio sulla guancia, mi chiede di uscire anche domani e niente più. Non un gesto inconsulto. Non una notte di sesso anticipata. Niente di niente.

Sono stato così fortunato? Naufragata la possibilità che mi si parava davanti con MiracleBoy, adesso veniva VMNILC a salvarmi e a ripercorrere esattamente tutti passi del caso?
Che mi si stesse concedendo una seconda possibilità? E se sì, dovevo correggere qualcosa che non dovevo fare in passato? O forse, al contrario, dovevo fare di più?
Se l'amore è come un teatro e il tempismo è ciò che permette allo spettacolo di avere un lieto fine, questa allora cosa era? Una replica? Stavo recitando in una replica e dovevo stare più attento alle mie battute, ai miei movimenti lungo il palco e alle reazioni del pubblico?
E quindi: se in amore il tempismo è importantissimo, la possibilità di ripetere la propria commedia amorosa è una grazia o una situazione che rischia ampiamente di tramutarsi in un secondo flop al botteghino?

Il giorno dopo è sabato sera, un caldissimo sabato sera.
E mi porta in altri tre posti FANTASTICI.
No, scusate ma non ci riesco devo fare la marchetta non pagata anche qui.

Allora, il primo è il bar LIQUID, in Calle del Barquillo 8, fermata Chueca (straaaano) della metro 5. Un posto che è come il Lelephant vorrebbe/dovrebbe essere: fico e pieno di gente fino a scoppiare. Qui l'acqua scende dalla porta e dalle pareti (oooh mirabilia), la musica è solo puttan-pop, le luci sono basse, alle pareti LCD che mischiano i video musicali, baristi esclusivamente gnocchi, clientela gnocca.
Il secondo bar è il THE PASO, sempre a Chueca, Costanilla de Los Capuchinos 1, un bar bellissimo, per bear finocchissimi! Purtroppo non mi ricordo molto perchè ero già mezzo brillo, però le immagini dei bear che ballano sulle note di Madonna o altre squinzie musicali è indimenticabile! Vale la pena!
E poi, recuperato un gruppo di amici di VMNIC (modelli, che mettevano a seria prova i miei freni inibitori), siamo andati in discoteca: si chiama WIND e la serata è la CONNECTION. Musica house, ambiente di palestrati che a una certa ora della notte se quitan la camiseta (sbavvvvvv...........) e delle loro amiche frociarole e, alle pareti, schermi. Embè? Embè niente, se non fosse che in ogni schermo veniva trasmesso un video diverso. Embè? Embè niente, se non fosse che questi video erano tutti di grandissimi bonazzi a bordo piscina che si lustravano il regale augello.

VMNIC [mettendomi le mani sugli occhi]: non guardare troppo gli schermi o diventi cieco!
Io: Ahahahha ma scherzi, quelli sono tutti miei ex!
VMNIC [a bocca aperta]: Davvero?
Io: Ma ahahahahahah nnnnnoooo!!! Sei scem... ehm, matto?
VMNIC: Beh, potrebbe essere... tu sei così carino
IoPensante: Lo sposo.
VMNIC: E sei uscito con molti ragazzi da quando sei qui a Madrid?
IoPensante: Non lo sposo più.
Io: Oh, non tanti.
VMNIC: Quanti?
IoPensante: Fatti i cazzi tuoi.
Io: Eh, non mi ricordo...
VMNIC: Come non ti ricordi?
Io: Aspetta, fammeli contare un attimo... dunque... uno, due, tre...
VMNIC:
Io: cinque, sei... ah, no con questo alla fine non mi sono mai visto...
VMNIC:
Io: tremilanovecentocinquantasei...
VMNIC:
Io: Tredici [A VMNIC va di traverso il sorso di drink che stava bevendo] ma mica sono andato a letto con tutti!
IoPensante: Solo con undici.
VMNIC: Ah, ecco!
Io: Eh... ECCO!

Ballando ballando mi rendo conto che sono le quattro del mattino, quindi è il terzo giorno che esco con VMNIC.
E, come da prassi, cosa si fa il terzo giorno che esci con un ragazzo?
Lui mi abbraccia da dietro e mi bacia.
Poi andiamo a casa sua e passo una nottata dolce ed eccitante.

Il giorno dopo riusciamo ancora. Andiamo a fare l'aperitivo e poi a cena fuori. Non sapevo che a Madrid ci si potesse baciare pure al ristorante senza che nessuno ti dicesse niente. Invece è così. Ah che città degna di questo nome...

Tutto procedeva bene? Era un lieto fine? Il tempismo era stato rispettato?
Il pubblico era soddisfatto? E gli attori? Ci sarebbero state altre repliche?
Applausi? Sold out dei biglietti in pochi minuti?
Stavolta aspettare era stato utile?
Stavolta, la replica era stata molto meglio della prima?

Il giorno dopo ancora, lui partiva per un viaggio a New York e, al suo ritorno, ci saremmo risentiti. In realtà, non ci siamo più rivisti. Io ho provato a proporglielo ma, con evasive trovate, il momento non è mai arrivato. E credo proprio che non arriverà più.

Ecco: era una replica. Era tutto TROPPO una replica. Tutto si stava ripetendo. Di nuovo, sparizioni improvvise dopo giornate perfette.
E a questo punto, un po' deluso, un po' arrabbiato, mi chiedo: se il tempismo salva il lieto fine, cosa può salvare anche ciò viene dopo la rappresentazione? Insomma, se lo spettacolo è un successo ma il teatro va a fuoco subito dopo la calata del sipario, è evidente che ancora qualcosa non quadra.
Avevo di nuovo sbagliato i tempi? E se, stavolta, non avessi dovuto aspettare, invece?
Oppure vale la regola per cui, fallita la prima,è meglio evitare altre pericolosissime repliche?
E se, invece, ci sono alcuni copioni che proprio non devono essere recitati neanche una volta, neanche una prima, soprattutto quando magari hai ancora la testa su qualcos'altro (o, meglio, qualcun'altro)?
In pratica: se in amore vince il tempismo, la cosa più importante è cercare di capire quando inziare a fare sul serio o quando il sipario è calato per sempre sul tuo rapporto?

E così, dopo un fine settimana coi fuochi d'artificio, mi ritrovo in un'altro fine settimana ma ben diverso: steso sul letto, a non fare niente, rendendomi conto che, per me e la mia recita, non ci sarebbe mai stato il lieto fine. Rassegnato e depresso al fatto che ormai io dovrei essere considerato come un pezzo di carne buono solo per scopare, mi sdraio sul letto e apro la finestra.
Arrivano, sonore e potenti, le grida di piacere di una coppietta del piano di sopra, ginnasti del sesso. "Chiudete quella fottuta finestra!", grido nel patio. "Tanto domani non ti richiamerà, bella" aggiungo sottovoce, una volta fatta rientrare la mia testolina calda dentro camera mia.
Esco dalla stanza e vado in salotto. Vado nel terrazzo.
Madrid è tutto un vociare, un ridere, uno splendere nella notte. E pensare che sono già le 3 e mezza del mattino. Ma qui tutti vivono, parlano, fanno, portano avanti il loro giorno come se non ci fosse un domani.
E, probabilmente, come se non ci fossero neanche altre persone, non ci fossero neanche altri sentimenti.

Ma cosa è questo che sento? Potremmo chiamarlo "odio"? Sto odiando Madrid? Possibile? Forse che mi manca Milano, la cara vecchia Italia, così meno colorata ma così tanto più calda? Scuoto la testa e rientro in casa: è ancora troppo presto per dirlo.

Bip-bip. In lontananza, ecco lo squillare del mio cellulare.
"Un messaggio", mi dico, "Ah, ma se spera che adesso riesca con lui dopo più di due settimane che non mi ha calcolato solo perchè non ha trovato qualcun altro di meglio, beh caro mio..." mi dico, attraversando il corridoio, quasi urlando, "Beh caro mio" afferro rabbiosamente quel fottuto iPhone, "Mi dispiace deluderti ma ti sei sbagliato di gros...".
Guardo il messaggio. Non è VMNIC.
E' MiracleBoy.
"Ciao, bello! Ma dove sei finito? Ho detto qualcosa che non dovevo dire?" mi scrive.
Alzo la testa e fisso la mia immagine in uno specchio, sciocco attore decaduto che si è vestito da Pierrot, dimenticandosi che quella sera, in scena, c'è l'Otello.
Improvvisando sul debole canovaccio "No", gli rispondo, "affatto, anzi. Mi sei mancato. Ti andrebbe di andare a teatro, uno di questi giorni?".

Perchè QUESTO è il vero tempismo: quello delle persone che non recitano.

K.I.S.S. (Kiss It Simple, Stupids)