martedì 22 settembre 2015

Capitolo 29: Tears

Ero di guardia in pediatria.
Inizio col dire che io DETESTO le guardie di pediatria. E ciò non significa che io odio i bambini, bensì che odio i genitori che hanno già sei figli e ancora non sanno che fare quando il pargoletto ha il raffredorino o la diarreina. E me lo portano a me al pronto soccorso.
Ma vabbè fortuna che ci sono alcuni bebè cicciotelli che visitarli è un piacere [mood occhi-a-cuore: on].

Questo grazioso preambolo non c'entrava niente, comunque.

Come ogni guardia, anche questa inizia con la consegna: i vari medici si riuniscono attorno a un tavolo e quelli che escono dal lavoro raccontano i pazienti a quelli che entrano. Io ero uno di quelli che entrava e, insieme a me, entrava anche una giovane dottoressina, con la faccia da bimba monella, con le lentiggini e con una voce dolcissima da adolescente.
Mentre ci raccontano i pazienti, io la guardo e mi dico che sì, la conosco: devo averla vista già in una guardia precedente.
Chiede un'informazione su di un paziente: la sua voce mi colpisce, è molto particolare e, sinceramente, non riesco ad associarla a nessuna delle specializzande di pediatria con cui ho già lavorato.

Quando, d'improvviso, mi ricordo: lei l'ho conosciuta due anni fa, quando era ancora una studentessa e io ero uno specializzando al secondo anno che stava facendo una rotazione in psichiatria. Lei era la "mia" studentessa, quella che mi era stata assegnata.
Era la ragazza dolcissima che alleggeriva la mia paura ad affrontarmi da solo in un ambulatorio con alcolisti, depressi e quant'altro; una personcina meravigliosa con cui ridevo nelle pause e con cui si parlava e ci si confrontava.
E poi niente, il suo tirocinio finì, e io ho continuato a vedere altri pazienti per un altro mese. Ci salutammo, ringraziandoci a vicenda per il bel tempo passato assieme, pensando che nell'immensità di quell'ospedale, nelle sue giornate piene di libri, nelle mie piene di lavoro (e ragazzi) e nella miriade di viuzze di Madrid, difficilmente ci saremmo potuti ritrovare.

E ora eccoci qui di nuovo uno di fronte all'altra. Ci sorridemmo e come un flash ci riconoscemmo, ricordandoci i momenti divertenti di due anni fa.

Finisce la guardia, ci salutiamo, e ciò che mi dice al lasciarci è stato un pugnale che ha squarciato un telo nero che tappava una finestra che dava su un paesaggio assolato: "Ci siamo reincontrati... è stato forte! Io al primo anno di specializzazione e tu... wow, all'ultimo!"

All'ultimo.Sto finendo.
Cosa provo?
Paura, felicità, voglia di finire ma di non finire mai, anche se in fondo chi è che veramente finisce? Finisco di studiare, finisco di crescere, finisco di cambiare, di migliorare, finiscono le mie amicizie, finisco di faticare? Dovrei mettere dei punti interrogativi alla fine di ognuno di questi "finisco"? O forse qualcuno può essere una affermazione? E cosa voglio davvero? Che finisca o no?
Cosa provo davvero?

Esco dall'ospedale, vado verso la metropolitana, scendo le scale mobili. Una ragazza, nelle scale mobili che salgono, mi vede: spalanca gli occhi, mi sorride e mi saluta chiassosa e felice come sempre lo è stata: la riconosco subito, era la studentessa che entrò a fare il tirocinio in psichiatria dopo l'altra ragazza che avevo visto durante la guardia. Una ragazza adorabile pure lei, sempre allegra, sempre educata.
Mentre io scendo le scale e lei le sale, mi chiede come va e mi dice che è felice perchè ormai è all'ultimo anno di università. Ci salutiamo con la mano, ormai siamo lontani e non la sento più molto bene, altre parole sarebbero poco efficaci, meglio farsi raccontare quello che prova dal suo sorriso contagioso.

All'ultimo anno, anche lei. Lei dell'università, io della specializzazione, e l'altra ragazza ancora al primo anno della specializzazione.
Si finisce e si inizia in un circolo continuo, andando a cacciarsi chissà dove, chissà se con qualche consapevolezza, chissà se il gioco di cambiare sempre vale la candela, chissà se...

Arrivo alla mia fermata, esco in strada.
Ho la piacevole ma inaspettata e imbarazzante sensazione di dover piangere.
Trattenersi è davvero difficile, inizio a singhiozzare in silenzio, asciugandomi le lacrime mano mano che si affacciano alle mie ciglia, mentre cammino verso casa, facendo attenzione a che i pochi passanti che incontro non possano vedere i miei occhi arrossati.

Ho pianto perchè sto finendo un percorso, e fino all'altro ieri avevo l'impressione di aver buttato tempo.
Ho pianto perchè diversi medici dell'ospedale mi hanno detto che sperano di rifare una guardia con me, che lavoro molto bene ed erano a loro agio.
Ho pianto perchè una studentessa di medicina si ricorda di me e ha apprezzato i momenti che ha passato con me.
Ho pianto perchè una giovane specializzanda la pensa come la pensa la studentessa di medicina.
Ho pianto perchè qualche mese fa un altro giovane specializzando si ricordava di me da quando era studente, e si ricordava pure del mio nome ed era contento di rivedermi, anche se io non mi ricordavo minimamente chi era.
Ho pianto perchè era da tanto tempo che non mi sentivo un essere umano, e non speravo che questa sensazione me la potessero far provare delle altre persone, stessi appartenenti alla stessa specie animale che mi ha fatto soffrire.

Non ho smesso di stare male e credo che non smetterò mai di farlo, ma questa mattina ho pianto di felicità.

K.I.S.S. (Keep It Simple, Stupids)



10 commenti:

Anonimo ha detto...

oh toh chi si rivede, bentornato. Vieni anche tu sul blog di river che votiamo i pacchi :D

BimboSottaceto ha detto...

Ahahahahaahha grazie :)
Nah, preferisco scartarli :D

Anonimo ha detto...

ben tornato Bimbo, è sempre un piacere leggerti!

Andy Crop ha detto...

Mi hai ricordato "il dilemma del porcospino", con le ultime righe.
Non credo che si possa smettere di soffrire. Ma col tempo si impara a patteggiare con i sentimenti. Li si decodifica e alla fine la sofferenza non sembra avere più le stesse gigantesche dimensioni di qualche tempo prima. Non appare più grande e preponderante rispetto alla gioia. Ma forse è più una questione di shock: ogni cosa che non ci si aspetta (e nessuno si aspetta la sofferenza) sembra l'Everest.
-
Post scriptum:
è bello leggerti di nuovo.

Anonimo ha detto...

LOL www.youtube.com/watch?v=15AcEuIe61U&list=PLj0TTDuKYlV6Zw5_CZF2h4n4mAlbDN8fF

putra armada ha detto...

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Anonimo ha detto...


stai crescendo piccolo tetsuro, da tempo hai cancellato quel profilo... e pur se non interagivo, mi faceva piacere vederti online ogni tanto, però sono stato più contento nel vederlo non più attivo, ovviamente mi sono fatto tutto un film in testa sul perché, ti dico solo che il finale comprende grandi sorrisi e dei barattoli attaccati al paraurti di una decappottabile che parte per andare lontano.
Oggi è esattamente un anno dal tuo ultimo post, non me ne aspetto altri, credo che tu stia benone ora e mi basta. Però in queste settimane sto vivendo sulla mia pelle cose che sono successe a te e di cui hai scritto sul blog, e tornandomi alla mente le tue parole mi è rivenuta voglia di abbracciarti, un abbraccio postumo, un abbraccio a me stesso dicendomi Andrà tutto bene. Che dici se po' fa? Vabbè io lo faccio ,ecco considera che oggi uno sconosciuto ti ha tolto il fiato tra le sue braccia :)
il solito McD

היא רק רוצה לרקוד ha detto...



אין לנו זמן, שחור או לבן

שנה ת'גישה- היא אומרת

נצא למרדף, מקצב מטורף

רואה ת'חיים קצת אחרת



עזוב חתונה, שמלה לבנה

חבל לה על הכסף

עם כל הכבוד ויש לה כבוד

היא רק רוצה לרקוד



אין מה לעשות איתה

היא רק רוצה לרקוד

איפה לא תיקח אותה

היא רק רוצה לרקוד

מהחוף של מיקונוס עד החוף של מוש

עלה על הבר, אל תחשוב על מחר

היא רק רוצה לרקוד



תיקח הלוואה, תקנה לה דירה

זה לא מעניין היא אומרת

שיגרה זה פאסה, אז אל תנסה

להיות כמו כולם, היא אחרת



יש פעם אחת, חיים פעם אחת

זה לא חוזר עיוני

תן לה כבוד, היא פיצחה את הקוד

היא רק רוצה לרקוד



אין מה לעשות איתה

היא רק רוצה לרקוד

איפה לא תיקח אותה

היא רק רוצה לרקוד

מהחוף של מיקונוס עד החוף של מוש

עלה על הבר, אל תחשוב על מחר

היא רק רוצה לרקוד



וזה עושה אותה סקסית

עושה אותה יפה

עוצמת ת'עיניים

רוקדת יחפה

אין מה לעשות איתה

היא רק רוצה לרקוד

איפה לא תיקח אותה

היא רק רוצה לרקוד

מהחוף של מיקונוס עד החוף של מוש

עלה על הבר, אל תחשוב על מחר

היא רק רוצה לרקוד

Ano_nimo ha detto...

ieri mi sono fatto convincere a guardare julieta di almodovar e mi sei venuto in mente tu :D vabbè il film non è niente di che... non è certo un capolavoro tipo mommy di dolan ma sono riuscito a non addormentarmi prima della fine quindi non lo metto fra le cagate pazzesche... e poi mentre julieta camminava per le strade di madrid pensavo: "toh! pensa se incontra mirmo" :D
la gnoccaggine di daniel grao aiutano a rimanere svegli... pure adriana ugarte è una gran figa... e tutti i casini in fin dei conti derivano da quella boccaccia della serva stronza :D
vabbè per chi non lo avesse ancora visto: fine dello spoiler! me ne torno al lavoro :*

@Ano_nimo 01:47 ha detto...

No quiero más dramas en mi vida,
solo comedias entretenidas.

Lo repito por si no lo entiendes,
me cansa estar triste y no me compensa más.

cit. Fangoria xD