giovedì 22 settembre 2011

Capitolo 9: Theatre

Madrid.
Milioni di abitanti e a me ne mancava uno solo. L'unico che fino ad adesso mi avesse fatto stare letteralmente sulle spine. E, adesso, mi faceva rosolare a fuego lento.
Volatilizzato.
L'attesa stava decisamente diventando snervante.

Quanto siamo disposti ad aspettare per amore?
Il tempo che passa, l'attesa... una lente d'ingrandimento che ci permette di vedere quanto roseo sarà il futuro o un binocolo tenuto al contrario che ci allontana, attimo dopo attimo, dall'uomo con cui volevamo stare più vicini?
Un secondo di troppo e l'interesse è già passato.
Un secondo di troppo e la passione si trasforma in ossessione.
Un secondo di meno e si coglie un frutto ancora acerbo.
Un secondo di meno e il soufflé non lievita a dovere.
Il tempo E l'amore, il tempo DELL'amore...
Insomma: in amore è come a teatro? Il tempismo è tutto?

Mentre mi facevo queste domande, aprivo il messaggio che mi era arrivato. Era di un ragazzo, VascoMaNonIlCantante, decisamente molto carino. Tipico fascino spagnolo, tipico bel fisico, tipico bel sorriso, tipici occhi neri e capelli neri, tipico lavoro da tanti dindini al mese.
Tipicamente perfetto.
Era l'opposto di MiracleBoy, l'opposto di quella bellezza così indefinita e lucente. VascoMaNonIlCantante era una persona concreta e reale ed era lì a 400 metri di distanza che mi chiedeva un appuntamento.

E diamoglielo, 'sto appuntamento. Del resto, se in amore è come sul palcoscenico, mi sa che un certo attore, qui, si è dimenticato di pronunciare le sue battute... e ora è il turno di qualcun 'altro.

Eccomi qui, un last friday night qualunque, a vedermi con un altro ragazzo che entrava, con grazia e un pizzico di barocco tipicamente iberico, nella mia vita.

Io: ... e quanti anni hai?
VascMaNonIlCantante: 32 e tu?
IoPensando: 32... perfetto.
Io: 26, e che fai nel tempo libero?
VascoMaNonIlCantante: vado in palestra, sto con gli amici, esco un po'...
IoPesante: "un po'"... bene...
Io: E non ti manca la tua città?
VascoMaNonIlCantante:  Beh sì... però non è mica come Madrid... immagino che anche a te manchi Milano...
IoPensante: Ha capacità introspettive ed empatiche, il ragazzo...
Io: Beh sì... ma alla fine potrebbe piacermi anche qui...
VascoMaNonIlCantante: Potrebbe?
Io: E' ancora presto per dirlo...

E mi porta in un posto FANTASTICO.
Allora, è arrivato il momento "consiglio per gli acquisti": se passate per Madrid e siete una manica di omosessuali, dovete a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e andare nel weekend a EL ATRIL, un bar MERAVIGLIOSO in zona La Latina. Ambiente assolutamente sciallo, privo di cavolate tipo lustrini, lucine, piume di struzzo e Chanel nr.5, ambiente dove il ragazzo più brutto è uguale a voi, dove il ragazzo più bello è un dio gtreco incredibile, dove il ragazzo più femminile è quello vestito da boscaiolo e con la camicia a quadrettoni aperta sul pettorale. Ambiente dove, nonostante il rifiuto per i cliché gay, la musica più passata negli altoparlanti sono le frociate di Britney e Lady Gaga. Ambiente dove, il venerdì sera, c'è più gente lì che la domenica al Borgo del Tempo Perso.
Amica che te ne stai spalmata sul divano, ti senti ammosciata? La tua ultima serata al Mono t'ha rotto i coglioni? Non ne puoi più del Lelephant e gli daresti fuoco? Ma fatti un giro a Madrid e ti passa tutto, a' rincojonita!
El Atril, Calle La Paloma, fermata La Latina della Metro 5! Su su che vi aspetto!
No, non mi pagano per le marchettate.

Dunque dicevo, entravo in questo localino che, come si è capito, mi ha lasciato totalmente indifferente, non mi ricordo neanche il nome, e ci prendiamo una sana birretta e chiacchieriamo chiacchieriamo come due dolci fringuellini, quando a un certo punto vedo un ragazzo.
"Ma quello lo conosco", penso, "Oh cazzo quello LO CONOSCO", ripenso "Quello è un amico di Orsar! Porca merda, vuoi vedere che c'è anche lui? E se mi vede magari mi limona e io mi perdo tutte le chance che ho con VascoMaNonIlCantante!".
Ed eccolo lì, infatti, Orsar, che mi vede, in tutta la sua dolcissima orsettaggine, mi lancia un sorriso sornione e buffonesco con un'alzata di sopracciglio istrionica e seanconneriana, mentre sorseggia la sua birra. Ricambio il tutto con un cenno e una faccia da pesce lesso appena caduto nella rete.
Che faccio?
Mi ha visto. Io ho visto lui. Lui ha visto che io l'ho visto. VascoMaNonIlCantante ha visto che l'ho visto e che lui ha visto me. Orsar ha visto VascoMaNonIlCantante e ha visto che lui l'ha visto e che lui ha visto che io ho visto lui.
Vorrei scappare e/o sprofondare ma non succede.
Prima che qualcuno faccia gesti in consulti, decido di prendere in mano la situazione e pilotarla.

Io [verso VMNIC]: Ma guarda! Un mio amico! Vado a salutarlo!
VMNIC: Sì, credo di conoscerlo...
Io: Ah sì?
VMNIC: Sì, mi deve aver contattato su Grindr...
Io: ... e tu?
VMNIC: ... e io non gli ho mai risposto.
IoPensante: Perfetto.
VMNIC: Insomma, è brutto.
IoPensante: Superficiale. E ciecato.
Io: Ma non èèèèè bruuuutttooooo!!!
VMNIC: Beh, non è neanche bello come te.
IoPensante: Me lo sposo.
Io: Ti sposo. Cioè NO! Volevo dire, TI POSO un attimo in questo angolino e vado a salutarlo. Torno subito eh!

Vado incontro a Orsar.
Io: Ciao, bello!
Orsar: Ciao, guapo, sei da solo?
Io: No, Orsar, oggi sono in compagnia...
Orsar: Capisco, guapo. Ti posso offrire qualcosa?
Io [alzando il bicchiere di birra]: Ehm...
Orsar [mi sorride]: Capito. Vai a divertirti, guapo. Ci vediamo.
Io: Ciao, Orsar

Dopo aver dovuto fare a gomitate per riguadagnare il mio posto vicino a VMNIC, lui mi dice che oggi c'è poca gente. Mi chiedo come possa esserci poca gente se io rischio di soffocare e, appena qualcuno si muove, il dito di un estraneo ci finisce dentro il bicchiere. Lui mi dice che questo è niente in confronto a quando Madrid non è vuota a causa delle vacanze estive. Vuota? Ma ha mai fatto un giro a Milano in Agosto, costui?

La serata finisce così. Lui mi riaccompagna a casa, un bacio sulla guancia, mi chiede di uscire anche domani e niente più. Non un gesto inconsulto. Non una notte di sesso anticipata. Niente di niente.

Sono stato così fortunato? Naufragata la possibilità che mi si parava davanti con MiracleBoy, adesso veniva VMNILC a salvarmi e a ripercorrere esattamente tutti passi del caso?
Che mi si stesse concedendo una seconda possibilità? E se sì, dovevo correggere qualcosa che non dovevo fare in passato? O forse, al contrario, dovevo fare di più?
Se l'amore è come un teatro e il tempismo è ciò che permette allo spettacolo di avere un lieto fine, questa allora cosa era? Una replica? Stavo recitando in una replica e dovevo stare più attento alle mie battute, ai miei movimenti lungo il palco e alle reazioni del pubblico?
E quindi: se in amore il tempismo è importantissimo, la possibilità di ripetere la propria commedia amorosa è una grazia o una situazione che rischia ampiamente di tramutarsi in un secondo flop al botteghino?

Il giorno dopo è sabato sera, un caldissimo sabato sera.
E mi porta in altri tre posti FANTASTICI.
No, scusate ma non ci riesco devo fare la marchetta non pagata anche qui.

Allora, il primo è il bar LIQUID, in Calle del Barquillo 8, fermata Chueca (straaaano) della metro 5. Un posto che è come il Lelephant vorrebbe/dovrebbe essere: fico e pieno di gente fino a scoppiare. Qui l'acqua scende dalla porta e dalle pareti (oooh mirabilia), la musica è solo puttan-pop, le luci sono basse, alle pareti LCD che mischiano i video musicali, baristi esclusivamente gnocchi, clientela gnocca.
Il secondo bar è il THE PASO, sempre a Chueca, Costanilla de Los Capuchinos 1, un bar bellissimo, per bear finocchissimi! Purtroppo non mi ricordo molto perchè ero già mezzo brillo, però le immagini dei bear che ballano sulle note di Madonna o altre squinzie musicali è indimenticabile! Vale la pena!
E poi, recuperato un gruppo di amici di VMNIC (modelli, che mettevano a seria prova i miei freni inibitori), siamo andati in discoteca: si chiama WIND e la serata è la CONNECTION. Musica house, ambiente di palestrati che a una certa ora della notte se quitan la camiseta (sbavvvvvv...........) e delle loro amiche frociarole e, alle pareti, schermi. Embè? Embè niente, se non fosse che in ogni schermo veniva trasmesso un video diverso. Embè? Embè niente, se non fosse che questi video erano tutti di grandissimi bonazzi a bordo piscina che si lustravano il regale augello.

VMNIC [mettendomi le mani sugli occhi]: non guardare troppo gli schermi o diventi cieco!
Io: Ahahahha ma scherzi, quelli sono tutti miei ex!
VMNIC [a bocca aperta]: Davvero?
Io: Ma ahahahahahah nnnnnoooo!!! Sei scem... ehm, matto?
VMNIC: Beh, potrebbe essere... tu sei così carino
IoPensante: Lo sposo.
VMNIC: E sei uscito con molti ragazzi da quando sei qui a Madrid?
IoPensante: Non lo sposo più.
Io: Oh, non tanti.
VMNIC: Quanti?
IoPensante: Fatti i cazzi tuoi.
Io: Eh, non mi ricordo...
VMNIC: Come non ti ricordi?
Io: Aspetta, fammeli contare un attimo... dunque... uno, due, tre...
VMNIC:
Io: cinque, sei... ah, no con questo alla fine non mi sono mai visto...
VMNIC:
Io: tremilanovecentocinquantasei...
VMNIC:
Io: Tredici [A VMNIC va di traverso il sorso di drink che stava bevendo] ma mica sono andato a letto con tutti!
IoPensante: Solo con undici.
VMNIC: Ah, ecco!
Io: Eh... ECCO!

Ballando ballando mi rendo conto che sono le quattro del mattino, quindi è il terzo giorno che esco con VMNIC.
E, come da prassi, cosa si fa il terzo giorno che esci con un ragazzo?
Lui mi abbraccia da dietro e mi bacia.
Poi andiamo a casa sua e passo una nottata dolce ed eccitante.

Il giorno dopo riusciamo ancora. Andiamo a fare l'aperitivo e poi a cena fuori. Non sapevo che a Madrid ci si potesse baciare pure al ristorante senza che nessuno ti dicesse niente. Invece è così. Ah che città degna di questo nome...

Tutto procedeva bene? Era un lieto fine? Il tempismo era stato rispettato?
Il pubblico era soddisfatto? E gli attori? Ci sarebbero state altre repliche?
Applausi? Sold out dei biglietti in pochi minuti?
Stavolta aspettare era stato utile?
Stavolta, la replica era stata molto meglio della prima?

Il giorno dopo ancora, lui partiva per un viaggio a New York e, al suo ritorno, ci saremmo risentiti. In realtà, non ci siamo più rivisti. Io ho provato a proporglielo ma, con evasive trovate, il momento non è mai arrivato. E credo proprio che non arriverà più.

Ecco: era una replica. Era tutto TROPPO una replica. Tutto si stava ripetendo. Di nuovo, sparizioni improvvise dopo giornate perfette.
E a questo punto, un po' deluso, un po' arrabbiato, mi chiedo: se il tempismo salva il lieto fine, cosa può salvare anche ciò viene dopo la rappresentazione? Insomma, se lo spettacolo è un successo ma il teatro va a fuoco subito dopo la calata del sipario, è evidente che ancora qualcosa non quadra.
Avevo di nuovo sbagliato i tempi? E se, stavolta, non avessi dovuto aspettare, invece?
Oppure vale la regola per cui, fallita la prima,è meglio evitare altre pericolosissime repliche?
E se, invece, ci sono alcuni copioni che proprio non devono essere recitati neanche una volta, neanche una prima, soprattutto quando magari hai ancora la testa su qualcos'altro (o, meglio, qualcun'altro)?
In pratica: se in amore vince il tempismo, la cosa più importante è cercare di capire quando inziare a fare sul serio o quando il sipario è calato per sempre sul tuo rapporto?

E così, dopo un fine settimana coi fuochi d'artificio, mi ritrovo in un'altro fine settimana ma ben diverso: steso sul letto, a non fare niente, rendendomi conto che, per me e la mia recita, non ci sarebbe mai stato il lieto fine. Rassegnato e depresso al fatto che ormai io dovrei essere considerato come un pezzo di carne buono solo per scopare, mi sdraio sul letto e apro la finestra.
Arrivano, sonore e potenti, le grida di piacere di una coppietta del piano di sopra, ginnasti del sesso. "Chiudete quella fottuta finestra!", grido nel patio. "Tanto domani non ti richiamerà, bella" aggiungo sottovoce, una volta fatta rientrare la mia testolina calda dentro camera mia.
Esco dalla stanza e vado in salotto. Vado nel terrazzo.
Madrid è tutto un vociare, un ridere, uno splendere nella notte. E pensare che sono già le 3 e mezza del mattino. Ma qui tutti vivono, parlano, fanno, portano avanti il loro giorno come se non ci fosse un domani.
E, probabilmente, come se non ci fossero neanche altre persone, non ci fossero neanche altri sentimenti.

Ma cosa è questo che sento? Potremmo chiamarlo "odio"? Sto odiando Madrid? Possibile? Forse che mi manca Milano, la cara vecchia Italia, così meno colorata ma così tanto più calda? Scuoto la testa e rientro in casa: è ancora troppo presto per dirlo.

Bip-bip. In lontananza, ecco lo squillare del mio cellulare.
"Un messaggio", mi dico, "Ah, ma se spera che adesso riesca con lui dopo più di due settimane che non mi ha calcolato solo perchè non ha trovato qualcun altro di meglio, beh caro mio..." mi dico, attraversando il corridoio, quasi urlando, "Beh caro mio" afferro rabbiosamente quel fottuto iPhone, "Mi dispiace deluderti ma ti sei sbagliato di gros...".
Guardo il messaggio. Non è VMNIC.
E' MiracleBoy.
"Ciao, bello! Ma dove sei finito? Ho detto qualcosa che non dovevo dire?" mi scrive.
Alzo la testa e fisso la mia immagine in uno specchio, sciocco attore decaduto che si è vestito da Pierrot, dimenticandosi che quella sera, in scena, c'è l'Otello.
Improvvisando sul debole canovaccio "No", gli rispondo, "affatto, anzi. Mi sei mancato. Ti andrebbe di andare a teatro, uno di questi giorni?".

Perchè QUESTO è il vero tempismo: quello delle persone che non recitano.

K.I.S.S. (Kiss It Simple, Stupids)

lunedì 19 settembre 2011

Capitolo 8: Scaring love

Madrid non è la città del sesso.
Madrid è, più semplicemente, la città della sensualità.
Una città dove anche le anziane signore non rinunciano a mettersi lo smalto rosso sulle unghie e a truccarsi con il viola e l'azzurro.
Una città dove i ragazzi espongono le loro forme senza malizia perchè tanto sono totalmente acostumbrados alla loro corporeità e a quella degli altri.

E io, contadinotto della provincia italiota, mi ritrovavo lì, a fare i conti col lato più vergognoso/vergognevole/vergognibondo del mio corpo, scoperto dal farmacista e da un fantastico biondone venuto in mio soccorso con l'allora sconosciuta lingua spagnola.
E io, insieme alle mie nuove parassitiche abitanti dei miei peli pubici, mi ritrovavo imbambolato a guardare quel magnetigmatico sorriso che si fondeva ai suoi occhi verdi e al grano dei suoi capelli.
Dopo aver comprato il mio bagnoschiuma antipiattole e dopo che lui, MiracleBoy, si è comprato il suo sapone delicato che odora di mandorla, usciamo a fare un po' di chiacchiere insieme, sotto il cocente pomeriggio di Madrid.
E come ti chiami, e di dove sei, e da quanto sei qui, e che ci fai qui... già da nove anni, ah però, e come è il bar dove lavori, ma è un bar friendly vero? non avevo dubbi ahahahha! beh comunque ci scambiamo il numero? oh ma certo che sì, dai, rivediamoci, bacio sulla guancia, bacio sull'altra, è stato un piacere, a presto.

E tornavo così, con un'espressione tra lo stupito e il felice, a casa.
Chiedendomi: "Ho trovato qualcuno di diverso?".
La domanda, però, non mi quadrava. "Diverso" da chi? O da cosa? E come diverso? E quanto diverso? Ma soprattutto: era davvero diverso? Perchè all'apparenza poteva sembrare il classico figaccione come tutti gli altri ma sentivo che non lo era: perchè?

Lavando i piatti, pensavo ancora a MiracleBoy e a questi interrogativi quando, dalla finestra di fronte, scorgo un muratore. Mi correggo: scorgo un pornoattore con addosso solo un paio di jeans laceri e macchiati di calce, un elmetto in plastica rossa e un 75-80 kg di muscoli armoniosamente distribuiti che recita la parte del muratore nell'appartamento di fronte al mio, una delle cui finestre dà proprio di fronte a quella della mia cucina. Mi fermo improvvisamente, una padella ancora unta di grasso in una mano e la spugnetta schiumosa nell'altra, ammirando quel capolavoro architettonico di madre natura che martella una parete.
Non faccio in tempo a realizzare che il suo viso è perfetto quanto il suo corpo da porco montatore che...
"Bambosottascetò?".
C'è solo una persona che mi chiama "Bambosottascetò" ed è il mio coinquilino francese. Mi chiede se mi dà fastidio che tenga la musica alta, perchè vorrebbe allenarsi con la sbarra appesa tra le pareti del corridoio, al ritmo di quella scucchiona di Rihanna. Innanzitutto noto per la prima volta la sbarra appesa tra le pareti del corridoio (era troppo in alto, io manco ci arrivo) e poi mi chiedo perchè mai un francese dovrebbe fare palestra. I francesi sono degli snob malinconici: la palestra non gli si addice. E realizzo anche che il mio coinquilino francese ascolta un po' troppo Rhianna per essere eterò.
Gli dico che non mi dà nessun fastidio.
"Bién", mi risponde.
Si toglie la maglietta e inizia a sollevare tutto il suo corpo grazie all'utilizzo di quella simpaticissima sbarra.
E qui mi rendo conto che non solo ai francesi la palestra si addice ma gli si addice pure molto.

E a questo punto, incastrato tra un francese con un fisico da fantasie erotiche interminabili che sudava duro e la visione di un giovine pornomanovale spagnolo che ad ogni martellata contraeva ogni suo muscolo della Louise Veronica Ciccone, mi resi improvvisamente conto di quello che non quadrava nella mia domanda.
Non "Ho trovato qualcuno di diverso?" dovevo chiedermi, bensì "Ho trovato qualcuno che IO TROVO diverso?" 
Insomma, MiracleBoy non ha molto da invidiare a questi altri due torelli. Come non ha molto da invidiare a quegli altri torelli/toroni/porconi che hanno incrociato il mio cammino e disincrociato le mie gambe. Eppure, nonostante questa loro innegabile "equivalenza fisico-sessuale", lui non mi sembrava proprio uguale agli altri.
Se gli altri risucchiavano i miei sguardi come dei sensualissimi buchi neri, MiracleBoy mi restituiva luce a profusione come un'immensa e irresistibile stella.
Ma cosa c'era che me lo rendeva così diametralmente opposto ai suoi simili? Quale particolare?
E qui si apriva un'altra domanda: l'amore è fatto di particolari? Sono i particolari ciò di cui ci innamoriamo? Sono le piccole cose, talmente piccole che siamo solo noi gli unici ad accorgercene? Sono quei piccoli profumi, talmente impercettibili che neanche il partner stesso sa di averli, che ci fanno perdere il senno?E ancora: se noi ci innamoriamo dei particolari, non sarà che, in realtà, anche l'amore è un semplice particolare della vita, dopotutto?

Nel mese in cui ho frequentato MiracleBoy, tutto andava alla perfezione.
Scherzi, battutine, uscitine, seratine, cosettine carine (ommioddio dalla finestra in questo momento viene un odore di canna che neanche immaginate, chiusa parentesi). Eppure, la mia domanda rimaneva ancora lì.
Cosa rendeva MiracleBoy così diverso dagli altri?
Poi, ad un tratto, mi sorride.
Un sorriso bianco, bianchissimo, splendente, più della canzone della Rettore, sormontato da degli occhi verdi quasi da alieno e circondato da una pelle di un incarnato così perfetto che sembrava dipinto da Caravaggio.
Mi da una pacca sul sedere e mi dice "Bello, lui!"
Ecco: da una marea di tempo che lo frequento e solo ora si decide a fare qualcosa che potrebbe preludere a un di più.
Ecco cosa lo rende diverso: una timidezza, una capacità di non rovinare qualcosa di raro con gesti inconsulti, una voglia di non bruciare le tappe senza la sicurezza di poterle percorrere tutte.
Insomma: per la prima volta nella mia vita, mi sono invaghito di qualcuno che no, non me l'ha smollata fin da subito ma che adesso vorrebbe.
Per la prima volta nella mia vita, mi piace una persona che prima di volermi toccare mi voleva guardare. Ecco quale è il particolare che rischiarava di rosa il mondo intorno a me quando io ero con lui.
E sì, è vero che l'amore è solo un particolare della vita, un piccolo aspetto. Ma è anche quello che rappresenta la chiave di volta di tutto il nostro animo.
Ecco. Sì. Io non lo nego. Mi piaceva questo suo aspetto così disinteressato al lato carnale. Però i giorni continuavano a passare e più in là di una toccatina al sedere o un abbraccio non si andava. E la voglia montava sempre di più.
E non che lui non mostrasse di non voler fare altro: continuava a ripetermi quanto fossi sexy... e io che facevo? Arrossivo e cambiavo discorso.
Talmente poco abituato a prendere l'iniziativa io e talmente poco abituato a prendere l'iniziativa lui che, evidentemente, rischiavamo di fare i romanticoni a vita.
Ma devo dire che, tutto sommato, non mi dispiaceva. Era finalmente qualcosa di diverso, finalmente vedere un gran bel pezzo di figliolo non mi mandava in un'incontrollabile agitazione psicoerotica ma mi faceva stare ineguagliabilmente bene.

Un giorno, dopo l'ennesiva piacevolissima serata con lui, torno a casa e mi squilla il cellulare: è un suo messaggio.
Mi dice che oggi ero proprio carino. Gli chiedo se, per caso, le altre volte, ero proprio un cesso. Lui mi dice assolutamente no e che lo so benissimo.
Poi, ho l'illuminazione: stavolta prendo la palla al balzo io. Faccio lo sfacciato. Diamo una smossa al nostro magnifico rapporto.
Gli chiedo se si sente bene. Lui mi dice che ha un po' di doloretti al ventre. Gli chiedo se devo venire a visitarlo. A fargli una visita "particolare".

Ecco, la smossa al nostro magnifico rapporto. UNA SMOSSA??? A me sembra un terremoto! Mi manda la faccina imbarazzata e non risponde più! Tre giorni di silenzio, come se avessi detto chissà che gran porcata, come se lui fosse un prete, come se non sapessi che io gli piaccio e come se lui non sapesse che lui piace a me. Ecco, forse il problema era proprio questo: lui non lo sapeva.
E in questi casi, cosa si fa? Cosa si fa se l'altro viene colto di sorpresa?
Forse che MiracleBoy voleva solo un'amicizia con un ragazzo carinissimo come il sottoscrittissimo più qualche semplice abbraccio ogni tanto?
Forse che l'amore, in realtà, non è la chiave di volta di tutti gli animi?
E anche se lo fosse, può essere che l'amore, il sentimento per antonomasia più innocente che c'è, sorprenda, spaventi, scacci?
Avevo spaventato MiracleBoy? L'avevo fatto fuggire?
Per riuscire ad amare, bisogna fingere di non amare?

Silenzio, ancora. Ma il cellulare squilla. Altro messaggio. Penso che sia lui. Ma non lo è. Stavolta è un altro ragazzo che avrà anche lui la sua parte nella storia. Ma lo racconterò dopo (prometto: non tra un mese!).

K.I.S.S. (Keep It Simple, Stupids)