sabato 16 luglio 2011

Capitolo 2: Spanish eyes

Il giorno della partenza, mi sono svegliato con una brutta sensazione.
Una sensazione spiacevole, di perdita, di rottura, di taglio sanguinante.
Mi sono svegliato ancora assonnato ma già conscio di quello che stavo per fare. Di quello che dovevo fare ma che non volevo, in assolutamente nessun modo, fare.
La bacheca con tutte le foto dei miei amici che mi era stata regalata pochi giorni prima, rimbalza sui miei occhi, non appena metto un piede fuori dal letto. Mi avvicino, stacco ogni foto, una per volta, per poi leggerne la dedica sul retro e poi riattaccarla al suo posto. Inizio a commuovermi e poi a piangere, piangere sul serio, a dirotto.
"Non voglio lasciare tutto questo..."
In bagno, faccio scorrere l'acqua, per mandare via i sapori e gli odori del giorno precedente, così italiano, così mio. E il rumore dell'acqua viene coperto dai miei pianti che si fanno sempre più intensi, sempre più urlanti, con una punta di infantilità.
"NON VOGLIO ANDARMENE!!! NON VOGLIO! NON VOGLIO!!! NON VOGLIO!!!"
Cercavo di dirmi che ero uno stupido, che non stavo andando a fare la guerra, che stavo andando a Madrid, un vero e proprio paradiso.
Cercavo di ripetermi le parole di TheGentleMan e, quando realizzai questo, mi resi conto che il mio pianto era sincero: io NON volevo andarmene. Volevo rimanere lì.
Per cinque minuti mi è balenata l'idea che quel pomeriggio non avrei visto l'aereoporto neanche in cartolina, sarei rimasto nella mia ridente cittadina universitaria alle porte di Milano e avrei fatto una sorpresa a tutti i miei amici italiani annunciandogli che rinunciavo a qualsiasi mio sogno solo perchè gli voglio bene.
Poi mi sono detto "Calma, non è questo quello che vuoi e non sarebbe neanche quello che vorrebbero gli altri per te".
Così, inforco i Wayfarer (una delle rare volte in cui li metto), prendo la valigia ed esco di casa.
Sole cocente. Chissà se anche in Spagna fa così caldo.

E' la partenza, è la vera partenza. Non c'è niente di più strano di una partenza con la P maiuscola. Guardi ogni singolo piccolo bar, ogni strada importante o vicolo che sia, ogni aiuola e ogni scuola, ogni casa e ogni persona che incontri fuori come se fosse stato un peccato non conoscerla meglio, non usarla, non abitarci, non comprarci un pacchetto di gomme da masticare.
E' come se ti sentissi morire ma di una morte molto intensa, una morte viva, come la fiamma che distrugge la Fenice e che ogni volta la fa rinascere. Come una morte che sai sarà seguita da una nuova vita ma ti fa stizza non aver fatto un po' meglio nella vita precedente.

Il viaggio in aereo fu continuamente condito da pensieri come "Ma chi cazzo me lo fa fare" o "Ma dove cazzo sto andando" o "Sto facendo il passo più lungo della gamba, imbecille che sono", mentre lo stewart finocchio (già visto al Borgo la domenica) annunciava la possibilità di comprare splendidi pupazzetti dell'EasyJet e le transessuali brasiliane di viale Zara sbadigliavano annoiate, pensando a quanto si sarebbero ancora annoiate ad aspettare a Madrid il volo per Rio de Janeiro.
L'atteraggio fu dolce e arido, come la terra spagnola.
Il primo impatto è stato terribile. Un terminal terribile. Una metropolitana enorme e incasinatissima e odorante di fogna in maniera terribile. Una valigia enorme da strascicarmi in maniera terribile.
Dopo mezz'ora di viaggio sudoso e faticoso tra aeroporto e sottoterra della metro, finalmente, alle 23 della sera, rivengo alla luce, dal sottosuolo al cielo aperto.

E qui le cose cambiano.
Fermata di Puerta del Sol. Alzo gli occhi e un grande manto nero ricamato di stelle mi saluta. Nella piazza, un turbine di persone tutte col sorriso, al contrario di me, fino a quell'attimo, brulicavano attorno a edifici bianchi e barocchi. Un caldo fantastico, potente ma secco e privo di zanzare, mi avvolgeva come una seconda pelle. Un'orchestrina latinoamericana suonava schitarrineggianti motivetti ispanici, mentre i loro sombreri indicavano le tante piastrelle di maiolica che disegnano i nomi delle varie "Calle" madrilene.
Madrid mi dava l'accoglienza più spagnola che ci potesse essere.
Vado in ostello, a due passi da là. Calle Marquis Viudo de Pontejos. Un bell'ostello.
Apro la finestra, faccio entrare l'aria calda e frizzante. Mi sdraio sul letto e mi chiedo se tutta questa bella sensazione durerà.
L'Italia, improvvisamente, mi appare grigia e statica ma allo stesso tempo rassicurante. La Spagna, al contrario, mi appare coloratissima e mutevole ma troppo veloce per poterla cavalcare costantemente.
Sul telefonino mi arriva un messggio di TheGentleMan. Mi chiede se sono già alla ricerca di manzi. Gli rispondo che mi manca e mi rimetto a piangere.

Ecco. Ditemi se questo non è ad alta Deviazione Standard. Un ragazzo gay di un carcere omofobo come l'Italia va a Madrid, paradiso gayo d'Europa. Ci arriva e si mette a piangere, alla ricerca di qualcosa che lo tenga legato/inchiodato al suo ex-carcere.
Eppure questo succede veramente, nella cattolicissima Spagna, dove il barrio della Chueca fa faville e dardeggia sensualità da tutte le sue finestre. Dove un ragazzo che pensava di non aver bisogno di nessuno, ora, scopre improvvisamente che ricominciare a costruire tutto da capo può essere non solo difficile ma quasi impossibile.
E ora che ha scoperto questa sua debolezza, questa suo nuovo essere da solo ma allo stesso tempo questa sua nuova invidiabile opportunità, ora, questo ragazzo, ha una incredibile voglia più matta che mai di... farcela.

Ed ecco che il ragazzo ad alta Deviazione Standard va nel bagno della sua camera di ostello e, al contrario di quanto successe in Italia, smise di piangere.
Si diede una bella lavata.
Si tolse la polvere e il pesantume italiani.
Indossò un paio di jeans e una magliettina.
Prese la chiave della sua camera, aprì la porta e la richiuse alle sue spalle.

Ecco. Adesso erano soltanto lui e Madrid.
E ora, volenti o nolenti, dovevano fare i conti l'uno con l'altra.

Passo dopo passo, navigatore dell'iPhone alla mano, cammino per la capitale.
La direzione? Chueca.
Ma questo lo racconterò in un altro post...

K.I.S.S. (Keep It Simple Stupids)

6 commenti:

Signor Ponza ha detto...

Io non riesco più a fare a meno del tuo blog.

Misterioso ha detto...

My dear Bimbo, sei appena agli inizi di una nuova vita e le avventure certo non ti mancheranno.
Fossi stato The Gentleman, ti avrei trattenuto a forza nella ridente cittadina alle porte di Milano o sarei partito con te all'avventura... non sa che si è perso.
Tu invece hai tutto da guadagnare da questa nuova vita.
In bocca al lupo!!!

Andy Crop ha detto...

Ottimista ti voglio!
"Oggi Madrid,domani...il mondo!"

Anonimo ha detto...

sempre in gamba mio ganzo amico bimbosottaceto, ti voglio sentire alla grande. La spagna..che dire?? tutto il mondo è paese, studia, impegnati, divertiti, innamorati, commuoviti ancora, basta che ci racconti tutto e che continui a scrivere, ormai viviamo tutti una seconda vita parallela..la tua e guai a chiudere il blog, faresti troppe vittime. Ps: insisto: mi piacerebbe essere tuo amico!
baci abbracci e pan di stelle.
Sonoflight

Gayburg ha detto...

Ohhh. Ma hai aperto un nuovo blog! Fico!!!
...ehm... e visto che sei a Madrid e che agosto è alle porte, mi inviti per le vacanze? :-p

Enrico Siringo ha detto...

e se a fine settembre - inizio ottobre vengo a fare un giretto da te, vedi di non farteli tutti e lasciarmene qualcuno xD