lunedì 30 luglio 2012

Capitolo 24: Sing me to sleep

Scherzo del destino, ho visto negli ultimi giorni un sacco di pazienti HIV positivi.
Persone del tutto normali che, però, tengono dentro di loro una bomba a orologeria che va continuamente disinnescata.
Ho talmente tanta voglia di chiedergli come si vive anni e anni così, con questa tensione, con questa paura... ma non posso parlargli, non è mai il momento opportuno, nella mia vita.

E, paradossalmente, la mia vita è come se mi si stesse allungando perchè non ho più sonno, una lunga corsa fino al mattino successivo, quando avrò qualcosa da fare per non pensare più a me stesso.
Continuo a non dormire.

Ho fatto il test definitivo.
I risultati ancora non sono arrivati.
E' strano, ci stanno mettendo molto ma io non ho neanche fretta di sapere: queste cose poche volte finiscono bene.

Intanto, continuo a non dormire.

Ho iniziato a fare un po' di attività fisica, per rilasciare i nervi. Mi piace tantissimo correre al Parque del Buen Retiro, passare di fronte al laghetto e al Palacio de Cristal, salutare i cigni che sguazzano e le famigliole che fanno picnic.
Nascondermi tra due cespugli e vomitare a causa della nausea che mi danno gli antiretrovirali.

Anche se corro per due ore, dopo non ho sonno.

Sono andato in una discoteca con degli amici.
Una discoteca, sabato sera. Non avevo molta voglia di andarci. Forse tutto è iniziato da qui.
Ho conosciuto un amico dei miei amici.
Si chiama Rosario. E' un nome così bello che non ho neanche voglia di camuffarlo mentre lui è il tipico ragazzo che non mi piace, tutto radical-chic, super-carino, super-figo, super-lasciami-stare.
Dopo un po' Rosario mi si avvicina e mi chiede che cosa ho.

Io: Che cosa ho?
Rosario: Sei l'unico che non ci sta provando con nessuno, qui dentro. L'unico che non ha bevuto e l'unico che non si è calato niente.
Io: Non è il caso.
Rosario: E perché no?
Io: Non sai neanche quello che dici.
Rosario: Neanche io ho voglia di stare qui.
Io: Me ne vado, salutami gli altri.
Rosario: Vado anche io, andiamo da me.
Io: Ok.

Non dovrei andare a casa di un altro ragazzo, però non ho sonno.

La casa di Rosario è la casa di qualcuno che parte: in camera sua, ci sono scatoloni ammassati, un letto sfatto e un comodino pieno di cose messe lì alla rinfusa.

Io: Te ne vai?
Rosario: Tra due giorni. Sai, è finito il tirocinio. Ritorno a Milano. Però mi dispiace.
Io: Darei non so cosa per andarmene anche io.

Rosario mi fissa in un modo che mi spaventa perché improvvisamente non mi sembra lo stronzo che avevo pensato prima.
Sembra quasi comprensivo.
Sembra quasi comprendere.
Io seduto su una sedia in camera sua, lui appollaiato sul letto.
Si accende una sigaretta e accende la radio, sintonizzandola su una stazione di vecchi successi.
Sono le 4 del mattino e ancora non sonno.

Rosario: Cosa hai?
Io: Ma niente. Ancora con questa domanda?
Rosario: E allora perchè non mi racconti niente di te?
Io: Ok. Vengo da un'isola.
Rosario: Si sente. Pure io. Ma da un'altra.
Io: Si sente. Mi piace toccare le pance. Sono tenere.
Rosario: E' per questo che fai il dottore?
Io: Può essere, non ci ho mai pensato, io non... spesso non so il perché delle cose che faccio.
Rosario: Neanche del perché vuoi andartene?
Io: Perché questo città FA SCHIFO.
Rosario: Solitamente alla gente piace: è grande, è pulita, c'è sempre il bel tempo, non ci sono discriminazioni...
Io: Per favore. Questa città promette lavoro senza poi avere i soldi per pagare gli stipendi. Questa città è superpulita ma non multa chi piscia per strada. Questa città promette grandi amori o avventure sessuali e poi...
Rosario: ... e poi...
Io: Lasciam perdere.
Rosario: Dipingi Madrid in un modo bizzarro. A me sembra che più che altro stai dipingendo la vita.

Lo guardo. Che abbia ragione? E' semplicemente la vita un gran disequilibrio?

Io: Guarda. Guarda fuori dalla finestra. Hai mai visto il cielo grigio a Madrid?
Rosario: Poche volte. Perché?
Io: Perché qui è come se non esistesse l'inverno. Ma a volte tutto è congelato, lo stesso. A me qui sembra che sia tutto una farsa. Madrid è come un mostro, un pagliaccio che se la ride di me, senza rispetto. Che ho fatto di male, io?

Non avevo intenzione di piangere di fronte a uno sconosciuto di 24 anni, con una lieve sfumatura rossastra nella barba che avrei voluto anche per la mia, con la vita che facevo io solo un anno fa, tra Milano e paesini della pianura padana, tanto studio e qualche distrazione, serate di nebbia e luci al neon, poche cose ma che mi facevano stare bene, poche cose da cui volevo fuggire.
Per cercare cosa, ancora non lo so.
So solo che non ho ancora sonno.

Rosario mi abbraccia.

Rosario: Vedi che qualcosa ce l'avevi?
Io: Quello che ho è un test positivo. Devo fare la controprova ma sto morendo di paura.E forse ho contagiato pure il mio ex che è stata una delle persone che ho amato veramente. Io gliel'ho detto ma non so se ha fatto il test anche lui, so solo che non mi chiama più. Mi sembra di non avere più una casa.

Rosario mi stringe più forte.

Rosario: Non so come aiutarti ma se potessi lo farei. Mi spiace esserci conosciuti così tardi.
Io: Le persone migliori le conosco sempre troppo tardi.
Rosario: L'importante è conoscerle.

Mi stringe ancora.

Rosario: Io tra due giorni parto. Promettimi che mi farai sapere come stai.
Io: Non posso.
Rosario: Perché?
Io: Perché forse non voglio saperlo neppure io.
Rosario: Se è vero che Madrid è tutta una finzione, tu cerca di rimanere nella realtà. Anche se non ti piacerà, anche se non ti andrà di dirmi come stai.
Io: Ci proverò.
Rosario: Sono le 5 del mattino: vuoi dormire qui con me?
Io: E smetterai di abbracciarmi?
Rosario: No.

Nella radio, intanto, passava una vecchia canzone degli Smiths.

...Sing me to sleep and then leave me alone...

domenica 15 luglio 2012

Capitolo 23: HIV +

Quando avevo visto che il test era positivo, non ho avuto una grande reazione.
Avevo fatto la visita e le analisi mediche per il posto di lavoro e, in attesa che mi consegnassero i risultati cartacei, mi ero messo a vedere nell'intranet dell'ospedale se già erano usciti lì.
In quel momento, ero di guardia in Urgenza, saranno state più o meno le 3 del mattino.
Dò un rapido sguardo al PDF delle analisi: c'è un numeretto con una stellina a fianco. Si riferisce agli anticorpi contro il virus. Il numeretto è troppo alto per essere normale e la stellina lo sta segnalando.
Vorrei rileggere un'altra volta ma il forte accento andaluso del mio capo mi dice "C'è uno nuovo in uno dei tuoi letti, vai a vedere che ha" quindi mi alzo e vado a vedere il mio nuovo paziente.

Il mio nuovo paziente. L'unica cosa che in quel momento mi consente di stare coi piedi per terra. Assoluta concentrazione.

Lo esploro.
Gli faccio l'anamnesi.
Chiedo analisi del sangue e radiografia del torace.

Massima concentrazione.

Dopodiché, riguardo un attimo il mio PDF: la stellina è proprio a fianco del valore degli anticorpi contro il virus dell'AIDS.

Voglio un'assoluta concentrazione.

"Vuoi che ti aiuti? Sei in alto mare? Io coi miei ho praticamente tutto sotto controllo, se vuoi mi incarico di uno dei tuoi" chiedo a una mia compagna. Ma lei si volta, mi guarda, mi fa un sorriso molto bello e dolce e mi ringrazia, dicendomi che non c'è bisogno.

Devo ritrovare l'assoluta concentrazione.

Le 4 del mattino. Turniamo per dormire. Turno 1, turno 2 o turno X. Sorteggiamo. A me, per la prima volta, è capitata la X ovvero posso dormire fino alla fine della guardia. L'altra X capita allo specializzando di oncologia del primo anno. E' proprio bello.

Mi concentro su di lui. Un viso perfetto, capelli biondo scuro, occhi azzurri, barbetta, alto, simpaticissimo. Mi devo concentrare su di lui.

Entriamo in camera. Ci buttiamo sui letti.
Chissà se fare sesso con lui mi aiuterebbe a non pensare a quello che potrei avere.
Chissà se potrò mai fare di nuovo sesso.
"Come ti è andata la guardia?" mi chiede, sorridendo.

Un sorriso perfetto. Mi concentro sul suo sorriso, maniacalmente: colore, forma dei denti, posizione. Tutto perfetto.

"Bene, grazie. E che fortuna che ci sia capitata la X, eh?" gli rispondo, mentendo, dato che avrei voluto continuare a lavorare senza fermarmi mai, fino a morire di lavoro. Ci mettiamo sui letti e lui spegne la luce.
Non stavo lavorando e non potevo vedere il bellissimo specializzando di oncologia del primo anno: in quel momento l'unica cosa su cui potevo concentrarmi, quindi, era il fatto che il mio test è positivo.

Il giorno dopo, sono andato a parlare col servizio di malattie infettive dell'ospedale. La dottoressa mi ha detto di non preoccuparmi. Mi ha detto che io ho fatto solo un test di screening. Mi ha detto che quel risultato verrà valorato con un ulteriore test, più specifico sebbene meno sensibile.
Gli ho detto che comunque ho un test positivo, che sono un medico anche io e che voglio la massima sincerità da parte loro, quindi niente sciocchezzuole che raccontiamo sempre ai pazienti per tranquillizzarli come "non si preoccupi" o "migliorerà" o "la medicina sta facendo passi da gigante" o "ci sono delle celluline impazzite".
La dottoressa è d'accordo; va un attimo nella stanza accanto e torna con un sacchetto di plastica pieno di pillole. Mi dice "Iniziamo subito con la terapia antiretrovirale, senza aspettare i risultati del test di conferma, ok? Per sicurezza". Per sicurezza: in linguaggio medico, sarebbe che la possibilità che anche il test di conferma sia positivo non è trascurabile.
Prendo quel sacchetto, lo metto nella mia tracolla, saluto ed esco di lì.

Quella tracolla l'avevo comprata durante l'università, dopo aver superato non mi ricordo che esame. Devo concentrarmi per ricordarmi che esame era. Concentrazione.

La terapia antiretrovirale è una cosa che ti stende, letteralmente.
La nausea a non finire, tutto il giorno e tutta la notte, è l'effetto collaterale che più mi devasta. Mi sembra di vivere in barca, tutto il tempo. Ma non in vacanza: con un mare mosso, cattivo e nero, che odora di pesce marcio. E pare che questo sia nulla, al confronto con quello che potrebbe venire dopo.

Al servizio di malattie infettive dell'ospedale, mi hanno caldamente consigliato di fare la lista delle possibili persone che mi potrebbero aver contagiato o che io potrei aver contagiato io.
Io la lista l'ho fatta. Il problema è che molti di loro non posso rintracciarli: di alcuni non ho il numero di telefono e, di quelli di cui sospetto di più, non mi ricordo nemmeno il nome.
Chiamare queste persone e mettere loro paura è stata la cosa più umiliante della mia vita: molti non hanno reagito bene, alcuni si sono terrorizzati, altri si sono arrabbiati. Quel che è certo è che, se mai uno di loro risultasse positivo al test, potrei avercelo sulla coscienza.

La parte più dura è stata dirlo a BigAngel. Lo chiamo.
Appena ho sentito la sua voce, quella dolce cantilena caraibica, mi è salito un groppo in gola. Cerco di parlare un po' del più e del meno, per sciogliermi. Poi gli racconto quello che è successo, iniziando con la classica formula del devo-dirti-una-cosa.
"... e quindi, capisci che forse è meglio che ti fai un controllo del sangue pure tu, insomma un test per l'H..."

Mica è facile tenere le lacrime chiuse negli occhi, quando tutta la tua concentrazione adesso è proprio dove non vuoi che sia.

Io: ...un test dell'HIV... scusa, è che sono molto nervoso...
BigAngel: Non hai nessun motivo per esserlo, cariño... non piangere.
Io: Guarda che se sei positivo, hai tutto il diritto di pretendere da me spese mediche o...
BigAngel: Smetti di piangere, dai. Non risulterò positivo. E non è detto che lo sia davvero neanche tu.
Io: Se ti ho fatto del male, io...
BigAngel: Se scoprirò di averlo anche io, non ti addosserò mai la colpa di niente.
Io: Sì ma la colpa me la addosserei io, lo stesso! Ti giuro, sto malissimo, voglio solo che tu sappia che se ti è successo qualcosa mi dispiace e che non avevo la benché minima intenzione di farti vivere una vita di merda... io non so cos'altro dire, davvero...
BigAngel: Non dire niente e ascoltami, andrà tutto bene. Tu rimani il ragazzo più fantastico che abbia mai conosciuto, ok? Purtroppo ora devo andare a lavorare, ci sentiamo più tardi, se vuoi. Stai tranquillo, andrà tutto bene.

Chissà se adesso anche lui sta cercando qualcosa per mantenere la sua concentrazione su qualcos'altro.

Non mi ricordo di aver mai avuto penetrazioni senza preservativo. Qualche strusciamento, qualche contatto, quello sì, però non mi ricordo di essere mai stato penetrato senza. Chissà quando diavolo è successo: i primi tempi che ero qui o forse no. Magari quelle volte che sono finito con qualcuno dopo aver bevuto un bicchiere di troppo che ti toglie le inibizioni o che non ti fa verificare che il tuo partner si metta il preservativo, magari in una di quelle serate in cui ero fuori di me è successo qualcosa. A quanto sembra, "qualcosa" è più che sufficiente.

Vorrei soltanto sapere cosa mi passava per il cervello. Vorrei soltanto sapere con che faccia di bronzo posso occuparmi della salute delle altre persone quando io sono stato il primo che ha preso la sua e l'ha probabilmente fatta a brandelli.
Vorrei soltanto capire se questa rabbia che mi monta dentro riuscirò a controllarla o se mi ucciderà, insieme a qualcun altro che magari ho contagiato.

Vorrei trovare un qualcosa su cui concentrarmi, su cui scaricarmi, su cui deviare l'attenzione... ma non la trovo. L'unica cosa che trovo è questa voglia di fare del male, possibilmente a chi mi può aver distrutto la vita. O alla mia stupidità. Ma la stupidità è imbattibile e me la devo tenere. Forse è l'unica malattia davvero incurabile, altro che AIDS.

Sento solo che dentro ho una rabbia di quelle malsane, tinte d'invidia e prive di logica, che mi sta facendo diventare una persona cattiva e che tutta questa rabbia mi allontanerà anche da chi vorrà cercare di starmi vicino.

Mi vergogno tantissimo di me stesso.

sabato 7 luglio 2012

Capitolo 22: Slow, fast, GayRomeo

Una sera, con PetitePutaine.
Solito sabato sera: da "Siamo due romantiche, vogliamo il grande amore" a "Guarda quello quant'è bono, beviamoci una birra che dobbiamo disinibirci" nel giro di mezzo secondo. Un classico, insomma.
Veniamo avvicinatE ehm, scusate, avvicinatI da uno di quei ragazzi carini e chiacchieroni che distribuiscono flyers (come si chiameranno? Flyeristi? O magari PR! Mi sovviene adesso, dato che sono biondoh) che ci invita a entrare nella discoteca dove lavora.

Pinguazzo: Hola, volete entrare?
Io&PetitePutaine: Sììììììììììì!!!
Pinguazzo: Ma siete italiani?
Io&PetitePutaine: Sìììììì! Ma pure tu??? Nooooo!!!
Pinguazzo: Sììììì! Di dove siete?
Io&PetitePutaine: Isolaniiiiii!
Pinguazzo: Noooooo!
Io&PetitePutaine: Nooooo! Pure tuuuu???
Pinguazzo: Noooooo!
Io&PetitePutaine: NOOOOO! PURE TU???
Pinguazzo: Cazzo, ho detto di NO. Però io e gli isolani abbiamo una connessione che boh. Cioè sai tre miei ex erano isolani.
Io: Ah.
PetitePutaine: Ma tu dimmi.
Io: 'sti cazzi, vero?
PetitePutaine: Ma proprio impressionante.
Pinguazzo: Ma sarete stronzi?
Io&PetitePutaine: AHAHAHAHHAHAHA!
Pinguazzo: Avanti, entrate in discoteca e aiutatemi a riempire la busta paga. Prendete 'sti flyers.

E, dopo una serata alcolica passata in discoteca, dove il ragazzo bono per cui ci siamo ubriacati non ci ha cagati manco di striscio, dove le uniche palpate sul culo che abbiamo ottenuto sono state quelle di gggenti (con la "i" finale) improponibili, dove siamo tornati a casa alle 7 della mattina e abbiamo dormito tutto il pomeriggio, io mi sveglio.
E come tutti i grandissimi froci del mondo, appena sveglio di domenica sera posso fare solo tre cose 1) Grindr, 2) siti-pollaio, 3) andare in palestra. Dato che non vado in palestra e dato che l'iPhone era ir-ri-me-dia-bil-men-te lontano, scelgo la busta numero 2.
Suono d'arpa arpeggiante arpeggiosa: qualcuno mi ha mandato un messaggino.
Era Pinguazzo. Solo che io ero già in mezzo coma etilico, quando l'ho conosciuto e, quindi,  non mi ero reso conto che era decisamente caruccio. E non mi ricordavo che fosse alto 1,80. Insomma ho dedotto che fosse Pinguazzo solo perchè mi diceva "Grazie per aver ingrassato la mia busta paga :) ".
E io che pensai "Ma grazie un corno! Vieni qui e baciami in bocca!". Ovviamente, non ho potuto dare forma scritta a questo pensiero. Non l'ho ritenuto opportuno. Piuttosto, ho preferito trasformarlo in un più cortese "Una di queste sere che non lavori, magari possiamo andare a prenderci un caffè". Clicco "invia" e mi ricordo subito dopo di cosa significhi, nel mondo gay, "prendere un caffè".
Significa scopare.
Servita la figura di merda, bella calda e fumante.
Ma la cosa più incredibile è che lui me lo fa pure notare: "Sei proprio un porco", mi dice con uno smaili. Cerco di spiegargli che volevo davvero solo prendere qualcosa da bere ma lui coglie la palla al balzo e mi fa notare che lo sapeva già che volevo prendere e anche bere, profondendosi in altri quattro o cinque smaili.
Decido di chiudere lì la conversazione. Non gli rispondo. Mi sembrava già di aver fatto abbastanza la figura della zoccola. Non che mi vergogni di fare la zoccola, solo che non posso farla quando mi sono appena svegliato e con ancora mezza sbronza addosso: un MINIMO di ritegno, cacchio.
Però lui continua. E insomma alla fine decidiamo di uscire insieme (tagliamola corta perchè mi sto rompendo le balle di fare la telenovela su una chattata di GayRomeo).

Primo appuntamento: tutto liscio, davvero carino, si parla, si ride e si scherza. Lui è un gran burlone, è giovanissssssssimo, ha solo 24 anni (mi sento un DILF) e ci salutiamo con appena un bacetto sulla guancia.
Perfetto. Non gli piaccio, mi dico.

Tipico, no? Tipico di me, dico. O tutto o niente, bianco o nero, le sfumature mai una volta che mi ricordi che esistano. Ormai sono talmente abituato a questo circuito di sesso che faccio a fatica a poter intendere il mancato avvicinamento fisico come un segno netto e inequivocabile di non interesse. Non so se questo sia merito di questa città, non so se è COLPA di questa città, non so se vuol dire solo che sono una vacca io o, magari, un deficiente... fatto sta che non mi ha baciato né scopato ERGO non gli piaccio. E basta. Categorico.

Secondo appuntamento: lo ritengo un appuntamento del tutto in amicizia. Alla fine della serata, propone di vedere un film a casa mia. "Casa mia" inteso come "camera mia" la quale (come sempre quando ci fai entrare qualcuno di appena conosciuto) era meno ordinata della vita sessuale di Sara Tommasi.
E alla fine del film, la metro era già chiusa. Con un po' di malizia, gli dico che se vuole può rimanere a dormire da me. "Tanto non gli piaccio, dice di no", penso. E mi dice di sì.
E' così bello dormire abbracciati a lui. E credo che sia stata la stessa opinione del suo pene, a giudicare da come reclamava un posto tra i nostri due corpi. Io, però, che sì sarò zoccola ma sono pur sempre un ultra-25enne con un po' di voglia di provare una relazione vera e che duri più di due settimane, prendo in mano la mia dignità e gliela sbatto in faccia (la dignità), dicendogli: "Guarda, dovremmo andarci piano. Io ti piaccio, un minimo, no?". Lui, con un gran sorriso, mi indica con entrambe le mani la sua erezione e io divento così:
E' dolcissimo ed è d'accordo nell'andarci piano.
Sento già qualcosa per lui.
Non è un colpo di fulmine. Pinguazzo non è il nuovo BigAngel. Però tutto questo rispetto che ha per me mi fa un sacco di piacere e mi fa venire voglia di stritolarlo di coccole. Insomma diciamo che c'è una sana simpatia che preme gli argini del fiume "scopamicizia" per invadere i fertili campi del "fidanzamento".

Certo. E poi c'era la marmotta che confezionava la cioccolata.

Terzo appuntamento. Ci andiamo giù pesante col contatto fisico. Ma io, arrivato a un certo punto (leggasi:il momento della penetrazione, di mettere la palla in buca, di chiudere lo spiffero, di TROM-BA-RE) faccio di nuovo la faccia da fatalona sexy e con voce arrocata dal quasi-orgasmo gli dico "No, dai... meglio aspettare". E lui si gira dall'altra parte del letto e sospira "Ok..." e io lo abbraccio da dietro, mentre un ghigno enorme mi sboccia in faccia, da orecchio a orecchio, convinto di essere in Beverly Hills 90210 e tramutato in Donna che la fa sudare a David.

Quarto appuntamento. Stavolta, non ce la faccio più.
"No, aspettiamo, rimaniamo abbracciati". E stavolta è lui che me lo dice. E io che penso "Ecco, ora con le tenerezze esageriamo. Mica voglio fare sei mesi di bacini. Ma va bene". Così ci limitiamo alle cosine leggere, con la speranza che sia l'ultima volta.

Quinto appuntamento. Al letto neanche ci arriviamo. Mi dice che non vuole rovinare niente col sesso.

Io: Scusa, ho sentito bene? Rovinare?
Pinguazzo: Eh...
Io: Ma sbaglio o ci frequentiamo ormai da due settimane?
Pinguazzo: E' che io so già che col sesso andremo a rovinare tutto...
Io: Ma che dici??? Ma insieme stiamo bene! Cioè guarda che non sparisco mica e blablablablablablablablabla
Pinguazzo: ...perchè...
Io: ...e poi mi hai così scaldato che ora non puoi lasciarmi così ti prego dai andiamo da te io sono seriamente interessanto a frequentarti e blablablablablablabla...
Pinguazzo: ...perchè sono passivo anche io!
Io:  
Pinguazzo: Eh...
Io: Ma... passivo oppure passivopassivo?
Pinguazzo: passivopassivopassivo.
Io: Cioè tu proprio mai mai fai fiki fiki?
Pinguazzo: Una volta all'anno, magari.
Io: Ma tu mi piaci...
[Pinguazzo piange. Oh giuro, ha pianto]
Io: No dai, su, su... non è una tragedia essere passivi.
Pinguazzo: Promettimi di non sparire.
Io: Ti sto abbracciando, infatti.

Ho voluto rallentare tutto perchè, chissà, magari sarebbe potuto finire tutto in maniera diversa, rispetto a quando vado direttamente a letto con qualcuno.
Del resto, quando si fanno sbagli, qualcosa si deve pur cambiare.
E' stato così, infatti: ho cambiato e lo stesso sbaglio non l'ho ricommesso. Niente sesso e, quindi, niente ennesimo fidanzato futuro ex. Piuttosto, è venuto fuori un amico un amico.
Rallentare in questa autostrada del sesso o dei sentimenti o di queste intricatissime cose senza nome, per caso fa comunque evitare di farci sbandare e andare fuori strada?
E allora perchè, a me, dopotutto ha bruciato per un bel po', la mancata conclusione con Pinguazzo?
Non dovrei essere contento di aver comunque guadagnato un nuovo amico?
E devo dedurre che i fidanzamenti sono rapidi e le amicizie lente?
Ma non era il contrario? Un'amicizia non si costruiva solidamente fin dalla prima occhiata d'intesa? E un fidanzamento non si costruiva con un sano e lento giorno-dopo-giorno?
Forse né l'uno né l'altro.

O, forse, dovrei imparare a leggere meglio i profili di GayRomeo.

K.I.S.S. (Kiss It Simple, Stupids)