domenica 16 ottobre 2011

Capitolo 10: Surprise

Una città come Madrid non finisce mai di stupire.
Quando sei convinto di qualcosa, ecco che giri l'angolo e la città cambia improvvisamente la sua e la tua prospettiva.
Madrid è qualcosa di enorme e allo stesso tempo accogliente. I Madrileni sanno essere freddi e allo stesso tempo passionali.
Non credo di esagerare dicendo che Madrid, in Europa, è un po' quello che New York è in America: sempre in movimento, sempre sul pezzo, sempre ovunque, sempre piena di gente che cerca fortuna o che forse cerca un po' sé stessa.
Se Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte fossero state europee, sarebbero state madrilene.

E così, una tranquilla sera di Madrid, quando l'aria è ancora calda e la gente si riversava in strada per "disfrutar la noche", tra tante lucine artificiali e sotto una mezzaluna che io mi ci immaginavo sopra Sailor Moon che benediceva il nostro intrallazzo finocchio, io e MiracleBoy tenevamo fede al nostro impegno preso pochi giorni prima tramite il telefonino: ce ne andavamo a teatro.
Era la prima volta che vedevo MiracleBoy in camicia: abbandonati i panni di garzone del bar, smesse le magliettine attillate, il ragazzo assumeva un'aria tutt'altro che seriosa ma tutt'altro che sciocca. Direi che la camicia gli donava quel giusto mix tra un "Guardatemi, ho trent'anni e sono una persona seria" e un "Ti arrapo e lo so".
Io, in camicia, invece, facevo l'effetto di uno studente di medicina al primo esame.
"Come sei intellettuale", mi disse lui, al vedermi.
"Stai meglio di me. Ti odio", gli risposi io e, non contento, continuai "Ma come diavolo fai ad avere quel petto se non vai neanche in palestra? Sai, io non ti odio: io sono proprio convinto che dovrebbero multarti per qualche cosa. Giusto per pareggiare i conti con la giustizia".
E, mentre entravamo nel teatro e camminavamo verso i nostri posti in seconda fila, lui mi rispose, così, amabilmente, come se credesse davvero a quello che stava dicendo "Ma no, scherzi? Ma in realtà io mi vedo brutto".
"Allora spiegami perchè ti stai rimirando in quello specchio e ti allisci un sopracciglio provando uno sguardo canagliesco alla Sean Connery", lo misi alle strette.
"Beh, si fa quel che si può", disse il finto fottutissimo modesto. E continuò "Del resto, al fianco della tua bellezza, dovrò pur difendermi, no?". Sorriso romanesco e smargiasso.
Tra un misto di rossore e una smorfia che urlava "quanto sei ruffiano", ci sedemmo e ci scambiammo scappellotti come due bambini delle scuole medie quando, quasi senza che ce l'aspettassimo, le luci calarono e il sipario si alzò.
Eravamo andati a vedere un'opera di Goldoni.
"Goldoni... come i preservativi", gli dissi io, appena il sipario si alzò. Lui si voltò dalla mia parte e mi guardò stupito come se si fosse reso conto di avere accettato di uscire con un satanista coprofago.
La Bottega del Caffè, recitata in lingua originale con sopratitoli in spagnolo. Un tripudio di comicità e doppi sensi.
Alla pausa di metà spettacolo, andammo al bar a prenderci qualcosa da bere e gli commentai che, vista la piece teatrale, la mia battuta su Goldoni-preservativi era bellissima.
Lui mi risponde semplicemente con un "Quanto sei carino, quando fai la scema". E via ancora a giocare agli scappellotti.

Inizia la seconda parte della commedia e torniamo ai nostri posti.
Tra una battuta e l'altra, una risata e un'altra, lo spettacolo finisce.
Applausi scroscianti.
Il sipario cala, gli applausi continuano, il sipario si rialza mostrando gli attori in fila che fanno l'inchino e gli applausi continuano ancora.
E io ho la netta sensazione che l'attore che ha interpretato Eugenio stia guardando fisso nella mia direzione.
Mi giro a destra, mi giro a sinistra, mi giro dietro e mi guardo davanti: io e MiracleBoy eravamo circondati da un manipolo di vecchiette con rispettivi consorti decrepiti.
Non c'erano dubbi: l'attore guardava QUI. A me, a MiracleBoy o a tutti e due. 
Finiti gli applausi, MiracleBoy si incammina verso l'uscita. Mi dà le spalle.
Il sipario cala per l'ultima volta e io faccio in tempo a vedere l'attore che interpretava Eugenio che mi fa un sorriso e un gesto come per dire "a dopo, ci vediamo dopo".
"Non vieni?" mi dice MiracleBoy.
"Oh... certo! Ma certo che vengo" gli rispondo io. E appena fuori dal teatro gli dico che vado a casa perchè sono piuttosto stanco. Lui mi fa un broncio tenerissimo, con quel ciuffo biondo e queli occhioni verdi. Ci salutiamo con un bacio sulla guancia e, appena lui gira l'angolo, io mi reincammino verso il teatro.

Ma che cosa diavolo faccio?
Ho un ragazzo che ci prova con me, io ci provo con quel ragazzo, a me piace quel ragazzo e io potrei piacere a lui.
E invece? Che faccio?
Disperdo energie con un attore?
Non posso credere di stare davvero tornando a teatro. Ma che mi salta in mente?
Perchè non mi fermo, non corro verso MiracleBoy e non gli dico "Ma sì non sono così stanco, andiamo pure a casa tua che finalmente magari si tromba"?
No. Io ovviamente salpo senza motivo dal porto sicuro per andare incontro alla procella. Alla violenta burrasca che ridurrà il mio glorioso vascello in un cumulo di assicelle rotte.


E, avvolto in questi pensieri, mi ritrovo di fronte al teatro, all'ingresso degli artisti.
Spingo la porta. E' aperta.Una serie di lampadari al neon illuminano un lungo corridoio. Lo percorro e apro l'ultima porta che c'è.
Ora mi trovo davanti una rampa di scale a chiocciola. Salgo su e di fronte a me si stende il palcoscenico. Sento delle voci. Mi nascondo dietro un tendaggio e lascio che si facciano lontane lontane, prima di riuscire allo scoperto. Mi allontano dal palcoscenico, imbocco un'altra porta e mi ritrovo nel locale dei camerini degli attori.
Tra ricciolute parrucche bianche settecentesche, barattoli di cipria, ciglia finte e spade di plastica, corsetti da nobildonna e casacche militari dell'epoca di Carlo V, tra voci ridenti di tanti attori che si cambiano e si svestono e nessuno che bada a me, alla fine, passo davanti a una porta dalla cui stanza non proveniva nessun rumore. Apro e lui era lì.
Il mio attore che interpretava Eugenio è di fronte a me, seduto su una sedia di legno, con addosso solo jeans e magliettina, mentre riponeva in un borsone dei copioni.
Non poteva che essere un attore, nella sua vita: un filo di barba sfatta, una presenza scenica incredibile, uno e ottanta metri di bellezza, occhi neri e scintillanti come la notte, i capelli altrettanto neri di media lunghezza e, tra tanto nero, un sorriso bianchissimo e perfetto.
"Ciao", continua a sorridermi "Non ero sicuro che avessi capito che stavo guardando te, mi sembravi un po' confuso"
"Beh..." balbetto, "Beh... effettivamente lo sono..."
"Era il tuo ragazzo, quello a fianco a te?"
"Oh, no! Cioè forse, cioè no! Non c'è niente tra noi, almeno non ancora, almeno non ufficialmente... ma, scusa, tu chi sei?"
"Oddio, scusa, che maleducato! Non mi sono neanche presentato! Io mi chiamo AntonioBanderas e tu?"
"BimboSottaceto"
"Encantado..."

Ma che cosa sto facendo?
Perchè non vado via di qui?


"Bene, che fai stasera?" mi risveglia lui da una specie di stato di trance.
"Oh, non so, andrò a casa, mi metterò a guardare I Goonies... cose così"
"I Goonies! Adoro quel film! Senti, e se andassimo a fare una passeggiata? C'è un tempo meraviglioso..."
Uno alito di vento entrò dalla finestra semiaperta del camerino, gli scompigliò i capelli e io gli dissi sì.
E così, io vestito come uno studente di medicina al primo esame e lui in jeans e magliettina e un sex appeal che solo uno spagnolo potrebbe avere, andiamo a mangiare le tapas, parlando del fatto che io voglio essere un chirurgo e del fatto che lui fa l'attore e l'insegnante di yoga. E che, tra pochi giorni, aprirà il suo centro di yoga e recitazione proprio a fianco di casa mia.
"Fantastico!" gli dico "Sei in carriera! E adesso dove abiti?"
"Oh, nel barrio Salamanca ma sto cercando una sistemazione vicino al centro yoga"
"E vivi solo?"
"No, col mio ex"

Ma come è che gli ex rimangono sempre in mezzo alle palle? E adesso dove andiamo a scopare?

"Ehi, ho un'idea, vuoi vedere il centro? Ci sono ancora un po' di calcinacci in giro ma è carino! A breve sarà finito!"
"Oh, sì!" Gli rispondo io, con un entusiastico sorriso e ancora mezza tapas fuori dalla bocca.
Pagammo, andammo nel suo centro, lui mi fece fare un giro di perlustrazione e poi feci sesso con lui, l'uomo più affascinante che abbia mai conosciuto in tutta la mia vita: trentacinque anni di savoir fair francese, di sguardo passionale tipicamente iberico, di bellezza italiana e di simpatia e dolcezza di dove-non-lo-so.

Ma che cosa sto facendo? Oh, beh, stavolta credo di aver fatto solo che bene.

Ci salutammo, tornai a casa e mi misi a fare lo stalker su Google.
Conoscendo solo il suo nome di battesimo, con capacità degne di un agente della CIA, sono riuscito a risalire al suo cognome, al suo profilo di FaceBook e a quello sull'Internet Movie Database. Grazie a quest'ultimo, vedo che ha fatto un bel po' di film, qui in Spagna.
E sempre grazie a quest'ultimo, scopro che è SPOSATO.

Ma che cosa sto facendo? UNA MINCHIATA, bello mio.

Con un uomo, ovviamente. Sposato con un uomo. Un suo collega, americano, di Los Angeles, che ha all'attivo delle recitazioni in "Beverly Hills 90210", "Will & Grace" etc etc etc.
Quindi, quando mi diceva di vivere ancora col suo ex, intendeva ex-MARITO e non ex-ragazzo.

E avranno già divorziato? O sono solo separati?
Sono un rovinafamiglie? Magari il suo compagno stava cercando di salvare la coppia e invece io mi metto in mezzo e me lo scopo?
E ora come faccio?
Lo devo rivedere oppure no? E se sì, che gli dico? "Ciao come stai? E il tuo ex-marito? Oh sì, sai, casualmente su internet sono riuscito a scoprire che dovresti avere una fede all'anulare!"
Ma perchè non sono rimasto con MiracleBoy? Magari a quest'ora stavamo facendo l'amore per la terza volta!
Eh no, eh certo che no: AntonioBanderas mi fa l'occhiolino e io, che sono uno stupido puttanello, mi devo precipitare nel suo camerino a fare la cretina.
Ma cazzo, perchè perchè perchè non so proprio stare lontano dalle situazioni incasinate? MiracleBoy è un così bravo ragazzo! Lui non mi avrebbe dato nessun problema!


La mia suoneria del cellulare si attiva. "California Gurls" di quella schiattona della Perry.
Mi sta chiamando MiracleBoy.
"Ciao... ti ho svegliato?"
"No, tranquillo ero già sveglio... non riuscivo a dormire perchè... non vorrei che tu ti fossi offeso per non aver continuato la serata con me"
"Ma no, bello, figurati..."

Ma che dolce... ma che problemi potrebbe mai darmi uno così?


"Senti, ti devo chiedere un favore... Sono alla centrale di polizia... ti spiace venire a pagare la mia cauzione? Appena fuori di qui ti rendo tutto, promesso. Ehi, ci sei ancora?"

ECCO che problemi potrebbe darmi, uno così.
Perchè, come dicevo all'inizio, una città come Madrid non finisce mai di stupire.


K.I.S.S. (Keep It Simple, Stupids)